No. Per conto mio, mi metto fuoririga e fuoriluogo. Il 25 Aprile non è di tutti, e noi non siamo tutti uguali, non ancora; l´antifascismo non è uguale o simile al fascismo e nemmeno il fascismo è uguale o simile all´antifascismo. No, non ancora. Sono diversi. restano diversi. E anche noi siamo "diversi", restiamo diversi, ci piace di esserlo e di restarlo, in questi tempi di orizzonte piatto, dove valori ruoli partiti nomi e cognomi tendono a mescolarsi, a confondersi, a rimpicciolire le distanze, a farsi contigui. All´insegna volgare dell´uno che vale l´altro (o quasi). No. «L´unità morale del nostro popolo? Una comune e serena riflessione»? La verità di Fiuggi « che tutti i democratici erano antifascisti, ma non tutti gli antifascisti erano democratici»? No. Non vediamo dove due visioni e due concezioni (non solo della politica, ma della storia, del mondo, dello spirito, della cultura) che non hanno niente in comune possano incontrarsi; né dove né perché. L´ecumenismo, a volte, può far rima con il nullismo; o peggio, con la resa. Può servire a far dimenticare chi siamo, da dove veniamo, quanto è costato. A introiettare le parole altrui, magari avversarie, e a non trovare più le nostre. Ci congratuliamo con il presidente della Camera, se alla fine l´ha capita pure lui, che l´idea "giusta" di nazione (e non solo di nazione...) era la nostra, meglio tardi che mai. Ma per favore, non facciamo finta che oggi tutto si equivale e che l´ambivalenza è il "nuovo" valore che conta. Nessuno può appropriarsi della storia che non ha avuto, e l´equiparazione,nonostante i tempi grigi che corrono, resta quella che è: un falso.Con il nostro cuore "allegro e veloce" - è l´espressione di un poeta - ce ne infischiamo degli alti pensieri di tanti accidiosi revisionismi; per conto nostro - con tutte le nostre bandiere e tutti i nostri ideali - continuiamo a salutare quel 25 Aprile in cui abbiamo creduto e continuiamo a credere.Quello in cui hanno creduto i nostri padri combattenti, i nostrifratelli e i nostri compagni che hanno dato la vita. Siamo generosi - lo siamo sempre stati - ma non immemori.Tutto ciò che di grande e importante e duraturo c´è in questo Paese, lo si deve a "quello", al nostro 25 Aprile, così come l´abbiamo conquistato e difeso: la Costituzione che oggi tutti lodano (anche Fini, meglio tardi che mai), la libertà, la democrazia, l´emancipazione sociale.Conquistato con le armi, in una lotta che - non dimentichiamolo - è stata dura, sanguinosa e spietata. Conquistato e poi difesotenacemente, giorno per giorno, in tutti questi lunghi anni, conl´impegno, l´intelligenza, la dedizione, il sacrificio di milioni dipersone (i nostri compagni, nell´accezione larga del termine).No, state tranquilli; quando diciamo noi, non intendiamo dire solo«noi comunisti», no; nella Resistenza hanno combattuto con noisocialisti, liberali, cattolici; ma di questa lotta noi comunisti -sissignori, è storia documentata - siamo stati una parte grande, e questo ci piace ricordarlo. Questo fa parte della nostra antropologia, ci piace ricordarlo. E questo, questo "nostro" 25 Aprile, col suo sogno di riscatto della politica, del popolo, della società, nessuno può oscurarlo né confonderlo.Siamo imperfetti, non siamo riusciti a raggiungere tutto ciò chevolevamo e che anche avevamo promesso, una società più giusta e civile.Per questo resistiamo ancora, per questo siamo qui ancora.Siamo imperfetti, abbiamo anche commesso errori e abbiamo subito sconfitte.Ma siamo qui, e abbiamo le nostre buone ragioni.Perché, è questo forse il tempo in cui l´Italia può guardare «confiducia al futuro e con serenità al passato», come ci vengono a dire, con l´alibi antico della sempre invocata "unità dell´Italia", l´alibi buono per tutte le stagioni, e tutti i misfatti, disgraziate guerre incluse?L´unità su che cosa, di grazia. Sui mille morti del lavoro all´anno?; sui 200 milioni (di euro) di buonuscita per Romiti e i 1000 mensili scarsi dello stipendio operaio?; sulla privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite" in vigore oggi ancor più che ai tempi del vecchio Marx (come la global crisi insegna)?Macché. Non siamo uguali.Siamo diversi.di Maria Rosa Calderonisu Liberazione del 25/04/2009
Che bello non sentirsi soli!
