Creato da: sagredo58 il 03/01/2011
fibrillazioni, tentazioni, emozioni, provocazioni, sensazioni, cazzeggi, per celebrare parola, significato e conoscenza

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Io non prego, io penso – Rosario

Post n°8614 pubblicato il 21 Marzo 2018 da sagredo58
 

Nel momento in cui mia nonna recita il rosario con la comare, non so che cosa sia.

Non ho chiesto a mia nonna del rosario, mi sono informato solo oggi per scoprire che è una forma di preghiera privata, comunitaria, una preghiera devozionale tipica del rito latino della Chiesa cattolica.

La parola "rosario" deriva da un'usanza medioevale che consisteva nel mettere una corona di rose sulle statue della Vergine, rose come simbolo delle preghiere "belle" e "profumate" rivolte a Maria.

La chiesa ne attribuisce la nascita ad un'apparizione della Madonna con la consegna del rosario a San Domenico in epoca tardo medievale.

Il rosario si diffonde grazie alla moltiplicazione delle Confraternite del Santo Rosario, la prima delle quali risale al 1476.

Non essendo momento della liturgia della Chiesa, perché preghiera privata, questa pratica subisce notevoli varianti nel corso dei secoli l’ultima delle quali risale al 2002  quando Giovanni Paolo II aggiunge una quarta categoria di misteri (eventi, momenti o episodi significativi della vita di Cristo e di Maria) alle precedenti tre.

Oggi quindi la versione integrale della preghiera, poco diffusa, consiste in cinque serie di dieci Ave Maria unite alla meditazione dei quattro Misteri per un totale di 200 Ave Maria, più non so bene quante altre preghiere di contorno.

Quante Ave Maria avrò ascoltato in quel tuffo di medioevo in cui mia nonna mi ha precipitato da piccolo?

 

 
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Io non prego, io penso – Appagante vuoto di coscienza …

Post n°8613 pubblicato il 21 Marzo 2018 da sagredo58
 

Sono lì annoiato, a dondolare le gambe, a fissare poco lontano quelle donne, molto attente, impegnate, le loro voci unite in una nenia monotona, incessante.

Solo lo stacco tra una preghiera e l’altra provoca come un leggero sussulto, un ansimare per prender fiato e ricominciare.

Prima penso di addormentarmi, poi entro come in uno stato di trance, una sorta di sonno ad occhi aperti, che mi rilassa e attenua perfino il freddo sulle ginocchia, lasciate scoperte dall’assurda abitudine di vestirmi con i pantaloncini corti come il bambino che sono, pure se già alto come un quindicenne.

Quella cantilena incessante, che nel suo metodico ripetersi si fa litania, nenia, sequela, solfa, tiritera, lamentela e, infine, lagna, quel pregare dove una voce guida fa da contralto a tutte le altre che si fondono, mi rilassa, evitandomi perfino l’iniziale senso di noia sostituito da un appagante vuoto di coscienza.

Non penso, non ho più percezione di spazio, né di tempo, vegeto, soddisfatto di non dover far nulla, il respiro lento cadenzato sulla preghiera.

Mi tradisce solo la bambina oscillazione delle gambe che ora ha preso anch’esso il ritmo della preghiera, tanto da impartire un leggero movimento alla vecchia panca, aggiungendo al canto uno scricchiolio di legno, mi pare ci stia molto bene.

Non capisco a cosa serva tutto questo ma me ne beo.

 

 
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Io non prego, io penso – Tutto è nero …

Post n°8612 pubblicato il 21 Marzo 2018 da sagredo58
 

Quel giorno mia nonna mi strappa dal Frantoio per portarmi nella chiesetta del paesino, addossata ad uno dei tanti castelli Orsini, ai cui piedi è sorto un minuscolo borgo medioevale costruito con roccia grigia.

Andiamo a trovare una comare, che è in chiesa a pregare.

Chiesa piccola, buia, fredda.

Sulla sinistra all’altare, intravedo figure rischiarate da poche grosse candele che spargono un puzzo di sego, odore che oggi ancora illusoriamente sento quando accendo una candela grossa.

Le figure si rivelano donne, piccoli bacarozzetti neri, ripiegati su se stessi, fazzoletti in testa, ampie gonne, corsetti, tutto è nero.

Facce rugose, contadine, scolpite dalla vita all’aperto, rubizze per il freddo, forse anche per qualche bicchiere di vino bevuto per tenerlo a bada.

Stanno sedute, quasi in cerchio, su minuscole sedie impagliate, tra le mani pendono quelle che mi sembrano catenelle, mia nonna mi spiega sono rosari.

Mi fanno un po’ paura, sarei pronto ad identificarle come streghe.

Mia nonna mi fa sedere sul primo banco, nel buio accatta una sedia e si siede a fianco della comare che non so come è riuscita ad identificare in quel fumoso baluginio di candele.

Dalla borsa tira fuori anche lei un rosario e si unisce alla cantilena.

 

 
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Io non prego, io penso – L’olio è già ghiacciato …

Post n°8611 pubblicato il 20 Marzo 2018 da sagredo58
 

Quel freddo inizio novembre, in quel paese di poche anime, l’olio è già ghiacciato.

Imbrunisce e mio nonno, al frantoio di un lontano parente, sovraintende al lento travaso dell’olio in damigiane di vetro e paglia, che oggi non so nemmeno se esistano più.

