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Rivista di approfondimento culturale e politico dell'Associazione SocialismoeSinistra
 

 

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Il Centro socialista interno (1934-1939)- parte 2

Post n°169 pubblicato il 19 Maggio 2009 da socialismoesinistra

Lelio Basso

 

 

 

Una nuova generazione di socialisti

Per i socialisti l’antifascismo si esprime in un primo momento con l’adesione alle posizioni di Giustizia e Libertà ovvero attraverso la condanna e il rifiuto di tutta la negatività del Fascismo e la difesa dei valori della democrazia che il Regime ha cancellato. Ma nonostante l’attivismo instancabile di quegli antifascisti, il Fascismo si afferma, si struttura, mette radici nella società e colpisce coi molti arresti chi vi si oppone, compresi molti coraggiosi compagni di quel movimento che a un certo momento entra in crisi. E’ la generazione di socialisti successiva, che ha visto sin da piccola la concreta affermazione del Fascismo e che non può semplicemente condannarlo ma vuole trovare il modo di capirne gli ingranaggi per farlo crollare dall’interno, ritrovare un rapporto con la classe operaia, elaborare una nuova strategia di lotta. I nuovi  quadri  sono maturati negli anni dal ’24 al ’26, cioè negli anni in cui il movimento operaio organizzato viene liquidato definitivamente, hanno voluto superare la lettura di Marx della generazione precedente e guardano al futuro, ossia alla maturazione del PCI e al modo in cui si radica nella società. Oltre a Marx hanno letto Kausky, la Luxembourg, O. Bauer, Lenin (e magari il  “Che fare?” li ha portati a chiedersi come uscire da quel presente opprimente), collaborano alle riviste di politica e cultura come  “Rivoluzione liberale”, “Quarto Stato”, “Pietre”. 
Nel 1933 sulle pagine dei “Quaderni di Giustizia e Libertà” il giovane Lelio Basso, dietro uno pseudonimo, denuncia i limiti di quell’impostazione antifascista e ne propone a quello stesso gruppo il superamento: “La crisi continuata e le ultime manifestazioni di forza del regime- che attraversa oggi indubbiamente il suo momento più felice- ci impongono di seguire un’altra strada. Non possiamo illuderci fidando in rivoluzioni prossime e non possiamo lavorare per l’imprevedibile. Il fascismo durerà e noi dobbiamo compiere un’opera lunga e lenta di penetrazione di idee e di rieducazione morale soprattutto fra i giovanissimi.” Ma la sua proposta non viene raccolta. Lelio Basso contribuirà a dirigere prima il Centro socialista interno, poi il PSI poi il PIUP.
D’altronde, già nel 1931  un altro giovane socialista di grande spessore e destinato ad avere un ruolo di primaria importanza sia nella formazione e nella gestione del Centro socialista interno che del  Partito Socialista Italiano del dopoguerra, Rodolfo Morandi, era uscito dal gruppo Giustizia e Libertà perché le condizioni materiali del tempo spingevano ad attuare un rivolgimento politico.
In effetti la situazione era cambiata rapidamente: in Germania nel 1933 Adolf Hitler, leader del partito Nazionalsocialista era stato eletto cancelliere e chiamato dal presidente Hindenburg a formare un governo di coalizione con altre forze della destra nazionalista. Nelle successive elezioni il Nazismo, manipolando i risultati con violenze e intimidazioni ancora maggiori rispetto a quelle fasciste, aveva ottenuto la maggioranza assoluta e il potere, sciogliendo qualsiasi partito d’opposizione e autodecretandosi unico partito ammesso in Parlamento. Il movimento operaio era stato diviso e sconfitto una seconda volta.


La svolta del 1934

Nell’antifascismo italiano la svolta arriva nel 1934. E’ l’anno dello sciopero degli operai parigini contro il tentato “putch” fascista e della feroce repressione della rivolta proletaria contro il tentativo autoritario dell’austriaco Dolfuss.  Ma è anche l’anno del riavvicinamento dell’Internazionale comunista all’Internazionale socialista. Le forze della Sinistra decidono di riunirsi: in Francia i socialisti della SFIO (La Sezione Francese dell'Internazionale Operaia) e il PCF (Partito Comunista Francese) stipulano un patto di unità d’azione, in Italia- dice Aldo Agosti nel suo saggio- “PSI e PCI siglano un patto analogo: nonostante persistano divergenze fondamentali di dottrina, di metodo e di tattica che impediscono una fusione organica, si stabilisce una linea comune tra i due partiti contro la minaccia della guerra, per strappare alle prigioni le vittime  del Tribunale speciale, per la difesa e il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, per la libertà sindacale e la libertà di organizzazione, di stampa e di sciopero; e si impegano a coordinare azioni comuni in vista di quegli obiettivi e a spianare la strada in ogni paese a una politica d’unità d’azione.”
L’inasprirsi del Regime fascista, ora supportato da quello hitleriano in Germania, la maggiore debolezza del  movimento operaio internazionale, la ricerca dei socialisti e dei comunisti di un fronte comune antifascista, non ultimi lo sperpero del denaro pubblico in tempi di crisi con le guerre coloniali (l’invasione dell’Etiopia è del 1934) e l’affacciarsi alla scena politica di una generazione nuova di compagni che vogliono concretamente restituire la libertà al Paese, creano le condizioni materiali della svolta che si attua nel 1934.  Scrive Stefano Merli nel suo saggio: “il ’34 segna non solo un arresto dell’attività di GL, ma una vera e propria crisi dell’antifascismo aclassista e d’élite. La nuova generazione non riconosce più in GL quel movimento che aveva sperato capace di superare le tare della vecchia organizzazione, non vi vede soprattutto un nucleo di pensiero omogeneo e operante che sia sorto, come ambiva, dalla sintesi del pensiero marxista e di quello democratico, termine questo troppo generico e stanco nella significazione usuale”.

E’ così che una sera del 1934 a Milano, in via Telesio, in una riunione clandestina , un gruppo di compagni socialisti decide di dare vita ad un percorso nuovo in una struttura che si farà carico della crisi del movimento operaio e dei suoi partiti, superando i limiti degli schieramenti esistenti attraverso una precisa scelta strategica: creare una politica per il proletariato italiano. Era nato il Centro socialista interno.
I nomi erano quelli di vecchi organizzatori del Partito come Domenico Viotto e Umberto Recalcati, delle nuove leve intellettuali come Lucio Luzzatto, Lelio Basso, Rodolfo Morandi, accanto a una componente operaia.

 
 
 
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L'Associazione SocialismoeSinistra fonda la propria azione politica sulla convinzione che la crisi delle economie dei paesi sviluppati abbia assunto i caratteri di una crisi di sistema, tale da incrinare la fiducia collettiva in un futuro caratterizzato dai livelli di garanzia sociale finora conosciuti, e cancellare l’egemonia delle idee-forza liberiste, neoconservatrici e tecnocratiche attorno a cui l’Occidente ha consolidato gli equilibri di potere responsabili dei processi economici, finanziari e sociali oggi entrati in crisi.
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