Creato da socialismoesinistra il 28/06/2008
Rivista di approfondimento culturale e politico dell'Associazione SocialismoeSinistra
 

 

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Post n°83 pubblicato il 18 Febbraio 2009 da socialismoesinistra

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.Il Governo all'attacco

dell'unità sindacale e della Costituzione

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In questa legislatura ci troviamo di fronte un governo che, a differenza del passato anche recente, persegue , con lucida ostinazione, l’obiettivo di trasformare in senso autoritario e monocratico l’assetto politico, sociale e persino costituzionale del paese.   

L’attacco ad istituzioni fondamentali della nostra repubblica sta diventando incessante. Si sono già messe le mani sull’assetto pubblico della scuola, altrettanto si sta per fare sull’apparato della giustizia mettendo a repentaglio la tradizionale autonomia del potere giudiziario da quello esecutivo garantiti dalla costituzione, si sta cavalcando l’onda emotiva di alcuni recentissimi avvenimenti ( vedi il caso Englaro ) per mettere, senza alcun ritegno, in discussione i fondamenti laici basilari della nostra repubblica, da nessuno contestate negli anni passati . 

Stiamo assistendo, insomma,  ad un attacco concentrico contro la Costituzione repubblicana. L’attuale premier Silvio Berlusconi lo ha ufficialmente dichiarato nel corso delle ultime polemiche pubbliche contro la decisione del Presidente Napolitano di rifiutare la sua firma ad un decreto legge governativo palesemente anticostituzionale : “ noi abbiamo la maggioranza e non ci faremo condizionare dai nostri avversari. Se la costituzione diviene un intralcio alla nostra azione ci rivolgeremo direttamente al popolo”.  Queste dichiarazioni poi, secondo il suo costume,  Berlusconi le ha smentite : “ sono in ottimi rapporti con la Presidenza della Repubblica “   ha più volte ripetuto ma tutti gli italiani hanno potuto ascoltarlo. 

Se poi andiamo ad esaminare ciò che sta succedendo sul piano dei rapporti sociali, ci accorgiamo immediatamente che il governo Berlusconi si sta rendendo responsabile financo di un tentativo, cui non abbiamo mai assistito nel corso della prima repubblica, di spezzare l’unità sindacale e di selezionare a suo piacimento gli interlocutori sindacali del Governo. Questa volta l’obiettivo ambizioso per l’attacco è il più forte sindacato del paese, quella CGIL che, pur nel processo inesorabile di crisi che l’economia liberista sta determinando nei rapporti tra il sindacato e le sue controparti,  è comunque indiscutibilmente sempre la maggiore organizzazione sindacale italiana e pertanto interlocutore ineliminabile nel confronto tra le parti sociali.  Per Berlusconi però la CGIL ha un grosso difetto, quello di cavalcare sovente posizioni di radicale opposizione non solo alla controparte istituzionale rappresentata dalla Confindustria, ma anche alla politica governativa. Vedi ad esempio la critica serrata della CGIL alle decisioni timide e spesso confuse prese recentemente dal Governo per fronteggiare la gravissima crisi economica in atto . Essa ,secondo il Premier, va pertanto eliminata dal confronto politico tra le parti sociali.  Il pretesto a far questo è stato fornito dal dibattito sulla riforma degli assetti contrattuali, da realizzare attraverso un accordo quadro tra le parti con la mediazione governativa. Non vogliamo entrare  nei punti di merito del contrasto che, in tale discussione, si sono registrati all’interno del movimento sindacale tra la CISL e la UIL da una parte e la CGIL dall’altra. E’ una rottura comunque rilevante e drammatica  che si appoggia su solidi elementi di dibattito.

 Non è certo la prima volta che questioni di tal genere si sono verificate anche in tempi recenti e si sono sempre risolte unitariamente, anche grazie all’opportuna  azione mediatrice dei vari governi. Questa volta però, da parte del governo, non c’è nessun tentativo del genere :  la CGIL è in disaccordo ? Si decida allora tra Confindustria, Governo e sindacati senza la partecipazione della maggiore organizzazione sindacale del paese.   Noi ci auguriamo che CISL e UIL si oppongano alla scelta selettiva di Berlusconi e non accettino le posizioni oltranziste che il Governo propone. Resta comunque, pesante come un macigno, l’intervento scissionista del Governo sul delicatissimo piano dei rapporti col sindacato. Mai ,nella storia del nostro paese , avevamo registrato un atteggiamento così provocatorio e partigiano dei pubblici poteri sul campo delle relazioni sociali. Atteggiamento che non sembra oggetto di alcun ripensamento. In questi giorni infatti il ministro Brunetta ha addirittura confermato che  la CGIL rappresenta  una minoranza e che non c’è da preoccuparsi di una sua assenza dal confronto con il Governo. 

Siamo di fronte pertanto a posizioni rigide e addirittura provocatorie della maggioranza governativa. 

Se aggiungiamo ciò che si sta verificando sul piano dei rapporti sociali alle altre vicende drammatiche che si stanno susseguendo in altri settori fondamentali della vita associata del paese, cui abbiamo già accennato all’inizio di questo intervento, non si può non concludere che stiamo attraversando una fase di vera e propria       “emergenza democratica “.

 

In questa situazione grave appare, purtroppo, il quadro dell’opposizione alla politica governativa, stante la debolezza persistente del Partito Democratico e, dopo le ultime elezioni politiche, l’assenza della sinistra da ogni assise parlamentare nazionale. E’ una mancanza che non può perpetrarsi all’interno delle istituzioni se si intende mettere a freno all’arrembante demagogia populista della coalizione di destra al governo.  

Si fa sempre più impellente quindi la necessità di costruire rapidamente un nuovo soggetto politico a sinistra che sappia cogliere la drammatica situazione del presente e che sappia guardare in avanti ,per superare una volta per tutte le vecchie divisioni interne di schieramento e consentire in tempi rapidi la formazione di una reale alternativa democratica nel nostro panorama politico.

  

Giorgio Pesce

esecutivo del PS del Lazio

 

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L'Associazione SocialismoeSinistra fonda la propria azione politica sulla convinzione che la crisi delle economie dei paesi sviluppati abbia assunto i caratteri di una crisi di sistema, tale da incrinare la fiducia collettiva in un futuro caratterizzato dai livelli di garanzia sociale finora conosciuti, e cancellare l’egemonia delle idee-forza liberiste, neoconservatrici e tecnocratiche attorno a cui l’Occidente ha consolidato gli equilibri di potere responsabili dei processi economici, finanziari e sociali oggi entrati in crisi.
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