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Messaggi del 08/02/2018

 

Cultura digitale – Memoria Simulata

Post n°8494 pubblicato il 08 Febbraio 2018 da sagredo58
 

 

La mia memoria simulata della Piramide di Palenque, mi serve a ben evidenziare quello che inizia ad accadere all'arte ed alla cultura dopo il punto di svolta.

 

Quella della Piramide di Palenque è stata un'esperienza esaltante, indelebile nella mia memoria, purtroppo la piramide Maya c'entra ben poco:

  • la qualità video, l'audio estremamente realistico, l'attenta ed esatta correlazione tra immagine ed effetti sonori;

  • la nuova dimensione introdotta dal joystick, l'interazione;

  • la partecipazione attiva richiesta dall'interazione, non solo sensoriale, mentale, per decidere dove andare, dove guardare, cosa fare;

l'amalgama di tutto questo potenzia l'effetto della simulazione, illude di presenza fisica di "qualcosa di reale".

 

Quel giorno in cima alla piramide mi sono chiesto, oggi continuo a chiedermi, quando sarò ben più rincoglionito di quanto oggi possa apparire sul blog, nel 2038, anno in cui avrò 80 anni, cosa ricorderò della Piramide di Palenque?

  • il viaggio che ho tanto desiderato fare in Messico ma che, ad oggi, purtroppo devo ancora fare, la memoria del reale;

  • quel giorno luminoso, in cui il vento fischiava rabbioso sulla cima della piramide ma stranamente non mi scompigliava i capelli, in cui il mio salire la ripida scalinata avveniva senza ombra d'affanno e la discesa a balzelloni senza dolore alle ginocchia, la memoria della simulazione.

 

Quale sarà la mia memoria?

Il computer realizza un grande attentato alla memoria?

 

In realtà il computer fa molto di più!

Sferra un vero e proprio attacco al concetto stesso di realtà, sostituisce alla realtà "qualcosa di reale" pur in assenza di presenza fisica.

L'esperito indotto da una simulazione, così come la memoria che di questa esperienza s'incamera, sono entrambi a tutti gli effetti reali, frutto dei nostri sensi.

Per questo si parla di realtà virtuale, intesa come sinonimo di memoria simulata, ad indicare quelle simulazioni indistinguibili dalla realtà che ci inglobano al loro interno.

 

 
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Cultura digitale – Punto di Svolta dell’Arte/Cultura

Post n°8493 pubblicato il 08 Febbraio 2018 da sagredo58
 

 

La mia memoria ripescata mi suggerisce di prendere la Notte Stellata di Vincent, che leggo come preludio dell'astrattismo che s'afferma all'inizio del XX secolo, come punto di svolta dell'arte e, per esteso, della cultura, in cui la realtà inizia gradualmente e velocemente a svanire, evaporare, dissolversi.

 

Notte Stellata come punto di svolta dell'arte/cultura:

  • perché Vincent, in una lettera al fratello, afferma di essersi ispirato all'astrazione per dipingere Notte Stellata, influenzato all'amico Paul Gauguin, con cui ha tormentatamente convissuto sino a poco prima, in questo modo preludendo a quell'astrattismo che rigetta la realtà, anche se dal suo punto di vista gli cede, visto che giudica il suo quadro un fallimento;

  • per rispetto della mia memoria,

  • in modo assolutamente arbitrario e personalistico.

 

Assunti i bisonti di Altamira come punto d'inizio della cultura, presa la Notte Stellata di Vincent come punto di svolta dell'arte, posso così affermare che, dalla remota epoca dei bisonti di Altamira, sino alla Notte Stellata di Vincent, per circa 18.000 anni, un periodo veramente lungo:

  • la realtà è sempre stata di fronte all'artista ad ispirarlo;

  • l'artista si è sempre adoperato a rappresentarla nella sua opera rivolta al colto in grado di apprezzarla.

 

L'opera d'arte si è realizzata per tutto questo tempo tramite una modalità di rappresentazione visiva basata su un presupposto:

  • la presenza fisica di "qualcosa di reale".

 

Dopo che cosa è successo?

In che è consistita la svolta?

Per capirlo userò la mia memoria simulata della Piramide di Palenque.

