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L'ultimo concerto?", il grande evento in streaming tra provocazione e denuncia

Post n°1902 pubblicato il 01 Marzo 2021 da prolocoserdiana
 

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Pubblicizzato per settimane, "L'ultimo concerto?" era stato presentato come un mega evento: tanti concerti in diretta contemporaneamente dai live club di tutta Italia ma senza pubblico e su un unico canale streaming. Tanti i nomi coinvolti, da Diodato a Manuel Agnelli fino a Caparezza e Ligabue. Ma chi si è collegato in attesa di un concerto ha trovato il silenzio, il buio dello schermo. E' stato un grande e provocatorio flashmob della musica dal vivo in Italia, un evento "fake" che ha messo in scena l’assenza dei live come evento stesso. E ovviamente non sono mancate le polemiche di chi non ha capito il fine ultimo del progetto: che rumore fa il silenzio della cultura?
E gli utenti che si sono collegati in Rete, dopo un breve video preparativo registrato, si sono trovati di fronte al nulla, al silenzio. E a un messaggio su sfondo nero che spiegava: "Nessun concerto. Ecco, lo avete capito anche voi. Qui è dove siamo adesso: la realtà che viviamo oggi, che rischia di essere anche il nostro domani. L'Ultimo Concerto? L'avete già vissuto, nel 2020. Il Prossimo? Noi vogliamo che ci sia! Dateci voce, ci mettiamo la passione e i palchi!".
Così 130 live club e tutti gli artisti coinvolti hanno dato voce al silenzio dei palchi vuoti, condannati dalla pandemia ma anche da istituzioni: un settore bloccato da 365 giorni e che non vede una luce all’orizzonte. Sono stati 15mila i concerti cancellati, 50 milioni di euro iI mancati incassi per il settore, per una media di oltre 332mila euro per singola realtà, mentre il 49% dei live club dichiara di non avere certezza circa la possibilità di una riapertura a fine pandemia.
Ma tra gli utenti, com'era lecito aspettarsi, non tutti l'hanno presa bene: per molti l'iniziativa è stata geniale, ma altri l'hanno definita una trollata o una presa in giro a tutti gli spettatori, mentre altri ancora hanno lamentato l'attesa e la brutta sorpresa, di essersi visti "scippare" davanti al naso una serata che avrebbe fatto tornare l'atmosfera dei concerti live.

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Vi aspettavate di vedere un concerto, invece vi siete trovati davanti a un muro di silenzio. Non vi abbiamo preso in giro. I vostri artisti non vi hanno voluto fare un brutto scherzo.
Abbiamo voluto trasmettervi un messaggio.
Farvi capire qual è la situazione in cui ci troviamo.
Da un anno, siamo obbligati al silenzio e cerchiamo di galleggiare, di preservarci per un futuro che ogni giorno sembra allontanarsi...RedazioneTGCOM.it
Sereno inizio settimana, by Sal

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Sanremo: Amadeus, 'non farlo sarebbe stato danno psicologico e perdita di patrimonio'

Post n°1901 pubblicato il 28 Febbraio 2021 da prolocoserdiana
 

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Un Festival che si doveva fare e che si farà al meglio. È il racconto di Amadeus, ospite di Marta Cagnola a Radiotube su Radio 24, a pochi giorni dalla partenza del Festival di Sanremo. Immaginare di non fare il Festival, spiega, sarebbe stato un danno: "Non solo un danno per la musica, per la discografia, per i musicisti: questo è chiaro agli occhi di tutti. Sarebbe stato un danno anche psicologico, morale, la perdita di un patrimonio che appartiene a tutti: è giusto che ci sia. Un domani vedremo le immagini del 2021, del teatro con la platea vuota, e ci faranno commuovere". Sanremo non si poteva fermare, anche per anche per ragioni economiche. "Molti pensano se non avessimo fatto il Festival -commenta il direttore artistico del Festival- avremmo potuto destinare il budget alle persone in difficoltà, magari si potesse, ma purtroppo non funziona così. Gli investitori investono proprio sulla kermesse e anche quest'anno hanno investito molto. In partenza gli sponsor hanno aderito tutti se avessimo avuto altri spazi da pubblicizzare avrebbero investito di più, perché evidentemente anche le aziende hanno bisogno di visibilità".Il prossimo Sanremo, che parte martedì sera, è stato realizzato concretamente a partire dalle misure contenute nel protocollo Rai approvato dal Cts, ai primi di febbraio. "Ho cominciato a lavorare al festival a metà maggio e pensavo che oggi saremmo stati fuori dalla pandemia, magari non completamente, ma fuori da questa situazione - confessa Amadeus - poi i mesi passavano e a un certo punto ho visto che tutto è precipitato e in brevissimo tempo".

