Inserisco questa intervista, anche se datata di alcuni mesi, ad Aleka Papariga, segretaria del KKE (Partito Comunista Greco), non solo perchè ritengo sia generalmente interessante, ma anche perchè contiene alcuni riferimenti al nostro Paese e alcune analogie alla nostra situazione. I Partiti Comunisti, in Italia, si ritrovano in questo momento a subire numerose pressioni. Da una parte, verso l'assunzione di posizioni veteroliberali (più o meno di sinistra), esse sì, posizioni vecchie. Da un'altra parte, a perseguire in maniera metafisica, indiscussa e obbligatoria, come unica opzione politica, un'alleanza con i partiti del centrosinistra. Chi è dubbioso sull'assunzione dogmatica di queste visioni, viene tacciato di "estremismo". L'estremismo è un atteggiamento che il comunista ortodosso rifugge. Eppure, il KKE, considerato il Partito Comunista più ortodosso dell'Europa occidentale, è contrario ad alleanze con partiti che si rendano responsabili di politiche antipopolari. Riguardo al discorso sull'Unione Europea, essa deve essere giudicata in modo dialettico. Questa unione può essere l'occasione per costruire un'organizzazione democratica in grado di liberare l'Europa dal giogo dell'oppressione imperialistica statunitense; ma può anche diventare, e questa sembra essere la strada attualmente imboccata, un strumento al servizio esclusivo degli interessi dei grandi monopoli, esercitante politiche contrarie alle masse popolari, e non in grado di costituire strumento d'emancipazione per i Paesi del "vecchio continente". Altra pressione che i Partiti Comunisti, in Italia, si trovano a subire, è quella verso un cieco e generico "pragmatismo", che risulta perdente in un tempo in cui ad essere dominante è il nichilismo. Le cosiddette proposte genericamente "pratiche" sono i "rimedi" di chi è succube, volontariamente o involontariamente, dell'egemonia ideologica capitalistica, le cui "soluzioni" vengono recepite come migliori perchè "originali" e, in quanto tali, più efficaci delle imitazioni. Bisogna dunque evitare di insistere a percorrere strade destinate alla sconfitta. E' ora di ricominciare a discutere di altri modelli di società!
IL KKE E LA QUESTIONE DELLE ALLEANZE.
Inserisco questa intervista, anche se datata di alcuni mesi, ad Aleka Papariga, segretaria del KKE (Partito Comunista Greco), non solo perchè ritengo sia generalmente interessante, ma anche perchè contiene alcuni riferimenti al nostro Paese e alcune analogie alla nostra situazione. I Partiti Comunisti, in Italia, si ritrovano in questo momento a subire numerose pressioni. Da una parte, verso l'assunzione di posizioni veteroliberali (più o meno di sinistra), esse sì, posizioni vecchie. Da un'altra parte, a perseguire in maniera metafisica, indiscussa e obbligatoria, come unica opzione politica, un'alleanza con i partiti del centrosinistra. Chi è dubbioso sull'assunzione dogmatica di queste visioni, viene tacciato di "estremismo". L'estremismo è un atteggiamento che il comunista ortodosso rifugge. Eppure, il KKE, considerato il Partito Comunista più ortodosso dell'Europa occidentale, è contrario ad alleanze con partiti che si rendano responsabili di politiche antipopolari. Riguardo al discorso sull'Unione Europea, essa deve essere giudicata in modo dialettico. Questa unione può essere l'occasione per costruire un'organizzazione democratica in grado di liberare l'Europa dal giogo dell'oppressione imperialistica statunitense; ma può anche diventare, e questa sembra essere la strada attualmente imboccata, un strumento al servizio esclusivo degli interessi dei grandi monopoli, esercitante politiche contrarie alle masse popolari, e non in grado di costituire strumento d'emancipazione per i Paesi del "vecchio continente". Altra pressione che i Partiti Comunisti, in Italia, si trovano a subire, è quella verso un cieco e generico "pragmatismo", che risulta perdente in un tempo in cui ad essere dominante è il nichilismo. Le cosiddette proposte genericamente "pratiche" sono i "rimedi" di chi è succube, volontariamente o involontariamente, dell'egemonia ideologica capitalistica, le cui "soluzioni" vengono recepite come migliori perchè "originali" e, in quanto tali, più efficaci delle imitazioni. Bisogna dunque evitare di insistere a percorrere strade destinate alla sconfitta. E' ora di ricominciare a discutere di altri modelli di società!