sergio

ricordi di un pomeriggio di primavera


Ogni giorno la vedo, ma lei sembra neanche sapere che esisto. L'aria èprofumata di primavera. Si sente quasi l'odore dell'erba appena tagliata. Unodore che mi ricorda l'infanzia. Quando dietro casa giocavo sui prati appenarasati. Chissà dove ha trascorso l'infanzia. All'angolo della via hannoaperto una gelateria. Ci andiamo spesso, con glia amici, il gelato è buono.Adoro quello con la frutta. Quello con le fragole. Amo le fragole. Mi piacemorderle gentilmente per romperle a metà. Poi guardarle. Hanno la forma deltempio femminile. Il succo che cola lungo il centro ricorda gli umori deldesiderio. La parte centrale, dove il colore è meno intenso, ricorda lelabbra della vita. Chissà se a lei piacciono le fragole.Spero di incontrarla un giorno. Di portela fermare. Di conoscere il suonome. È alta, forse troppo. Il corpo magro, affusolato. I capelli rossi comeil tramonto le scendono sulle spalle. Il viso sembra di quelli senzapassato. Senza futuro. Immortale. È primavera. Indossa gonne aderenti.Quelle che disegnano i sogni. Il seno è proporzionato. Non è piccolo, non èenorme. Di quelli che resteresti a baciare per tutta la notte. Le notti d'estate. Quando il caldo è mitigato da una leggera brezza. Quando il vinosposa la polpa delle pesche. Le adoro con il vino rosso. Mi piace addentarela polpa soda e vellutata delle pesche. Mi piace sentirla sulle labbra.Sento il cuore stretto inuna morsa. Ho perso la sicurezza di chi conduce il gioco e mi scoproburattino. È lei il mio burattinaio. Si alza e si avvicina. Ogni suo passouna pugnalata. È di fronte a me, in piedi. Generale che ha vinto labattaglia. Come un giudice prima di emettere la sentenza."ciao, mi chiamo Eleonora.." La sua voce, per la prima volta sento la suavoce, più forte del tuono"cia. ciao. io. io mi chiamo "Sergio.." quasi balbetto, mi sento privo diforze, abbandonato nella tempesta."grazie per la rosa e per la. poesia, molto dolce" chiaro che aveva capitotutto, la sua voce dolce ma sicura mi scuote"ma.. io cioè credo che. non penso di." non oso dirle la verità, non osomentirle.Ride, con contegno, come ad una storiella di quelle giusto simpatiche. Entronel suo sorriso per nascondermi. Ma è inutile."sei davvero così timido? Sono mesi che ti vedo, che ti incrocio.. che mispii" sono perso, sa tutto ed io nulla."è che io, cioè tu. insomma sei troppo bella."per un attimo il silenzio mi torna amico. Solo un attimo. Mi alzo per pagareil conto. Voglio scappare via da lì. Correre a casa. Ma lei non si muove, miguarda."perché non mi accompagni?""certo. volentieri, abitiamo sulla stessa via..""lo so, uno di fronte all'altro. ti vedo dalla finestra, mentre mi osservi"sa anche questo. Io non so nulla di lei. Lei sembra sapere tutto di me.Uscendo lei afferra una ciliegia. La tiene tra le dita, la gingilla. Poidecisa ne afferra un piccolo morso. Sento quel morso come fosse sulla miacarne. Mi porge la metà rimasta. Come se mi invitasse a gustare la suacarne. Poggio prima la ciliegia sulle labbra. Per sentire da vicino il suoprofumo. Poi la prendo in bocca. Come fossero i suoi capezzoli. Sono pochimetri. Anche se il mio passo è il più lento che posso, quel tratto di stradache mi separa dalla disperazione si consuma. Siamo arrivati sotto casa suaed io non so cosa dire, ne cosa fare."vuoi salire. da me?""si" pronuncio quel si prima ancora di avere capito cosa lei dicesse. Noncredo neppure di avere capito le sue parole.In ascensore abbasso lo sguardo, non per guardarle le caviglie, ma pertimore di incrociare il fuoco dei suoi occhi.Entriamo in casa. Mi fa accomodare in soggiorno. Un grande divano nel mezzo.Come se fosse il sole attorno al quale ruotano i pianeti. Torna con unvassoio di frutta, due