Creato da socialismoesinistra il 28/06/2008
Rivista di approfondimento culturale e politico dell'Associazione SocialismoeSinistra
 

 

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COME SI PUO’ TRASFORMARE UNA DEMOCRAZIA

Post n°217 pubblicato il 03 Luglio 2009 da socialismoesinistra




 

Esaminando gli atti che il Governo Berlusconi, fin dalla sua nascita, sta ponendo in essere, ci si può porre la domanda se questi atti fanno parte di un preciso disegno politico per determinare nel nostro Paese una sorta di Democrazia controllata, con evidenti caratteristiche di populismo ed autoritarismo.
Il disegno sarebbe nello stesso tempo subdolo ed elementare: costatato, sulla base delle precedenti esperienze, che le modalità previste dalla Costituzione per le sue modifiche sono lunghe, farraginose e soggette all’umore dei Deputati e Senatori, è sufficiente attaccare alcuni aspetti della nostra vita pubblica per ottenere la sostanziale modifica dell’impianto democratico elaborato dai nostri Costituenti.
Il Pluralismo. Far passare un sistema prima bipolare e successivamente bipartitico, sfruttando l’insoddisfazione dei ceti politici e degli elettori per un sistema di partiti che non riusciva a garantire un’accettabile capacità di governo, fu abbastanza facile, utilizzando anche la sensazione di incapacità a governare fornita all’opinione pubblica dalle difficoltà interne a dalla litigiosità tra le forze politiche che hanno caratterizzato la coalizione governativa dell’ultimo Governo Prodi.. Con la collaborazione anche del Partito Democtratico, per opportunismo o per cecità politica, si è realizzata una delle più importanti riforme costituzionali senza toccare la Costituzione: l’abolizione del pluralismo nella vita politica del Paese. Il pluralismo, pur con tutti i suoi limiti, derivanti soprattutto da una classe politica assolutamente inadatta per qualità ed anche per immoralità a gestire una vera democrazia, rappresenta la più alta forma di rispetto delle culture e delle tendenze politiche presenti nella Società; rappresenta quindi la più alta forma di Democrazia che si possa concepire.
Fu miopia quella del PD di farsi complice di questa operazione? Fu una scelta ragionata e condivisa nella sua filosofia di base?  Continuiamo a nutrire nei confronti del PD, giudicando dagli atti concreti che esso produce, seri dubbi sulla sua natura e identità politica.
Se poi si è convinti che l’unico modo per risolvere il problema della governabilità è quello di mettere a tacere le varie voci di minoranze ingombranti, e questo anche a seguito della drammatica esperienza dell’Unione, si commette un gravissimo errore di valutazione. Il problema della governabilità è un problema politico (e non di tecnica elettorale) e si deve risolvere con la capacità dei Partiti di trovare le soluzioni più adeguate alle esigenze del Paese. 
La Scuola. Con il pretesto di inserire una maggiore disciplina ed una maggiore serietà nella gestione dei rapporti all’interno del sistema (principio che, alla luce dell’anarchia dominante, può essere anche accettata, salvo poi esaminare i singoli provvedimenti), si è posto in essere un livellamento di tutto il sistema scolastico ed universitario italiano attraverso una riforma diretta soprattutto allla drastica riduzione dei finanziamenti, sia quelli destinati alla scuola dell’obbligo che quelli destinati alle Università ed in particolare alla ricerca scientifica, senza però porre mano ai veri problemi delle Università, quali i sistemi di selezione della classe Docente, i suoi privilegi, l’uso scorretto dei fondi statali, il dilagante precariato a tutti i livelli.
La situazione che si è venuta a creare a tutti i livelli scolastici crea i presupposti perché il fenomeno dell’abbandono della scuola pubblica a favore delle scuole private si accentui in modo esponenziale. Tra le private maggiormente favorite dall’espandersi del fenomeno le scuole cattoliche saranno quelle che otterranno i maggiori vantaggi (vedi i recenti interventi del Ministro Germini in materia), aggirando anche in questo caso la norma costituzionale.
La Giustizia. La limitazione dell’autonomia dei Giudici, l’asservimento dei Pubblici Ministeri al potere governativo, la limitazione delle intercettazioni telefoniche, la riforma del CSM e dei suoi compiti, la modifica dell’obbligatorietà dell’azione penale, questi i punti più importanti della riforma della Giustizia che il Governo Berlusconi si accinge a proporre al Parlamento, con il rischio reale che il tutto diventi legge dello Stato.
Il controllo della Giustizia, sia penale che civile è lo strumento più adatto a determinare nelle mani del Governo un potere di controllo globale sulla Società, con conseguenze incalcolabili sulle libertà individuali e collettive garantite dal nostro Ordinamento Costituzionale. E tutto ciò senza essere costretti a modificare le norme costituzionali.
L’unità sindacale. La rottura dell’unità sindacale che il Governo ha perseguito con determinazione e tenacia è indispensabile per ottenere da una parte l’isolamento del più forte sindacato dei Lavoratori, la CGIL, con il suo naturale indebolimento sia nella Società sia nei confronti dei propri iscritti, e dall’altra l’asservimento degli altri sindacati e la loro trasformazione in strumento di trasmissione delle scelte del Governo. Al di là delle divisioni su singoli aspetti contrattuali e comportamentali la frattura che si è determinata rappresenta per l’intero movimento sindacale una pesante sconfitta con il conseguente indebolimento della sua capacità di difesa delle regole della Democrazia. I Sindacati hanno il dovere di riprendere la ricerca di una sostanziale unità, respingendo il disegno politico che è all’origine della loro spaccatura, questo nell’interesse dei lavoratori ma anche della Democrazia, Il rifiuto di una tale ricerca potrebbe apparire come una tacita condivisione del disegno berlusconiano.

La Sinistra, nel suo complesso, non appare in grado di contrastare questo disegno. Forse perché non ritiene giustificata questa lettura dei fatti, o forse perché non è in grado di opporvisi, per le sue debolezze, per le sue contraddizioni, per le fratture continue ed insanabili che da sempre caratterizzano il suo percorso.

Dobbiamo forse affidarci, oltre che al Presidente Napolitano, anche a Gianfranco Fini, che in questo momento è l’unico all’interno del centro destra che pare aver intuito il disegno di smantellamento della Costituzione, per poter sperare in una azione di contenimento del processo di trasformazione della nostra Democrazia?

La Sinistra tutta è chiamata in questo momento a fare un salto di qualità, abbandonando i sui tradizionali egoismi e ritornando a svolgere di nuovo quel ruolo politico e culturale che nel passato ha permesso ad essa di guidare le trasformazioni della nostra Società.

 

Michele Ferro

Vice Segreterio Regionale del Partito Socialista del Lazio

 
 
 
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