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Mondo Bond 2007, guida pratica all'agente segreto più famoso del mondo

Post n°57 pubblicato il 28 Gennaio 2007 da eltosco
 

“Il mio nome è Bond, James Bond”. Basta questa battuta, votata come la più memorabile nella storia del cinema, ad aprire un mondo di ricordi e di immagini costruite intorno all’agente segreto più famoso del mondo. Ma dove nasce questo personaggio che ancora oggi, a cinquant’anni quasi dalla sua nascita, è tra i più amati dal pubblico cinematografico? E quali sono i suoi segreti? Qualche curiosità in più sul tenebroso 007 ce la fornisce il libro “Mondo Bond 2-007”, vera e propria Bibbia per gli amanti del Bond cinematografico e non solo, con tanto di monografia sulle auto viste nei film, un excursus sui gusti dell’agente segreto in fatto di drink e di cucina, e un dettagliato dossier sulle sue armi.
Sfogliando le pagine del volume scopriamo ad esempio l’origine della sigla 007, una sigla veloce, facile da ricordare, efficace. Che “007” abbia qualcosa di magico, si chiedono gli autori del libro? Forse sì, perché l’enigmatica cifra sarebbe stata infatti il numero di codice di John Dee (1527-1606), mago, matematico, amico di Giordano Bruno, astrologo di corte e agente segreto al servizio della regina Elisabetta I, una tra le prime grandi spie britanniche ricordate dalla storia.
Sicuramente la versione di Ian Fleming (padre del personaggio), è meno esoterica, e sembrerebbe risalire al suo lavoro proprio presso il servizio segreto della marina britannica durante la Seconda guerra mondiale. Il libro ci spiega infatti che Fleming, di famiglia aristocratica e votato, come Bond, al servizio di Sua Maestà,  venne incaricato per un certo periodo di controllare i messaggi top secret che arrivavano all’Ammiragliato, e che erano (fatalità) contraddistinti dal codice zero zero. Da qui forse la sua idea di associare il doppio zero ad una immaginaria sezione segretissima dell’Intelligence Service.
Quanto al nome James Bond, Fleming ammise di averlo rubato all’autore della guida ornitologica “Birds of the West Indies”: niente di più lontano dal mondo delle spie di un appassionato di ornitologia. In cambio, lo scrittore autorizzò il naturalista James Bond a battezzare Ian Fleming una specie di uccelli a sua scelta, anche tra le più orribili.
Sul nome dell’agente segreto c’è però anche una versione non ufficiale: per alcuni fan infatti sarebbe stato quello dell’identità fittizia adottato dalla spia Fleming durante una rocambolesca missione a Berlino, sul finire della guerra, in cui il creatore di Bond avrebbe recuperato e portato a Londra Martin Bormann (vice di Hitler dopo la morte di Hess), sostituendolo con un sosia fatto poi trovare morto nel bunker del dittatore nazista.
Se questa ipotesi appare molto fantasiosa, certo è che la biografia personale di Fleming, come per la maggior parte degli scrittori, ha influenzato parecchio lo scrittore britannico nella stesura dei suoi romanzi. Come nel caso di una strana vicenda accadutagli durante la Seconda Guerra mondiale, quando suo fratello Peter venne creduto morto. La notizia, apparsa sul quotidiano Daily Sketch, dovette essere smentita quando Peter riapparve vivo e vegeto qualche tempo dopo. Ebbene, Ian si sarebbe ispirato a questo episodio per scrivere il finale di “Si vive solo due volte”, in cui James Bond è dato per caduto in missione e su “The Times” esce il suo necrologio, che sarà smentito all’inizio del libro successivo.
Dal libro scopriamo poi che l’ossessione di James Bond per le donne e la sua contemporanea incapacità di legarsi affettivamente a una compagna stabile, in realtà non sono altro che la proiezione di un atteggiamento dell’autore. L’analisi non è difficile: la perdita del padre, la morte del fratello e la tragica fine di Muriel Wright (la donna più importante della sua vita) condizionarono fortemente Fleming, creando in lui una estrema diffidenza verso i legami stabili, potenzialmente forieri di perdite e di infelicità. Nei romanzi di Bond ricorre spesso la morte di una persona vicina al protagonista: non si tratta solo di un espediente narrativo, ma di una ripetizione del trauma originario dell’autore. In cerca di un antidoto, lo scrittore spinge il suo personaggio (e se stesso) a un’ossessiva vitalità.
Infine, riguardo al volto del James Bond cinematografico, è curioso scoprire come l’interpretazione che il disegnatore John McLusky diede di 007 nelle prime strisce di Casinò Royale, nel luglio del 1958, corrispondesse con anni di anticipo al volto di Sean Connery: è molto probabile che siano stati proprio quei disegni a portare alla scelta dell’attore scozzese per la parte.

Andrea Carlo Cappi e Edward Coffrini Dell'Orto
MONDO BOND 2007
da Ian Fleming a Daniel Craig, tutti i segreti della spia più famosa del mondo
Alacrán Edizioni
Pagg. 412 - Euro 16,80

Simone Toscano per TGCOM


 
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