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Alter ego: cos'è e perché è bene averne uno?

Post n°1771 pubblicato il 22 Ottobre 2020 da prolocoserdiana
 

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Il primo a usare l'espressione "alter ego" fu Franz Mesmer, medico del XVIII secolo, quando scoprì che alcune persone, sotto ipnosi , cambiavano radicalmente la loro personalità sotto uno stato di ipnosi. Chiamò le sfaccettature emerse "un altro io", ovvero alter ego.
Ognuno di noi presenta molteplici sfaccettature della propria personalità e del proprio essere, ma ne coltiviamo e sviluppiamo solo una parte. L’espressione alter ego si riferisce proprio alle sfaccettature nascoste, che non appaiono, ma che abitano dentro di noi. Alcuni pensano che sia una buona idea far emergere il proprio alter ego per sperimentare e conoscere se stessi più a fondo.
Letteralmente, l’ego è l’io e l’alter ego è un altro io. Siamo consapevoli del primo: è ciò che chiamiamo personalità, quei tratti che ci definiscono e ci differenziano. L’alter ego, invece, vive nel nostro inconscio. È il cattivo, l’eroe o l’artista assopito in noi. Un’altra identità che, per molteplici ragioni, non si è sviluppata del tutto.
L’alter ego può essere pericoloso nel caso del disturbo dissociativo dell’identità, meglio conosciuto come “personalità multipla”. In questa patologia, l’altro sé, o gli altri sé, vengono costruiti inconsciamente e per scopi malsani.
Quando viene costruito consapevolmente e con fini lodevoli, può diventare un’ottima risorsa per crescere, migliorare e vivere meglio. L’identità a volte diventa limitante, perché in genere corrisponde solo a una parte di noi piuttosto che al suo insieme.
È importante capire che l’identità individuale è un concetto dinamico e flessibile. Naturalmente, tutti abbiamo dei tratti che diventano dominanti, ma ciò non significa che la nostra persona si riduca a esso o che non possiamo esplorare le altre aree del nostro essere, che sono parimenti utili e interessanti.

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“L’ego non è mai padrone nella sua stessa casa.” Semplicemente un sorriso per una serena giornata. Bye sal

 

 
 
 
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