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Messaggi del 13/03/2018

 

1968 – Confessato

Post n°8591 pubblicato il 13 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Mi siedo sulla panca di fronte a tutti, la stessa dove è seduto il prete, ci guardiamo in faccia, mi dice di congiungere le mani in preghiera, eseguo come il bravo bambino che mi sento.

 

Che peccati hai commesso?

Bho? Non saprei, non mi viene in mente nulla, che gli racconto?

 

Insiste, mi esorta.

Mi viene in mente quello che ho fatto in attesa dell'inizio della confessione, mia madre a saperlo si sarebbe incazzata, quindi è certamente un peccato ed anche bello grave, mi vergogno tanto.

 

Sbiascicando le parole confesso:

Mi sono messo le dita nel naso ...

Trattengo il fiato, poi veloce finisco di espellere il peccato, che il resto l'ho già espulso da un pezzo.

Poi ho attaccato la caccola sotto alla panca, lì in fondo dove ero seduto.

Gli altri catechisti ridono, quelli dell'ultima panca si scostano schifati dal posto dove ero seduto prima di iniziare la confessione.

 

Il prete non ride ma nemmeno s'incazza, però si capisce che non gli va bene lo scaccolamento come peccato, per questo motivo m'inizia a tormentare con il VI comandamento!

Non ho ancora capito bene che dice questo comandamento,

Quando giorni prima ho chiesto al prete che vuol dire "fornicare" mi ha detto che vuol dire "non commettere atti impuri".

Cosa che non mi ha chiarito nulla, che cos'è un atto impuro?

Non ho avuto il coraggio di chiederlo dimostrando di non aver capito.

Me lo spiega adesso il prete, di fronte a tutta la platea dei miei compagni.

Ti sei toccato?

Certo che mi sono toccato, mi tocco di continuo, come si fa a non toccarsi, poi mi gratto anche e l'ho già detto che mi sono scaccolato, lo confesso di nuovo.

Non va bene, gli devo sembrare reticente, invece sono solo tanto tonto, ingenuo e ignorante.

 

Ti sei toccato di notte, prima di dormire, nel tuo letto, nelle parti basse?

Qualcuno dei compagni già sogghigna, io cerco di capire se mi sta chiedendo se mi sono grattato i piedi prima di prendere sonno.

Traccheggio in silenzio.

 

Hai guardato i giornalini proibiti?

Finalmente è inequivocabile, ora ho capito, anche se io per la verità li chiamo i giornalini zozzi, li ho scoperti da pochi mesi, assieme al mio compagno di classe.

 

Il prete vuole sapere se mi faccio le pippe!

Cazzo certo che me le faccio le pippe! Anche se da meno di un anno, una montagna di pippe, ogni santo giorno, ma senza giornalini zozzi, non mi servono, è questione di sfregamento di mano, che c'entrano le donne nude?

Con voce tremante ed occhi bassi, rosso in faccia e stremato psicologicamente, ammetto tutto.

Ho visto i giornalini zozzi, mi sono toccato lì ...

 

Mi viene da piangere ma resisto.

I miei compagni non ridono più, sanno che presto prenderanno il mio posto, che la stessa domanda verrà posta anche a loro.

 

Conosciuto il mio immondo peccato, il prete si mette a spiegare la mia colpa:

La masturbazione è un uso indebito della sessualità, quindi un peccato da confessare, ricordalo!

La sessualità è il dono che Dio ha fatto all'uomo e alla donna, per questo deve essere vissuta con rispetto, ovvero per produrre i frutti della vita con la persona che amerai quando sarai grande.

 

Sono infine congedato, vado a riprendere posto dove ho marcato il territorio con una caccola gigantesca.

La penitenza per tutta quella montagna di pippe accumulata da quando ho cominciato pochi mesi prima, a questa mia prima confessione è esigua, me la cavo con tre Ave Maria.

 

Un peccatore come me!

 
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1968 – Confessione

Post n°8590 pubblicato il 13 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Il percorso di catechesi è lungo e ricco di sorprese, la più grande di tutte è un altro sacramento, quello che ho trovato più perfido di tutti, la confessione.

 

Il prete prima spiega (CCC 1424):

È chiamato sacramento della Confessione poiché l'accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento.

In un senso profondo esso è anche una «confessione», riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore.

È chiamato sacramento del Perdono poiché, attraverso l'assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente «il perdono e la pace ».

 

Poi si mette a confessare.

  • Mette tutto il gruppo della catechesi seduto sulle panche nella navata centrale della chiesa, saremo una quindicina, sono uno dei più piccoli perché sono andato a scuola un anno prima, sto sempre in fondo perché sono il più alto di tutti.
  • Poi rigira la prima panca di fronte all'altare, che mette di fronte alla platea delle altre, dove siamo compuntamente seduti.
  • Tutti assisteranno alla confessione di tutti, così s'impara meglio a confessarsi, sostiene.
  • Si siede ed esordisce: Cominciamo dagli ultimi che saranno i primi, vieni tu Marco.

 

Istantaneamente penso:

Ma la confessione non è privata? Con il prete che ha l'obbligo di custodire in segreto quello che gli si racconta?

 

In ogni caso sono tranquillissimo, mi sento un bambino buono, perfino un po' coglione se vogliamo:

  • ubbidisco alla mamma e ancor più al papà, vado d'accordo con la sorellina, voglio bene ai nonni;
  • faccio i compiti e pur non brillando l'essere stato rimandato in dettato seconda elementare, ora che sono in quinta, non mi pare un grosso peccato;
  • non dico parolacce, non faccio a botte, non rubo le figurine dei calciatori panini ai compagni di classe.

 

Insomma mi sento non solo cristiano, perché battezzato, ma anche buono e bravo, me lo dice anche di continuo la nonna di cui sono il nipote più grande!

 

 
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2018 – Perché non ho chiesto d’essere Battezzato!

Post n°8589 pubblicato il 13 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Non ho chiesto di essere battezzato, né appena nato, quando non avrei potuto, né mai successivamente.

  • Perché non confido nelle Chiese, men che mai in quella Cattolica.
  • Perché non ho fiducia nelle religioni, in nessuna, tutte considerate pariteticamente.

 

Soprattutto perché credo che Dio:

  • esista, esclusivamente come proiezione dei bisogni dell'Uomo, immagine mentale di chi riesce a crederlo;
  • ma non sussista, non abbia un'esistenza effettiva e attuale, una corrispondenza nella realtà oggettiva in cui si vive.

 

A rifuggire Chiesa, religione e Dio mi ha portato, appena decenne, il percorso di catechesi che avrebbe dovuto convincermi del contrario e, soprattutto, la stupidità totale del prete che avrebbe dovuto istruirmi.

 

 
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