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Sanremo 2021: i cachet di Amadeus, Fiorello e Ibra
Per condurre le 5 serate del Festival Amadeus dovrebbe guadagnare 500-600.000 euro , cifra che però non tiene conto dell’impegno contrattuale dello showman che parte cinque mesi prima della data d’inizio del festival.Secondo alcune fonti, gli ospiti fissi più pagati di Sanremo 2021 saranno Fiorello e Ibrahimovic, con un compenso di 50.000 euro a serata l’uno.Nessuna indiscrezione, per ora, sul cachet di Achille Lauro: quanto guadagnerà per partecipare al Festival 2021 in veste di ospite fisso di tutte e 5 le serate è un mistero.Il cachet di Elodie, co-conduttrice di una sola serata, dovrebbe aggirarsi intorno ai 25.000 euro, stesso compenso previsto l’anno scorso per Diletta Leotta, Rula Jebreal e Francesca Sofia Novello. Tra le co-conduttrici annunciate da Amadeus troviamo anche la giovane attrice Matilda De Angelis e la giornalista e presentatrice Barbara Palombelli, ospite della 4^ serata.Amadeus ha annunciato che saranno ospiti per una serata Alessandra Amoroso, Negramaro, Giorgia, Ornella Vanoni, Simona Ventura, la super modella Vittoria Ceretti e Loredana Bertè, ma non si sa quanto potrebbero essere pagati.Si attende, intanto, la risposta di Adriano Celentano e Roberto Benigni, che Amadeus vorrebbe portare a Sanremo. Proprio l’anno scorso il presunto cachet di Benigni da 300.000 euro per andare a Sanremo è stato al centro di grandi polemiche.
VOLENTI O NOLENTI LE BOLLETE ENEL PARLANO CHIARE: A PAGARE SIAMO SOLO E SEMPRE NOI

 

 

 
 
 

UNA ESTATE ITALIANA DI MOLTI ANNI FA

Post n°1900 pubblicato il 27 Febbraio 2021 da prolocoserdiana
 

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L'82 è una dolcissima ossessione. Si trascina dietro tutto quello che in pochi giorni è stato. Pertini tarantolato, tutto lacrime e balzi giovanili, che firma il quarto gol della finale con la sua presenza; il «vecio» Bearzot finto compassato; Juan Carlos (la classe non è acqua) sorridente con la sua cravatta azzurra firmata; Pablito che segna col pallottoliere; Gentile che annienta Maradona; i professori brasiliani finiti dietro la lavagna e i panzer tedeschi che perdono i cingoli; l'urlo liberatorio di Tardelli, quello più composto, scandito tre volte, di Martellini. E poi l'«Italia facci sognare» del povero Cannavò; il titolo trionfale della "Gazzetta" «Campioni del mondo!»; la festa in albergo, la sera, cui manca Scirea perché è salito in camera, come se nulla fosse, a leggersi un libro; l'ineffabile Matarrese, con le sue tardive felicitazioni; le mani di Zoff che sollevano la Coppa immortalate da Guttuso e finite su un francobollo; lo scopone scientifico a quattro sull'aereo del ritorno con il Presidente che becca il portierone distratto; i caroselli esuberanti, quell'i l luglio notte, nelle piazze d'Italia, eroi loro sul campo, eroi un po' anche noi. Fratelli d'Italia. La sintesi corale della felicità. Le bandiere che sventolano. L'amore per una squadra irripetibile che ballerà una sola estate ma ci rimarrà profondamente dentro.
Ricordare è una dolce ginnastica della coscienza. La memoria va e viene, è una serie disordinata di flash che insieme fanno passato condiviso, senso di vissuto e partecipato, ma mantengono la propria identità. Ciascuno di noi ha la propria storia da raccontare, ritagliata da quel luglio lontano dal sapore di mare. Momenti, sogni, frammenti, filtri rosei, certezze inattaccabili, brandelli di vita che non moriranno mai. Ricordi indelebili, fissati sullo schermo del tempo, come il primo amore, il "sì" davanti al prete, la sera in cui uccisero JFK, quell'impietoso esame di maturità che ripercorre le notti, al confine fra l'incubo e il sogno. Un'emozione forte, fino all'ultimo dei 90 minuti, quando, come nella vita, scade il tempo, le favole smettono di rotolare e così sia. Raccontare 1'82 è raccontare come eravamo. Ragazzi. Ragazzi d'estate, pieni di sole e di mare. Ragazzi cui tutto dava emozioni intense e brevi. Riparlarne è riprendere per mano, per un attimo, la nostra giovinezza e saldare un debito d'amore verso tutto ciò che era vita, oggi sfumata dalla nostalgia.

