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I neri sono meno intelligenti dei bianchi”: il premio Nobel Watson nella bufera dopo la frase razzista

Post n°1155 pubblicato il 16 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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Il premio Nobel Watson


“C’è una differenza tra il quoziente intellettivo dei neri e quello dei bianchi. E la differenza è genetica”. Sono queste le affermazioni che hanno scatenato la polemica sul biologo novantenne, premio Nobel per la medicina nel 1952, James Watson. Durante una trasmissione dell’emittente statunitense Pbs, lo scienziato è tornato sulle frasi razziste che già nel 2007 gli erano costate l’allontanamento da qualunque incarico operativo nel suo storico laboratorio.
Il biologo, divenuto famoso insieme al collega Francis Crick per la scoperta della forma ad elica del Dna che gli valse il Nobel, ha affermato di non aver cambiato idea rispetto al 2007, quando per la prima volta affermò che i neri erano meno intelligenti dei bianchi. Nonostante Watson decise in quell’occasione di ritrattare, da quel momento in poi, la sua carriera è cambiata. Lui stesso ha ammesso di aver avuto problemi finanziari che l’hanno costretto a vendere anche la medaglia del Nobel.
Anche questa volta, però, la reazione della comunità scientifica è stata immediata. Tutti hanno preso le distanze dalla provocazione di Watson che non ha alcuna evidenza scientifica secondo gli stessi biologi del Cold Spring Harbor Laboratory, famoso laboratorio di genetica di cui Watson è stato un celebre rappresentante. 
Proprio dal Cold Spring Harbor arriva la proposta di revoca di tutti i titoli onorari consegnati a Watson, Nobel compreso. Lo stesso laboratorio, in una nota, fa sapere che giudica le affermazioni del biologo “riprovevoli, non supportate dalla scienza e non rappresentative in alcun modo delle opinioni del Cold Spring Harbor, dei suoi docenti, personale o studenti”.
L’anziano scienziato non è quindi nuovo a queste polemiche. Oltre alle ultime dichiarazioni razziste, è spesso stato accusato di sessismo, come quando, nel 2012 sostenne che “avere donne intorno rende il lavoro più divertente per gli uomini, ma riduce la loro efficienza”.

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Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.
(Rita Levi-Montalcini)

Sarai anche il " padre del DNA ", ma...Ogni altra tua considerazione è fuori luogo.
Serena e allegra giornata, Sal

 
 
 

A ama B, che però ama C. Perché in amore non esiste l’incastro perfetto?

Post n°1154 pubblicato il 15 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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La serie The affair ha tenuto incollati alla tv più di mezzo milione di spettatori per 4 stagioni (la 5a è in lavorazione ed è ancora mistero sui nuovi ingaggi dei protagonisti). Perché era ben fatta, certo, ma soprattutto perché conteneva in sé la “formula” delle relazioni amorose, dove l’amor plat, scevro di contraddizioni e tumulti, cede il posto all’amour foux, e le frecce di Cupido diventano vettori impazziti. Ed ecco che A ama B, che però ama C e via così, in una specie di catena vischiosa dove tutti sono legati, ma con incastri sbagliati.

