"Fratelli miei, ateniesi, spiriti della più nobile delle città di Grecia. Che su di un piedistallo abbiam posto perchè fosse faro di questa terra. Ascoltatemi. Siamo noi dunque schiavi delle altrui decisioni? Siamo noi, nati liberi, al servizio del barbaro (nell'antica grecia i barbari erano i persiani nda)? Chi tra noi non ha lasciato qualcuno che era caro sui campi di Maratona? Perchè fosse difeso il più prezioso dei beni terreni: la libertà.Ora fratelli, vi chiedo se Atene sia divenuta schiava di se stessa. E dove sia, questa Atene che soffoca il libero respiro dei propri figli. Guardate chi è assiso al vostro fianco e chiedetevi l'un l'altro: "Sei tu il mio padrone?" Colui che vi chiederà la stessa cosa è ateniese come voi. Or dunque in chi riconoscete il vostro padrone, che muove i fili delle vostre vite? Lui è nei vostri cuori, nelle vostre menti, non siede accanto a voi. Vi incatena perchè glielo permettete. Come il cane mansueto segue il suo bastonatore, saremmo privi di volontà? Ricordate però allo stesso tempo, che la libertà impone dei sacrifici. Vi chiede come tributo la scelta delle vostre azioni. Chi da schiavo vive, non ha da preoccuparsi d'altro che respirare giorno dopo giorno; altri gli diranno cosa fare. Ed egli lo farà senza scelta, e seguirà del padrone il destino. E penserà: "Sono schiavo, il mio padrone sceglie per me." E quando i giorni finiranno, null'altro avrà lasciato che catene. E quando penserete di essere liberi non scegliendo, cosa otterrete? Occhi sgomenti e mani vuote.Cosa penserà Tebe che ci chiede aiuto se con l'altra mano stringiamo quella di Corinto, sua nemica? E tutto tacendo diremo: "Voi tebani... siete nei nostri cuori". Cosa ne sarà delle nostre migliori intenzioni se lasceremo che la voce di Sparta si sostituisca alla nostra? E lasceremo che sia un lacedemone a parlare in nostra vece di fronte ai nostri amici. Chi crederà all'amicizia ed al cuore di Atene se non risponderemo alle ambasciate di Megara?E' questa la libertà in cui credete? E' questa quella che chiamate libertà di spirito? Libero è colui che riconosce l'altrui libertà. Colui che decide e che lascia decidere, nella verità, delle parole e delle azioni. E' cos'è la verità, se nel cuore tratterremo il nostro amore verso l'amico? Ci chiameranno vili e codardi, e non basterà levare gli scudi e scotere le lance a nostra difesa. Perchè è viltà non poter guardar negli occhi colui che chiamiamo fratello. Viltà è tirarsi indietro nel soccorrere l'amico.No miei ateniesi, non vestite il manto di sacrifici e sofferenze. Tendete la mano a chi la chiede piuttosto. Non angustiatevi ma agite con leggerezza d'animo. Parlate con parole sincere, laddove sentite. Non lesinate il bene che avete nei cuori e non risparmiate il nemico maligno. E scegliete, non con trame fitte; ma con l'onestà, e coloro che vi ascolteranno avranno fiducia, anche nelle parole per voi tristi.Pensate che io sia qui ad arringarvi; a spogliarvi della virtù mettendo a nudo i vizi. No fratelli miei. Non ho da insegnarvi, perchè a mio tempo scossi le lance contro Tessalonica; bruciai la focide e porto in petto le mie pene. Ho da dirvi che sono uomo libero; libero dal barbaro; libero da padroni; libero da sussurranti serpenti, libero da appartenenze, libero da avviluppanti abbracci. Poichè davvero libero è chi sceglie di esserlo, e così si manifesta. E se un giorno Sparta o Argo verranno a dirvi cosa fare... voltegli le spalle senza nulla dire; poichè nessuno è padrone se non lo riconoscete come tale."Mi è stato fatto notare che talvolta ciò che scrivo non è di facile comprensione; non mi va di fare l'analisi del testo ogni volta, specie perchè uso la metafora (talvolta a torto). Per la lettura del brano di cui sopra si rendono necessarie due cose: un minimo di conoscenza della storia della Grecia classica e soprattutto un profondo esame di coscienza. I concetti qui espressi sono molteplici e meriterebbero ciascuno un serio approfondimento. Non è la sede opportuna. Cordialmente, Simon