No. Per conto mio, mi metto fuoririga e fuoriluogo. Il 25 Aprile non è di tutti, e noi non siamo tutti uguali, non ancora; l´antifascismo non è uguale o simile al fascismo e nemmeno il fascismo è uguale o simile all´antifascismo. No, non ancora. Sono diversi. restano diversi. E anche noi siamo "diversi", restiamo diversi, ci piace di esserlo e di restarlo, in questi tempi di orizzonte piatto, dove valori ruoli partiti nomi e cognomi tendono a mescolarsi, a confondersi, a rimpicciolire le distanze, a farsi contigui. All´insegna volgare dell´uno che vale l´altro (o quasi). No. «L´unità morale del nostro popolo? Una comune e serena riflessione»? La verità di Fiuggi « che tutti i democratici erano antifascisti, ma non tutti gli antifascisti erano democratici»? No. Non vediamo dove due visioni e due concezioni (non solo della politica, ma della storia, del mondo, dello spirito, della cultura) che non hanno niente in comune possano incontrarsi; né dove né perché. L´ecumenismo, a volte, può far rima con il nullismo; o peggio, con la resa. Può servire a far dimenticare chi siamo, da dove veniamo, quanto è costato. A introiettare le parole altrui, magari avversarie, e a non trovare più le nostre. Ci congratuliamo con il presidente della Camera, se alla fine l´ha capita pure lui, che l´idea "giusta" di nazione (e non solo di nazione...) era la nostra, meglio tardi che mai. Ma per favore, non facciamo finta che oggi tutto si equivale e che l´ambivalenza è il "nuovo" valore che conta. Nessuno può appropriarsi della storia che non ha avuto, e l´equiparazione,nonostante i tempi grigi che corrono, resta quella che è: un falso.Con il nostro cuore "allegro e veloce" - è l´espressione di un poeta - ce ne infischiamo degli alti pensieri di tanti accidiosi revisionismi; per conto nostro - con tutte le nostre bandiere e tutti i nostri ideali - continuiamo a salutare quel 25 Aprile in cui abbiamo creduto e continuiamo a credere.Quello in cui hanno creduto i nostri padri combattenti, i nostrifratelli e i nostri compagni che hanno dato la vita. Siamo generosi - lo siamo sempre stati - ma non immemori.Tutto ciò che di grande e importante e duraturo c´è in questo Paese, lo si deve a "quello", al nostro 25 Aprile, così come l´abbiamo conquistato e difeso: la Costituzione che oggi tutti lodano (anche Fini, meglio tardi che mai), la libertà, la democrazia, l´emancipazione sociale.Conquistato con le armi, in una lotta che - non dimentichiamolo - è stata dura, sanguinosa e spietata. Conquistato e poi difesotenacemente, giorno per giorno, in tutti questi lunghi anni, conl´impegno, l´intelligenza, la dedizione, il sacrificio di milioni dipersone (i nostri compagni, nell´accezione larga del termine).No, state tranquilli; quando diciamo noi, non intendiamo dire solo«noi comunisti», no; nella Resistenza hanno combattuto con noisocialisti, liberali, cattolici; ma di questa lotta noi comunisti -sissignori, è storia documentata - siamo stati una parte grande, e questo ci piace ricordarlo. Questo fa parte della nostra antropologia, ci piace ricordarlo. E questo, questo "nostro" 25 Aprile, col suo sogno di riscatto della politica, del popolo, della società, nessuno può oscurarlo né confonderlo.Siamo imperfetti, non siamo riusciti a raggiungere tutto ciò chevolevamo e che anche avevamo promesso, una società più giusta e civile.Per questo resistiamo ancora, per questo siamo qui ancora.Siamo imperfetti, abbiamo anche commesso errori e abbiamo subito sconfitte.Ma siamo qui, e abbiamo le nostre buone ragioni.Perché, è questo forse il tempo in cui l´Italia può guardare «confiducia al futuro e con serenità al passato», come ci vengono a dire, con l´alibi antico della sempre invocata "unità dell´Italia", l´alibi buono per tutte le stagioni, e tutti i misfatti, disgraziate guerre incluse?L´unità su che cosa, di grazia. Sui mille morti del lavoro all´anno?; sui 200 milioni (di euro) di buonuscita per Romiti e i 1000 mensili scarsi dello stipendio operaio?; sulla privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite" in vigore oggi ancor più che ai tempi del vecchio Marx (come la global crisi insegna)?Macché. Non siamo uguali.Siamo diversi.di Maria Rosa Calderonisu Liberazione del 25/04/2009