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Una tragedia? Più che altro la dimostrazione che sì, è vero, siamo tutti il grande amore di qualcuno ‒ come scriveva Andrew Sean Greer (Le confessioni di Max Tivoli, Adelphi) ‒ solo che questo qualcuno, probabilmente, non è altrettanto per noi. Un disallineamento struggente, una specie di perenne disequilibrio dai tratti quasi comici. Consolante da un lato, perché da qualche parte c’è chi ci sta ancora pensando. Disastroso dall'altro, poiché vuol dire che di rado rimaniamo con l’amore della nostra vita. «È vero», ammette Roberta Rossi, psicologa e sessuologa, «nell’amore c’è una certa non completa reciprocità. L’amore, alla fine, è qualcosa di molto individuale: l’altro attiva in noi corde e investimenti molto personali».
Dunque, in una relazione, spesso non siamo coinvolti nello stesso modo. C’è sempre una parte che costruiamo da soli, una proiezione, un gioco di specchi. Succede in virtù dell’altro, che è essenziale a questo processo, ma quasi suo malgrado. E non accade ‒ con la forza prepotente che ci fa dire: "È lui l’uomo della mia vita" ‒ nemmeno tanto spesso. Spiega Rossi: «Quello che consideriamo il grande amore, l’amore travolgente, è un mix di sensazioni fisiche, fisiologiche e sentimentali. Ed è difficile che si possa ripetere con la stessa intensità». Quindi il grande amore è uno, e basta? Sconforto. «In un certo senso sì», continua Rossi. «Però questo non vuol dire che nella vita non si possano avere altri amori, anche molto profondi, o che si debbano svilire le storie che magari funzionano benissimo nel tempo e nella quotidianità. Attenzione, infine, ai confronti continui. E all'idea di lieto fine».
Certe cose importanti te le devi portare dentro, insomma, che tanto forse non puoi fare diversamente. Si tratta, pare di capire, di non considerare il "vissero felici e contenti" come unico metro possibile. Ragionare per momenti, per stagioni, che hanno senso compiuto anche solo perché sono esistite. O perché esistono, nel presente, e sono fatte di altro, di un’altra materia, di altri bisogni. Non è consolatorio. È preferire vivere. Pensare: grazie che ci siamo incontrati. Comunque.

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Serena e allegra giornata, con sorriso, Bye Sal

 
 
 

Pedofilia:Esplode il deep web

Post n°1153 pubblicato il 14 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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Continua a mietere vittime e ha imparato a nascondersi nelle pieghe del deep web – il volto oscuro della rete – mentre le violenze si fanno sempre più raffinate e le modalità di smercio del materiale diventano “a tempo”. Anche quest’anno, a sollevare il velo su un abisso di perversione per molti inimmaginabile è il Report 2018 su pedofilia e pedopornografia di Meter onlus . intitolato “Un crimine contro i bambini” e presentato il 20 marzo dal suo fondatore e presidente, don Fortunato Di Noto, e dal direttivo dell’associazione nella sede nazionale di Avola (Siracusa).
Numeri che parlano da sé: identificate e segnalate alla Polizia postale quasi due milioni di immagini (1.946.898 contro il milione e poco più del 2017); rilevati 203.047 video contro i 76.200 del 2017; monitorate e segnalate 9.379 url, in lieve calo rispetto ai 9.872 del 2017. I pedofili lasciano i social network (155 segnalazioni tra Twitter, Facebook, Youtube contro le 3.414 dell’anno precedente) e scelgono forme più sofisticate di immersione grazie al deep web. E le vittime sono sempre più piccole: aumentano i bimbi sotto i tre anni.
La sfida è transnazionale e senza una risposta globale, avverte don Di Noto, è una battaglia persa. Per questo, occorre che le segnalazioni inoltrate da Meter “soprattutto attraverso i form presenti sui siti istituzionali delle Polizie estere, possano essere immediatamente prese in considerazione”.
Grazie a servizi come Dropfile, spiega il report, “ci si dà un appuntamento virtuale su una chat e si rende il materiale disponibile per un tempo limitato (al massimo 24 ore). Poi si cancella, restringendo così la ‘finestra’ dentro la quale le autorità possono intervenire. “The Onion Router” (Tor) è il sistema prevalentemente usato nel deep web, rete basata sull’anonimato dei suoi membri, protetti da crittografia e pertanto difficili da identificare e da perseguire.
“Nel 99,9% dei casi le condotte pedofile sono lucide e quindi perseguibili penalmente”, si precisa, richiamando una sentenza della Corte di cassazione del 2013. A favorire la diffusione di questa piaga sono “l’indifferenza di molti” e una certa “cultura” che ritiene tutto “mercificabile”, amplificata a livello globale dalla pedopornografia online e sostenuta da movimenti pro-pedofili che giustificano questa devianza come “orientamento sessuale che la società deve accettare socialmente, politicamente, culturalmente e religiosamente”.

