Nei giorni scorsi la pioggia, obiqua su noi, e sul gelsomino che s'apriva nei fiori il profumo, nella graticola su cui s'arrampica vedo, da dentro, sotto il portico, tra i piccoli rami un nido. Pareva vuoto, non vedevo nessuno alla cova. Ill giorno dopo le teste. Trepidazione dunque. Una lingua s'incontra, senza prima mai esser vista. Sapevo che non ci si doveva far vedere a guardarlo il nido, altrimenti la madre poteva abbandonarlo, assieme ai "merletti". Erano quattro. Ho imparato a conoscerne di ognuno il carattere.
Questo era quello che mi piaceva di piu. L'incazzato.Per conto suo, guardava con cipiglio gli altri. Credo si sentisse, per conto suo, trascurato. Che fosse convinto di ricevere meno attenzioni. Cosi era stizzoso. Si irrobustiva mugugnando scontroso. Acquisiva, secondo me, una sua nobile presenza nel mondo. Pareva rivendicare una dignità che non si sentiva attribuita. Quando arrivava con un balzo nel volo il padre (io non l'ho mai vista una volta la merla), con il cibo per quei becchi spalancati e tutti i ci ci ci ci isterici, o frementi di eccitazione beh, lui, l'incazzato assumeva quella dignità regale, che lo faceva stare in disparte da quella ressa plebea.
A volte, incazzato teneva delle arringhe, dal suo angolo. Enunciazioni, editti e proclami, immaginavo io, ad addestrare ed educare la truppa. Ognuno al suo posto. Che a lui fosse riconosciuta la dignità e l'autorevolezza del capo. Secondo me si credeva un'aquila e di essere nato nel posto sbagliato o che quei genitori non fossero i suoi.
A volte, come qua, non so se si vede bene, ma è il terzo, con la testa appoggiata sul ciglio del nido. Gli prendeva lo scoramento. Avrebe voluto un gin tonic invece di un misero vermetto. Mi sa che voleva buttarsi sul bere. Ma poi reagiva. Lo guardavo con apprensione in quei momenti. Gli mettevo su la tromba di Enrico Rava perchè sentisse
"Il giro del giorno in ottanta mondi",(clicca) (1) e incoraggiarlo, farlo reagire alla considerazione che gia aveva per la vita. Non volevo diventasse un cinico rancoroso alla Cioran e mettesse di malumore anche gli altri citando "In un mondo senza malinconia, i merli si metterebbero a ruttare" Beh, arrivo fin qua, intanto(1) magari un giorno, il merletto impara l'assolo e lo fischia invece del loro solito verso. E allora le merle, tutte la incantate, e lui a credersi ancora un'aquila, e credere nei suoi ottanta cieli, e fischiare nell'assolo epopee e racconti guerreschi nei cieli, come il Barone Rosso, con il berretto di cuoio e le sbardole sulle orecchie che penzolano, ah, allora si sarebbe un'aquila epica, allora.
La lezione del canarino