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TO / A


Had I a man's fair form, then might my sighsBe echoed swiftly through that ivory shellThine ear, and find thy gentle heart; so wellWould passion arm me for the enterprize:But ah! I am no knight whose foeman dies;No cuirass glistens on my bosom's swell;I am no happy shepherd of the dellWhose lips have trembled with a maiden's eyes.Yet must I dote on thee, - call thee sweet,Sweeter by far than Hybla's honied rosesWhen steep'd in dew rich to intoxication.Ah! I will taste that dew, for me 'tis meet,And when the moon her pallid face discloses,I'll gather some by spells, and incantation.            (:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-:-)Avessi io una leggiadra forma virile, potrebbero i miei sospiriEcheggiare in questa conchiglia rapidiAl tuo orecchio, e toccare il tuo cuore gentile:Tanto può la passione in queste imprese. Ahimè,Che non sono un cavaliere vincitore, e mortoIl nemico nessuna corazza mi brilla sul pettoRigonfio d'orgoglio. E neanche sono il pastoreFelice della valle, quando le labbra gli tremanoPer gli occhi di una fanciulla. Pure impazzisco per te,Ti chiamo più dolce delle rose d'Ibla mielate,Quando son colme d'una rugiada ricca tanto che intossica.Ah, quella rugiada per me sia:Quando la luna il suo pallido volto rivela,L'assaggerò, la coglierò, con incanti e magia.