Un amico che non tornerà più....20 agosto 1950
Stamattina sono andato in piazza a Vinchio ad aspettare la corriera. Pavese mi aveva promesso che sarebbe venuto qui a vedere la festa patronale, il ballo a palchetto, la gara alle bocce e la rottura delle pignatte. Arriva la corriera. Scendono tutti, ma Cesare non c’è. La maestra ha Stampa Sera aperta tra le mani. Vedo la fotografia di Pavese in prima pagina. Mi faccio prestare il giornale: “Pavese si è suicidato all’albergo Roma di Torino davanti alla stazione Porta Nuova. Ha ingerito molte pastiglie di barbiturici”. Sudo freddo come stessi per svenire. La notizia mi fulmina il cervello. Perdo la parola e i pensieri. Rimango fermo in mezzo alla piazza, muto. Non riesco neppure a leggere oltre. Le righe si intorbidano. La corriera riparte in un nugolo di polvere. Rimango piantato lì, solo con il giornale tra le mani. Il cane mi è vicino, scodinzola. Torno a casa curvo come portassi sulle spalle il corpo esanime dell’amico. (…) Decido che non andrò ai suoi funerali. L’ho seppellito dentro di me. Così usa qui quando muore una persona troppo cara.