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... e poi c'era lei, la ragazza italiana dei sogni che non si avveravano mai...
Sereno e allegro fine settimana, by sal

 
 
 

Procreazione assistita, sì a impianto embrione anche contro la volontà dell'ex marito

Post n°1899 pubblicato il 26 Febbraio 2021 da prolocoserdiana
 

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Gli embrioni creati e crioconservati da una coppia che nel frattempo si è separata potranno essere impiantati alla donna anche contro la volontà dell'ex partner. Lo ha stabilito il Tribunale di S.Maria Capua a Vetere che, ha spiegato l'avvocato Gianni Baldini, "per la prima volta in Italia decide su questo tema spinoso, dato il numero crescente di separazioni e di coloro che chiedono di accedere alla procreazione medicalmente assistita".
L'ordinanza favorevole alla richiesta della donna "adottata dal Tribunale monocratico - sottolinea Baldini - è stata poi confermata dal Tribunale in composizione collegiale questo mese. Si tratta di due pronunce destinate a far molto discutere perché riconoscono il diritto assoluto della donna di utilizzare gli embrioni creati con il coniuge e poi congelati anche dopo la pronuncia della separazione e nonostante la contrarietà dell'ex marito".
Il Tribunale, chiarisce il legale della donna, "ci ha dato ragione riconoscendo il diritto a procedere anche contro la volonta' dell'ex coniuge". "Nel nostro Paese - ricorda Baldini - il numero delle separazioni è in crescita, con circa 4 coppie su 10 che si separano entro i primi 5 anni. In aumento anche le richieste di Procreazione medicalmente assistita: oltre il 20% delle coppie presenta infatti problemi di infertilità".

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La sentenza farà discutere perché riconosce il diritto assoluto della donna di utilizzare gli embrioni creati con il coniuge e poi congelati. Tutti/sapete come la penso, onde lascio a voi commentare sul ruolo delle paternità. Buon fine settimana, by sal

 
 
 

L’amore ha un limite che si chiama dignità

Post n°1897 pubblicato il 25 Febbraio 2021 da prolocoserdiana
 

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L’amore ha e avrà sempre un limite che si chiama dignità. Perché il rispetto per se stessi ha un prezzo molto alto, che non ammette sconti, con cui saziare un amore che non riempie, che ferisce e indebolisce.
Pablo Neruda diceva “è così breve l’amore e così  lungo l’oblio”. Nel mezzo rimane sempre la luce di una lucciola che si accende per natura nelle notti buie, per indicarci il limite, per ricordarci che è meglio un lungo oblio che un lungo tormento in cui finiamo per vendere la nostra dignità.
Che ci crediamo o no, la dignità è quel filo fragile e delicato che mettiamo spesso in pericolo, che rischia di logorarsi fino a spezzare i legami delle nostre relazioni affettive. È molto frequente attraversare questa frontiera senza volerlo, fino a lasciarci portare ad un estremo tale in cui i nostri limiti morali si indeboliscono; pensiamo che per amore valga la pena fare tutto e che ogni rinuncia sia piccola e giustificata.
Spesso si dice che l’orgoglio sia alimentato dall’ego e la dignità dallo spirito. Ad ogni modo, queste due dimensioni psicologiche sono due abitanti quotidiani delle turbolente isole delle relazioni affettive e spesso vengono confuse tra loro.
L’orgoglio, ad esempio, è un nemico celebre che si tende ad associare all’amor proprio. In realtà l’orgoglio è di più: è un architetto specializzato nell’edificazione di muri, nella tessitura di tende divisorie nelle nostre relazioni, nell’aggiunta dell’arroganza in ogni parola e nella coltivazione del vittimismo. Tutti questi atti distruttivi mascherano una bassa autostima.
Dal canto suo, la dignità è tutto il contrario. Agisce sempre ascoltando la voce del nostro Io per garantire l’esistenza delle cose più belle dell’essere umano, come il rispetto di se stessi e degli altri. Il concetto di amor proprio acquisisce il suo massimo significato, perché la dignità se ne nutre per proteggersi e affermare l’autostima, ma senza mai danneggiare gli altri, senza causare effetti collaterali. La dignità non si vende, non si perde e non si regala. Perché una sconfitta al momento giusto è sempre più degna di una vittoria non combattuta.

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Un sorriso, by sal

 

 
 
 
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