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Messaggi del 02/03/2018

 

Monogamia – 7, Contenimento delle Malattie Sessuali

Post n°8560 pubblicato il 02 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Nelle piccole società di Homo cacciatori-raccoglitori, di circa 30 individui sessualmente maturi, i focolai di infezioni sessuali erano di breve durata, non avevano un significativo effetto sulla popolazione.

 

Se le dimensioni del gruppo di Homo crescono, com'è avvenuto con il passaggio dalla raccolta e caccia all'agricoltura, la presenza di malattie sessualmente trasmesse:

  • senza la possibilità di curarsi, sarebbe aumentata esponenzialmente;
  • avrebbe ridotto i tassi di fertilità, indotto sterilità, in particolare tra i maschi con più partner.

 

Quando gli Homo cacciatori-raccoglitori hanno iniziato a costituirsi in società stanziali e strutturate, hanno iniziato a notare una relazione tra il comportamento promiscuo e il rischio di ammalarsi:

  • di diventare sterili,
  • peggio, di morire.

 

IPOTESI 7

La monogamia sociale, sacrificando l'indole poligama dei maschi Homo appropriatori di femmine, potrebbe, in epoca preistorica, avere ridotto il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

 

Modificare il comportamento promiscuo all'interno della società di Homo, adottando la monogamia, per contenere le malattie sessuali (sifilide e clamidia), è:

  • più vantaggiosa per il gruppo sociale nel suo insieme, oltre che per i singoli;
  • origine, storicamente rilevante, della punibilità sociale per i trasgressori, effettuata mediante allontanamento dal gruppo di chi non avesse seguito il precetto monogamo.

 

Se la malattia sessuale è palesemente iniziata a percepire come rischio, la paura d'infettarsi e la conseguente scelta monogama, potrebbe indurre una forma di proto gelosia, una sorveglianza del maschio sul comportamento sessuale della femmina, così si arriva all'ultima ipotesi, la 8.

 

 
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Monogamia – 6, Figli Energeticamente Costosi

Post n°8559 pubblicato il 02 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Quali sono i figli energeticamente costosi?

Sono quelli portatori di un cervello di grosse dimensioni, o meglio con un alto indice di encefalizzazione (QE).

Indice di encefalizzazione che:

  • mette in relazione la massa del cervello con quella del corpo, mediata su una data specie;
  • stima molto approssimativamente la possibile intelligenza di un individuo di quella specie.

 

Nel corso del suo percorso evolutivo il genere Homo è stato accomunato dal processo di encefalizzazione:

  • il progressivo sviluppo delle dimensioni del cervello;
  • tutte le specie umane che si sono succedute nel corso del tempo sono caratterizzate da un cervello via via più grande rispetto alle precedenti.

 

L'Uomo con un indice di encefalizzazione (QE) di 6-8, ha il valore più alto di tutti gli animali, seguito:

  • non dalle scimmie, come si potrebbe immaginare, con valori compresi tra 1 e 3 a seconda della specie;
  • dal delfino, QE di circa 5.

 

IPOTESI 6

La monogamia sociale, acquisito il vantaggio delle cure biparentali, potrebbe avere offerto un ulteriore non indifferente beneficio come la possibilità di allevare figli energeticamente costosi, ovvero intelligenti, cosa che potrebbe aver favorito il processo di elevata encefalizzazione che si osserva nei primati.

 

Data la fatica di allevare un figlio energeticamente costoso, la cura biparentale dovrebbe assicure, oltre approvvigionamento (Ipotesi 3) ed abbattimento del rischio di infanticidio (Ipotesi 4), anche la buona salute della progenie così arrivando all'ipotesi 7.

 

 
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Monogamia – 5, Coinvolgimento dei Maschi nelle Cure Parentali

Post n°8558 pubblicato il 02 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Per le grandi scimmie, cosi come per le specie del genere Homo:

  • la gestazione e la fase di allattamento richiede una quantità di energia altissima, soprattutto per la madre;
  • i cuccioli possono avere bisogno di cure parentali molto lunghe (un bambino diventa indipendente solo dopo un periodo che va oltre i 7 anni in epoca preistorica, oggi il periodo si è generalmente triplicato);
  • gli sforzi per riuscire a tenere in vita e in buona salute la prole sono altissimi.

 

IPOTESI 5

La monogamia sociale potrebbe essere stata indotta dal vantaggio di poter offrire alla prole le cure biparentali di entrambi i genitori costituenti la coppia, anche del maschio:

  • il contributo maschile, imprescindibile quello femminile, alle cure parentali troppo onerose in termini di energia e calorie per la sola madre, garantirebbe maggiori probabilità di sopravvivenza della progenie;
  • le cure biparentali sarebbero utili ad accelerare la crescita dei cuccioli, ridurne la fase di vulnerabilità, assicurare un maggior successo di vita della progenie;
  • questo varrebbe ancora di più per i primati, in cui le fasi dell'allattamento sono prolungate, in cui l'allevamento della prole impone un alto costo per i lunghi tempi di sviluppo della progenie che comporta.

 

Cure parentali che coinvolgono il maschio in cui peraltro si ritrova la riduzione del rischio di infanticidio (Ipotesi 4), da parte di maschi esterni alla coppia, ampliata dalla lunghezza temporale di dette cure.

 

Non è solo la coppia a contribuire ad un maggiore successo riproduttivo, oltre le cure parentali, sono indispensabili anche le cure "allogenitoriali", ovvero quelle che i parenti più prossimi ai genitori (nonni e zii), o i membri del gruppo sociale, riservano al bambino per crescerlo e alimentarlo.

 

Anche questa ipotesi appare problematica perché diversi dati indicano invece che le cure paterne si sono evolute per lo più dopo l'instaurarsi della monogamia, effetto quindi e non causa.

 

Se già è faticoso allevare un figlio, la cura biparentale peraltro sembra essere l'unica possibilità per allevare figli energeticamente costosi, così passando all'ipotesi 6.

 

 
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