Creato da swala_simba il 20/09/2008

nel tempo...

E sarà sempre un nuovo gioco per tenere acceso il fuoco nel lungo tempo da venire, piccole pietre da trasportare e da seguire per ritornare.. (finardi)

 

 

da Swala

Post n°1282 pubblicato il 17 Gennaio 2019 da swala_simba

 

Ricevo da Swala e pubblico.

 

Cara Varnah,

 

ero a Nairobi, lontana dall’esplosione nel Dusit D2, una struttura di lusso, che si trova

in un elegante quartiere della città, ma abbastanza vicina per viverne l’orrore.

Uhuru Kenyatta, il presidente, afferma che tutti responsabili sono stati uccisi. Basta

per tranquillizzarsi? No, non basta.

Se ne parlava tra di noi, ricordando l’attacco al Westgate Mall, nel 2013.

Abbiamo a che fare con i militanti di al Shabaab che, fino al 2007, non avevano

toccato il Kenia. Invece tra tra il 2008 e il 2015 ci sono stati 272 attacchi.

Gli attivisti di al Shabaab rappresentano il gruppo jihadista più pericoloso del Corno

d’Africa. Erano forti in Somalia dove imperversavano, ma da quando, dal 2011, le

truppe keniane avevano cominciato ad attraversare il confine con la Somalia, sono

stati in parte estromessi da quel territorio perdendo il controllo di Mogadiscio e,

soprattutto, quello del porto di Kismayu fondamentale per le loro finanze. Sono

documentati, infatti, gli ingenti proventi derivati dalla vendita del carbone e dal

contrabbando di zucchero a cui si aggiungono il controllo sul traffico della droga e dei

rapimenti. Diventa così strategico per questo gruppo terrorista intervenire in Kenia

con attacchi di grande impatto mediatico nelle infrastrutture turistiche e nelle

organizzazioni internazionali e umanitarie.

Convinto che tra i migranti somali si celino i terroristi, il presidente keniota, alla fine

del 2015, ha iniziato a far  costruire un muro tra il nordest del Kenya e la Somalia.

Si è scavato un fossato in cui è interrata un’alta palizzata con una rete metallica

intrecciata a rotoli di filo spinato. E’ questo il settantesimo muro nel mondo, se mai

sarà ultimato visto che dovrebbe snodarsi su un accidentato tracciato di quasi

settecento chilometri e finora ne sono stati percorsi cinque chilometri e mezzo…

Si ricacceranno così nella già tormentata Somalia quei profughi che fuggono dalla

fame, dalla siccità e dalla crudele, infinita, guerra civile tribale esplosa nel ’91 e mai

giunta a piena conclusione.

Del resto il Kenia è da un po’ che dichiara di voler sgomberare e chiudere il campo

lager di Nadaab, dove sono ammassati, in condizioni miserevoli, 235mila sfollati. Negli

ultimi quattro anni sono stati già rimpatriati quasi 78mila somali, ne restano ancora

più di 300mila e il presidente Kenyatta è chiaramente orientato ad abbracciare la linea

dura contro i “clandestini”.

In ampie aree dell’Africa, purtroppo, da tempo si è intrecciato il binomio di

immigrazione incontrollata e terrorismo e in Somalia, in particolare, dopo la caduta del

dittatore Siad Barre, è iniziata la terribile tragedia: decine di migliaia di morti, una

diaspora nei sei Stati confinanti, il proliferare di gruppi estremisti islamici fino alla

nascita – nel 2006 – del più pericoloso, Al Shabaab.

Mia cara, il muro è la soluzione? Ripercorrere le inutili strade dell’Occidente è la

soluzione?

Quién sabe? Qui intanto si muore e si vive sotto l’incubo di guerre, fame, siccità,

rapimenti e attentati continui, con buona pace dei muri, dei porti chiusi, della mancanza

di una qualsiasi corretta analisi storica e di una politica capace di inserire in un

progetto globale, che non sia il genocidio, la sofferenza e il martirio di questa povera

gente inerme, colpevole solo di essere nata nella parte sbagliata del mondo.

 

 

 

 
 
 
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