 

 

 
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Cultura digitale – Trasposizione 78 -> 87

Post n°8492 pubblicato il 08 Febbraio 2018 da sagredo58
 

 

Rimanendo nel perimetro del territorio dell'arte, giocando sulla trasposizione di cifre dell'anno '78, balzo avanti nel tempo all'anno '87, cosa che fa emergere altre due memorie:

  • La mia prima visita al Museum of Modern Art di New York nel luglio del 1987, dove scopro il quadro Notte Stellata di Van Gogh, la più visionaria notte nella storia dell'arte;

una notte intensa, il buio illuminato da bagliori violenti, un cielo in movimento, vortici di stelle e luna che mi trasmettono vertigine, un'esplosione d'energia cosmica che m'illude d'infinito.

  • Pochi mesi dopo, nell'ottobre di quello stesso anno 1987, esploro la piramide di Palenque in Messico, bella espressione architettonica della civiltà Maya;

mi muovo a mio agio, solo nell'area archeologica deserta, salgo le ripide scale di pietra che portano alla camera sacra posta sulla sommità della grande piramide a gradoni, entrando sento il vento fischiare attraverso il portale di pietra, dentro guardo ogni geroglifico, ogni bassorilievo; uscendo osservo la rigogliosa foresta subtropicale tutt'intorno, ascolto il frusciare delle foglie, poi mi diverto a scendere a balzelloni gli alti gradini di pietra, e, arrivato alla base, corro nel piazzale antistante la piramide; è stato esaltante.

 

Due memorie fortemente eterogenee:

  • non tanto per quello che ho visto, che pure riguarda epoche, territori, culture, assai lontane;

  • quanto per il diverso modo d'esperire utilizzato, che pure le ha entrambe impresse nella mia mente.

 

Come ho esperito, sperimentato, queste memorie?

  • Notte Stellata, passeggiando attorno al quadro nel museo, fotografandolo ripetutamente con la macchina fotografica analogica che ho all'epoca; esperito che costituisce una memoria ripescata da quello che ho vissuto, perché inerente un evento reale.

  • Piramide di Palenque, seduto alla mia scrivania, nel laboratorio d'intelligenza artificiale in cui lavoravo all'epoca, di fronte ad un PC IBM, con un "nuovissimo" sistema operativo Windows 2.0 (uscito quell'anno, 1987, la versione originale 1.0 è del 1985), con hardware ultra potenziato (schede grafiche, schede audio stereo, coprocessori, memoria), impugnando un oggetto nuovo, inusuale, un joystick (commercializzato dal 1982); esperito che rappresenta una memoria simulata, perché inerente un evento simulato, non reale, visto che purtroppo non sono ancora mai stato in Messico.

 

Eterogeneità di queste memorie, nella contrapposizione tra ripescata e simulata, che coerentemente utilizzo per due usi ben differenti ...

 

 
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Cultura digitale – Punto di Inizio dell’Arte/Cultura

Post n°8491 pubblicato il 08 Febbraio 2018 da sagredo58
 

 

Non so quale sia il punto d'inizio dell'arte/cultura, una lontana memoria mi riporta a galla un tranciante giudizio di Pablo Picasso sull'arte:

"dopo Altamira, tutto è decadenza".

Giudizio che sicuramente segna un inizio!

 

Nell'estate del 1978, ventenne, visito le grotte di Altamira, in Spagna, sulle pareti rocciose della grotta vedo esibirsi, in un'armonia estetica declinata nei colori giallo, ocra, rosso e nero, tanti animali:

  • capre, cinghiali, cavalli, tori, soprattutto bisonti, così tanti bisonti da farsi mandria;

  • bisonti così colorati da apparirmi tridimensionali per la gamma di sfumature che li decora.

 

Nelle grotte di Altamira, nel paleolitico, tra i 18.500 ed i 16.500 anni fa, i cavernicoli:

  • dipingono realistici bisonti, quelli che immagino osservano da lontano nella loro realtà, per evitarne zoccoli e corna;

  • imprimono impronte delle proprie mani, così arrivando a far coincidere realtà oggettiva e sua rappresentazione artistica.

 

Prendo i bisonti di Altamira, il più antico "segno d'artista", opera d'arte, che abbia personalmente visto, come punto d'inizio dell'arte e, per esteso, della cultura:

  • per quello che dice Pablo, che ho scoperto, all'uscita dalla grotta, nella pubblicazione che ne illustrava la storia della scoperta;

  • per attenzione alla mia memoria, al mio vissuto;

  • in modo assolutamente arbitrario e personalistico.

 

 
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