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THARROS: MARE E CITTA' VENUTI DA LONTANO...

Post n°1696 pubblicato il 27 Giugno 2020 da prolocoserdiana
 

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All’estremità meridionale del golfo di Oristano, nella Sardegna centro-occidentale, sorge una delle più rilevanti e suggestive eredità archeologiche del Mediterraneo: Tharros.


Insediamento nuragico, emporio fenicio, fortezza cartaginese, urbs romana, capoluogo bizantino e capitale arborense: a Tharros scoprirete oltre due millenni di storia. Le rovine dell’antica città, fondata nell’VIII secolo a.C. e abbandonata nell’XI d.C., sorgono nella propaggine meridionale della penisola del Sinis, nel territorio di Cabras. Il ‘museo all’aria è un anfiteatro naturale affacciato sul mare e delimitato dall’istmo di capo san Marco e dai colli della borgata di San Giovanni di Sinis e di su Murru Mannu (grande muso), in cima al quale troverete la testimonianza più antica, i resti del villaggio nuragico, abbandonato prima dell’avvento dei fenici.
Le eredità fenicie sono due necropoli e il tophet, santuario cimiteriale dove erano deposte le urne contenenti i resti incinerati di neonati e animali sacrificati. Con l’avvento cartaginese, all’incinerazione fu affiancata l’inumazione, furono riusate le sepolture a fossa fenicie e aggiunte tombe ‘a camera’, segnalate da steli con immagini delle divinità Baal Hammon e Tanit. Provengono dai sepolcri migliaia di manufatti dei corredi funebri: ceramiche, gioielli, amuleti, scarabei. Sotto il dominio punico i quartieri di Tharros, tra cui quello artigianale specializzato nella metallurgia del ferro del Montiferru, si distendevano ‘a terrazze’ sulla collina di San Giovanni, da cui partivano le mura difensive della città fortificata. Prima della conquista romana (238 a.C.) furono eretti edifici civili e di culto, tra cui il tempio ‘delle semicolonne doriche’, rampa gradonata decorata a rilievo nella parte alta con semicolonne doriche e lesene. Il tempio fu in parte smantellato in età imperiale e sorse un nuovo santuario, uno dei tanti dei quali i romani costellarono la città.
Di età imperiale anche parti di un acquedotto, in particolare il castellum aquae, serbatoio di distribuzione in centro città, ‘impermeabilizzato’ e suddiviso in tre navate da pilastri. Le aree funerarie romane erano più ampie dei loro predecessori, con tombe ‘alla cappuccina’, inumazioni in anfore, mausolei, sarcofagi e altri tipi di sepolture. Prima che la sede episcopale fosse trasferita a Oristano (1071), divenuta capitale del giudicato d’Arborea, Tharros subì una lenta decadenza, collegata a incursioni saracene e conseguente spopolamento.
Vestigia di un tempo che fu, oggi Tharros è meta ambita di un nutrito turismo, ma è e rimane la spiaggia privilegiata degli oristanesi...

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THARROS. Guardando a sinistra la spiaggia a mare aperto, a destra " mare morto ", una piscina naturale,  che guarda sul Golfo di Oristano e che prende questo nome perchè non esite vento che ne possa smuovere le proprie acque sempre lisce come l'olio. Serena e sorridente domenica, bye Sal

 
 
 
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