bicchierini, di quelli lunghi. Ed una bottigliagelata di Vodka al melone. Versa il liquore. Mi guarda e sorride. Poi siinchina, prende il bicchierino tra le labbra. Potrei straziarle il corpo amorsi tanto è alta la mia eccitazione. Con uno scatto alza la testa e beve.Poggia il bicchiere e ride."l'ho visto fare in televisione. divertente no?"Bevo la mia dose di sorpresa. La guardo. Sto già facendo l'amore con lei. Ladesidero così tanto che il solo averla lì, vicina mi fa provare l'emozionedi possederla. Le poggio una mano sulla gamba. Lei si ritrae e si alza. Hosbagliato tutto. Ho rotto l'incantesimo. In piedi di fronte a me. Ho pauradi sentire le parole che mi aspetto. Silenzio. Si slaccia la camicia. Unbottone alla volta. Poi la gonna. La cerniera scende lenta e leggera come lapioggerella di primavera. Muove appena le anche e la gonna cade a terra, silascia scivolare la camicia dalle spalle che si affloscia sopra la gonna.Rimane in piedi, vestita dei miei sguardi e dalle mutandine in pizzo. Rimanea guardarmi. Mi alzo e mi spoglio in fretta. Le sfilo piano le mutandine. Le bacio, lepremo contro la mia bocca ed il mio naso. Ne sento il sapore ed il profumo.Finalmente è lì. Davanti a me. Comincio a baciarle le ginocchia. Lentamentemi avvicino alla sua essenza. Piano le allargo le gambe ed arrivo dove ilmio desiderio si riaccende. La bacio piano sulle grandi labbra. Poi con lalingua le allargo piano la fessura. Un piccolo gemito di piacere rompe lamusica dei nostri respiri. Dal vassoio prendo una fragola. La succhioappena, per prepararla. La poggio sulla sua fessura. Che si impregni di leie del suo piacere. La tolgo e ne addento la metà. L'altra la poggio sullesue labbra e gliela spingo in bocca. La vedo scomparire come prima ero io ascomparire dentro quel labirinto di lussuria.Prendo altre fragole. Le mordo e gliele strofino sui seni, fino aconsumarle. Poi con la lingua raccolgo il succo rossastro, avido di quelsapore mescolato al profumo della sua pelle. Le lecco i seni, le succhio icapezzoli, mentre con la mano le carezzo la passione. Con la bocca colma dipolpa e di succhi la bacio. Le nostre lingue si contendono frutto edesiderio. Lei mi afferra il membro pulsante. Mi vuole suo prigioniero. Ma ètardi. Gode e mentre lo fa perde il controllo della mia anima. Alterno passate di lingua sulla sua fessura,affondi e leccate al suo orifizio più privato. Si abbandona. Le ditaaffondano nella mia carne. Il suo piacere sale, fin oltre lo spazio tra lamente ed il corpo. La sua fessura ed il duo orifizio sono aperti. Gli umoriintensi sono come oli preziosi che preparano il corpo alla gioia suprema. Lecco la sua fessura,gioco dentro di lei con lingua e con le dita, mentre accompagno il ritmodella lingua con il leggero affondare e riemergere della banana. Il suorespiro si rompe. I gemiti si susseguono. Accelero il ritmo. Ormai la mialingua, le mie dita ed il frutto sono una cosa sola. La sento vibrare efinalmente esplodere. Prima un rantolo, poi un gemito lungo come la notte epoi l'orgasmo. Intenso ed implacabile. Non le lascio respiro, mi sollevo unpoco, le sposto il bacino e la penetro fino in fondo. Urla di piacere. Lasento mia. Mi sento suo. Mi afferra le anche, come a volermi ancora piùdentro di lei. Il suo calore e la sua foga mi accendono, moltiplicando lemie forze. Entro ed esco da lei come il sole che squarcia la notte, come iltuono che rompe il silenzio, come il lampo che illumina il cielo. Il Mi vuole dentro di se. La voglio dentro di me.Godo. Come fiume in piena. Sento il mio liquido irrompere in lei come untorrente furioso di montagna. Dura solo pochi istanti, ma è come se fosserotutta la mia vita. Rimango in lei. Mi spengo in lei. Rimango dentro il miosogno fino a quando i sensi non placano.