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Social-dipendenti, i genitori sono messi molto peggio dei figli. E si vede…

Post n°1864 pubblicato il 22 Gennaio 2021 da prolocoserdiana

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Chi è più social-dipendente? Un ragazzo, oppure i suoi genitori, i suoi nonni? Non sono domande banali, e se solo ci guardiamo intorno è facile avere un quadro generazionale della dipendenza dalla tecnologia. I giovani nascono multitasking e come tali sono da un lato costretti a usare con estrema continuità tutti gli strumenti offerti da Internet, dall’altro versante, nonostante l’abnorme consumo delle piattaforme social, loro sono naturalmente più attrezzati a difendersi. Se vogliono.
Diverso è il discorso per le persone mature o anziane. In questo caso la tecnologia è un’affannosa rincorsa verso un mondo sconosciuto, ma anche un modo per sentirsi meno soli e più vitali, un universo nel quale dire la propria, utilizzando, anche in modo goffo, i vari linguaggi dell’online. Chattare, cinguettare, postare.  E così via. Tutto, spesso, con una compulsione sfrenata, con un narcisismo senza limiti, e con una curiosità piuttosto circoscritta ai due ambienti (il sesso e il gioco) nei quali l’universo di Internet risulta più navigato.
Un genitore, o un nonno, social-dipendente offre un pessimo esempio. Qualche volta diventa imbarazzante, anche per figli e nipoti che leggono i suoi messaggi. Molto più di un giovane chiuso in se stesso e aggrappato alla tecnologia, smarrisce il contatto dalla realtà. A partire dal dato anagrafico. Infine, è una persona che non ha alibi per giustificare la sua dipendenza: lui, o lei, sono cresciuti nell’era dei libri, della conversazione, del cinema.
Un’indagine molto approfondita del Censis, per conto dell’agenzia Agi, fotografa con estrema precisione questo quadro di dipendenza. Un quinto della popolazione adulta in Italia, oltre il 20 per cento, si considera completamente dipendente di Internet. Riconosce, con le mani in alto in segno di resa, la
propria assuefazione, nonostante l’età che avrebbe dovuto portare maggiore responsabilità e consapevolezza. Il 63 per cento degli adulti iniziano la loro giornata con un gesto tipico dei social-dipendenti: controllare tutti i messaggi ricevuti sulle varie piattaforme. E iniziare subito, prima ancora di bere il caffè, a scambiare mail, sms, fotografie su Instagram. Ancora: il 34,1 per cento degli adulti ha preso la pessima abitudine di piazzare a tavola, come una pistola, lo smartphone sul tavolo. E di rispondere a qualsiasi messaggio arriva, anche quando si ha il boccone in bocca o si sta amabilmente conversando con i commensali.

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sereno venerdi, bye sal

 
 
 
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