Simone Toscano

L'elefante parla...e l'asino vola


E' vero che l'italiano e il coreano sono molto differenti tra loro, è vero anche che la parola "bahl" è molto più facile da pronunciare dell'italiana "piede", ma nessuno avrebbe mai pensato che lo fosse così tanto da essere pronunciata con facilità addirittura da un'elefante. Koshick, questo il nome del pachiderma ospite in uno zoo della Corea del Sud, è infatti -secondo il suo custode-, un abile interlocutore. "Quando gli ho sentito pronunciare parole in coreano per la prima volta, due anni fa, non credevo alle mie orecchie - dice convinto Kim - allora l'ho fatto registrare di nascosto e ho scoperto che passava la notte a parlare". Ma c'è di più: secondo Kim infatti, da allora Koshnick avrebbe addirittura migliorato la pronuncia, tanto che ora sarebbe in grado di dire anche "buono", "non ancora", e "seduto".Ma c'è chi prende la cosa ancora più seriamente: Bae Myun jin, professore all'Università di Soongshil, ha usato uno spettrogramma per comparare i fonemi e le frequenze di Kim e Koshick mentre pronunciano la parola "joa", cioè "buono" in coreano. al termine dello studio avrebbe scoperto una somiglianza del 94 per cento tra le due voci: quasi dei sosia vocali, insomma. Il segreto? Koshnick avrebbe imparato ad usare la proboscide per soffiare l'aria in un punto della sua bocca e per modularne poi l'uscita, così come le dita di una mano spingono i tasti di una tromba per modularne il suono.