La scelta di Atene (di Simon Joyce)
"Fratelli miei, ateniesi, spiriti della più nobile delle città di Grecia. Che su di un piedistallo abbiam posto perchè fosse faro di questa terra. Ascoltatemi. Siamo noi dunque schiavi delle altrui decisioni? Siamo noi, nati liberi, al servizio del barbaro (nell'antica grecia i barbari erano i persiani nda)? Chi tra noi non ha lasciato qualcuno che era caro sui campi di Maratona? Perchè fosse difeso il più prezioso dei beni terreni: la libertà.Ora fratelli, vi chiedo se Atene sia divenuta schiava di se stessa. E dove sia, questa Atene che soffoca il libero respiro dei propri figli. Guardate chi è assiso al vostro fianco e chiedetevi l'un l'altro: "Sei tu il mio padrone?" Colui che vi chiederà la stessa cosa è ateniese come voi. Or dunque in chi riconoscete il vostro padrone, che muove i fili delle vostre vite? Lui è nei vostri cuori, nelle vostre menti, non siede accanto a voi. Vi incatena perchè glielo permettete. Come il cane mansueto segue il suo bastonatore, saremmo privi di volontà? Ricordate però allo stesso tempo, che la libertà impone dei sacrifici. Vi chiede come tributo la scelta delle vostre azioni. Chi da schiavo vive, non ha da preoccuparsi d'altro che respirare giorno dopo giorno; altri gli diranno cosa fare. Ed egli lo farà senza scelta, e seguirà del padrone il destino. E penserà: "Sono schiavo, il mio padrone sceglie per me." E quando i giorni finiranno, null'altro avrà lasciato che catene. E quando penserete di essere liberi non scegliendo, cosa otterrete? Occhi sgomenti e mani vuote.Cosa penserà Tebe che ci chiede aiuto se con l'altra mano stringiamo quella di Corinto, sua nemica? E tutto tacendo diremo: "Voi tebani... siete nei nostri cuori". Cosa ne sarà delle nostre migliori intenzioni se lasceremo che la voce di Sparta si sostituisca alla nostra? E lasceremo che sia un lacedemone a parlare in nostra vece di fronte ai nostri amici. Chi crederà all'amicizia ed al cuore di Atene se non risponderemo alle ambasciate di Megara?E' questa la libertà in cui credete? E' questa quella che chiamate libertà di spirito? Libero è colui che riconosce l'altrui libertà. Colui che decide e che lascia decidere, nella verità, delle parole e delle azioni. E' cos'è la verità, se nel cuore tratterremo il nostro amore verso l'amico? Ci chiameranno vili e codardi, e non basterà levare gli scudi e scotere le lance a nostra difesa. Perchè è viltà non poter guardar negli occhi colui che chiamiamo fratello. Viltà è tirarsi indietro nel soccorrere l'amico.No miei ateniesi, non vestite il manto di sacrifici e sofferenze. Tendete la mano a chi la chiede piuttosto. Non angustiatevi ma agite con leggerezza d'animo. Parlate con parole sincere, laddove sentite. Non lesinate il bene che avete nei cuori e non risparmiate il nemico maligno. E scegliete, non con trame fitte; ma con l'onestà, e coloro che vi ascolteranno avranno fiducia, anche nelle parole per voi tristi.Pensate che io sia qui ad arringarvi; a spogliarvi della virtù mettendo a nudo i vizi. No fratelli miei. Non ho da insegnarvi, perchè a mio tempo scossi le lance contro Tessalonica; bruciai la focide e porto in petto le mie pene. Ho da dirvi che sono uomo libero; libero dal barbaro; libero da padroni; libero da sussurranti serpenti, libero da appartenenze, libero da avviluppanti abbracci. Poichè davvero libero è chi sceglie di esserlo, e così si manifesta. E se un giorno Sparta o Argo verranno a dirvi cosa fare... voltegli le spalle senza nulla dire; poichè nessuno è padrone se non lo riconoscete come tale."Mi è stato fatto notare che talvolta ciò che scrivo non è di facile comprensione; non mi va di fare l'analisi del testo ogni volta, specie perchè uso la metafora (talvolta a torto). Per la lettura del brano di cui sopra si rendono necessarie due cose: un minimo di conoscenza della storia della Grecia classica e soprattutto un profondo esame di coscienza. I concetti qui espressi sono molteplici e meriterebbero ciascuno un serio approfondimento. Non è la sede opportuna. Cordialmente, Simon