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Riflettiamo e non lasciamo MAI SOLI i bambini. Bye, Sal

 
 
 

Amicizia vera, come riconoscerla. E chiamiamola con il nome giusto: amore

Post n°1152 pubblicato il 13 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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Se dovessimo ragionare con il criterio contemporaneo della visibilità, dell’apparire, potremmo dire che l’amicizia è stata, da sempre, un sentimento oscurato dall’amore.  Con un punto di partenza che non condivido, ovvero che esiste davvero una differenza sostanziale tra i due sentimenti.
Non è così. L’amicizia è un amore a tutto tondo, autentico, vero, capace di darci grandi energie e grandi dolori, e anche separato dal suo contrario, l’inimicizia, da un sottilissimo filo, come l’amore dall’odio.
Forse l’equivoco, nel quale spesso cadiamo sprecando così il valore dell’amicizia, nasce dalla differenza con l’amore scolpita nelle pagine del filosofo Michel De Montaigne. Che cosa sosteneva? Nel dare più rilievo, quasi una superiorità, all’amicizia, De Montaigne ne marcava la differenza con l’amore sulla base di un elemento sessuale: ovvero la mancanza di attrazione fisica, tipica invece dell’amore.
A parte che non mancano grandi amicizie, specie tra uomini e donne, che sconfinano anche nell’attrazione fisica, non riesco proprio a vedere, ma forse è un mio limite, la differenza con l’amore in base a un criterio di attrazione. Gli ingredienti sono quelli: l’affetto, il sentimento, la stima, la voglia di stare con l’altro.  Con l’aggiunta, semmai volessimo indicare una traccia di superiorità a favore dell’amicizia, del particolare che, come diceva Francesco Bacone, «l’amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce a metà».

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L'amicone Sal sta più che bene. Ieri ha praticamente trascorso l'intera giornata a rompere a medici  ed infermiere che alla fine lo hanno messo alle strette dicendogli: - o ti dai una bella calmata, o a casa ci torni col cavolo..." Ma si sa: lui è fatto così!!!
Da parte mia, di Sal e tutta l'allegraband, vi lascio ad una allegra domenica. Jennifer

 
 
 

GRAZIE A TUTTI/E.VI VOGLIO BENE

Post n°1151 pubblicato il 12 Gennaio 2019 da prolocoserdiana
 

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Questa volta non voglio scomodare i grandi autori, quelli che geralmente utilizziamo per le frasi fatte o ad effetto. Questa volta voglio essere io e solo io. Poco meno di due ore fa, gli amici di sempre mi hanno portato il Tablet. Ho letto tutti vostri pensieri. Mi sono soffermato, in particolare su ciò che ritengo più vero di ognuo/a di voi: l'amore e l'affetto che mi avete sempre dimostrato, la pazienza nell'avermi accettato come sono, la semplicità con cui mi siete sempre stati accanto.
Non voglio e non posso dilungarmi più di tanto perchè sono ancora a corto di forze e leggermente sconvolto per quanto nuovamente e a distanza di poco tempo accadutomi, ma ci tenevo ad essere io, personalmente, a dirvi che vi voglio un mondo di bene e che il vostro affetto è stata ed è la cura più efficace ad ogni tipo di malattia. Voglio, inoltre, precisare, che non mi è stato asportato l'intero polmone, ma solo la parte infetta e che mi aveva procurato il precendente ricovero. Non so quale sia  la data precisa delle mie dimissioni, ma stavolta non avrò nè colpi di testa, nè pesterò i piedi. In questi giorni, da quando ho ripreso del tutto conoscenza, mi sono riproposto di seguire alla lettera i consigli di chi, ancora una volta mi ha salvato la vita. Sarò quel che sono, ma stavolta saranno i medici che mi stanno amorevolmente seguendo a dirmi quando potrò tornare a casa.
Scusate la commozione, ma le vostre parole, preghiere e quant'altro sono state per me l'ennesima conferma che la lealtà, il rispetto reciproco e quant'altro non possono che costruire GRANDI, VERE AMICIZIE.
Col cuore, il mio, auguro ad ognuno/a di voi tutto il bene possibile. Con immenso affetto e stima, Salpumanero

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Se sei il  mio sole, aspettami...Voglio ancora riscaldare il mio cuore davanti ad un tramonto che, fortunatamente, per me non è quello che altre persone meno fortunate sono state e sono costrette ad accettare. Sal

 
 
 
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