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Schizoamore, passioni comunicanti...

Post n°58 pubblicato il 03 Febbraio 2007 da eltosco
 

Ha il battito convulso di chi ama con passione, Schizoamore, il nuovo libro del giovane Alessandro Salas, scrittore siciliano ma romano d’adozione. Una raccolta che colpisce diritto al cuore, con il suo linguaggio visionario a metà strada tra Benni e Calvino, utilizzato per storie di coppie sottilmente infelici, ma anche amori non corrisposti, passioni e palpiti che legano sconosciuti e piccoli esseri umani (“che qualcuno con meno comprensione per il prossimo li avrebbe chiamati sfigati”) persi in un mondo così grande. Persone spesso infelici, perché non hanno imparato a comunicare.

E forse è proprio un libro sulla comunicazione, Schizoamore. Sulla comunicazione mancata, su quella cattiva, quella che “l’uomo, con un milione di anni di evoluzione sul groppone, morti, guerre e fiumi di sangue”, ancora non è riuscito a superare. In ogni racconto dominano la morte, i riferimenti sessuali e poi, su tutti, l’amore, sempre e comunque collegato ai primi due fattori. Le pagine di schizoamore respirano, le parole volano alte, ti fanno perdere in cielo. Poi tornano giù, di botto.

Come succede nella storia di Angelina, trentenne delusa dalla vita, che crede che Dio abbia scelto di vivere nel suo barattolo di prugne secche. E quando Dio vola via, lasciando un fumo biancastro che sa proprio di prugne secche, allora Angelina cambia improvvisamente vita, e nel giro di una pagina ritrova i vestiti di quando era ragazza e scopre il sesso con un operaio latin lover.

Il sesso, già. Ricorre in ogni racconto, forte, prorompente, dipinto con termini sfacciati che non hanno però il sapore della volgarità, come quando i bambini dicono “pisello” e ridono tra loro. Sesso che nasconde amore, quella cosa che, ci dice Salas, ti riempie gli occhi di lacrime, ti fa sentire aghi e punte in tutto il corpo, ti rincretinisce, che ti fa perdere il senso del pericolo e del ridicolo, ti sbriciola per un attimo e poi si nasconde da qualche parte.

Schizoamore nasce da qui, dall’amore che ti spiazza e ti travolge, da quella schizofrenia che ti cattura quando provi l’amore vero, quello con l’articolo determinativo. Schizofrenia è una parola paurosissima, racconta l’autore, il cui stesso suono punge l’orecchio, urla attenzione, pericolo. Roba brutta, da non toccare. Una parola d’impatto, spaventosa, capace di rendere la follia intrinseca dell’emozione che si prova amando, dell’assurdità e lo smarrimento. Schizo, il trucco è tutto lì. Un orrendo prefisso e la parola prende colore. Non amore, quindi, ma  Schizoamore. Perché le parole sono importanti.

Simone Toscano per Il Foglio

 
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