Travaso reso ancor più complesso dall’essere fatto grazie a vecchissime “misure” di latta che disconoscono il sistema metrico decimale e costringono a complesse conversioni per il calcolo del prezzo dovuto.

Mio nonno con la sua sesta elementare, aveva fatto una sorta di anno integrativo di cui era estremamente fiero, era abilissimo a fare prodigiosi calcoli a mente con le quattro operazioni, capacità di calcolo che non sono mai riuscito ad emulare, che gli consentivano di venire a capo anche di quelle strampalate misure.

Mi è sempre piaciuto quel frantoio, con l’odore d’olio così intenso, con i torchi antichi di legno azionati a mano, i bidoni di raccolta dell’olio e tutta la sfilata delle “misure” allineate in ordine decrescente.

 

 
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Io non prego, io penso - E’autunno, alla fine degli anni ’60 …

Post n°8610 pubblicato il 20 Marzo 2018 da sagredo58
 

E’ autunno, alla fine degli anni ’60, un sabato con i nonni materni vado a prendere l’olio in un microscopico paesino in Sabina, nelle campagne a nord di Roma.

Questa mia affettuosissima nonna, che da piccolo ha saputo insegnarmi  l’amore, tanto che ancora oggi io mi commuovo al solo evocarne il ricordo, è l’unica che abbia tentato di insegnarmi a pregare.

E’ per lei che sono andato a messa la domenica, immediatamente dopo la mia prima comunione. Non è durato molto.

E’ per lei, in fin di vita, che, quando già avevo smesso di andare a messa, ho veramente pregato la prima ed unica volta, limitandomi le poche altre alla meccanica ripetizione di parole e formule per me assolutamente vuote di significato.

La mia preghiera non l’ha salvata, ma non è per questo che ho smesso di pregare.

 

 
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Io non prego, io penso

Post n°8609 pubblicato il 20 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

La preghiera è una delle pratiche comuni a tutte le religioni.

Essa consiste nel rivolgersi alla dimensione del sacro con la parola, o con il pensiero, allo scopo di:

  • invocare   aiuto,
  • lodare, ringraziare, santificare,
  • esprimere devozione o abbandono.

 

La preghiera dovrebbe essere il momento in cui l'Uomo comunica con Dio, viceversa è durante la meditazione che Dio che parla all'Uomo.

 

Io non prego, io penso

Sono ateo, non so pregare.

Mi limito a pensare.

Nel far questo rimango solo, più facile pregare assieme che pensare assieme.

 

Eppure cerco di immaginare cosa voglia dire pregare, credo che chi lo sappia fare abbia uno strumento in più per affrontare la vita in questo mondo:

  • non perché io creda a qualche forma di "esistenza" dopo la morte,
  • perché riconosco a chi prega una forma di pacificazione con se stessi, utile di fronte alle inevitabili avversità che la vita propone.

 

In altre parole chi ha fede in un qualsiasi tipo di Dio, e lo prega, mi appare più sereno.

 

 
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2018 – Informale Dichiarazione d’Ateismo

Post n°8606 pubblicato il 19 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Per anni ho sentito la Chiesa invasiva, in tanti modi, certamente il più fastidioso nella pretesa di elargirmi benedizioni mediante schizzi d'acqua definita benedetta, direttamente a casa mia.

Il prete insistente, sulla soglia della porta che gli impedivo d'attraversare, incapace d'accettare la mia pacata informale dichiarazione d'ateismo, recitata come una litania:

 

Non m'interessa padre ...

 

Non ho chiesto io d'essere battezzato,

la prima confessione di una pippa,

impartitami nel percorso di catechesi m'ha reso Ateo,

peraltro continuo a masturbarmi ininterrottamente da ormai 50 anni,

seppure sposato solo civilmente sono per di più separato,

oggi convivo more uxorio con una donna sposata in chiesa e anch'essa separata,

tutto questo già mi rende un conclamato Apostata Scomunicato,

latae sententiae!

 

In aggiunta non confido nelle Chiese, men che mai in quella Cattolica,

non ho fiducia nelle religioni, in nessuna,

tutte in questo senso considerate pariteticamente.

 

Soprattutto credo che

Dio esista esclusivamente come proiezione dei bisogni dell'Uomo,

immagine mentale che personalmente non mi serve;

ma non sussista, non abbia un'esistenza effettiva e attuale,

una corrispondenza nella realtà oggettiva in cui io vivo.

 

 
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2018 – Dilemma, perché esplicitarlo?

Post n°8605 pubblicato il 18 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Perché allora esplicitare:

  • il mio dilemma (sbattezzarmi o non sbattezzarmi?),
  • la sua soluzione (non mi sbattezzo),

esprimendo indifferenza verso lo sbattezzarmi?

 

Per ribadire a me, contestualmente chiarire ad altri, eventualmente intrigati di transizioni di fase del tipo trattato, la mia posizione in materia di:

  • coerenza o incoerenza di Chiesa e suoi Codici;
  • ateismo e laicità;
  • tolleranza e libertà;

Tutto qui? No, non solo.

 

Per consigliare comunque lo Sbattezzo a chi avesse raggiunto lo stato di Ateo recentemente, diversamente da me che mi ci sono ormai assuefatto:

  • non certo per sponsorizzare un contro-rito vendicativo nei confronti della Chiesa, non sarebbe serio, sarebbe solo inutile;
  • piuttosto per la coerenza sempre dovuta a se stessi, per rivendicare la propria identità nei passaggi importanti della propria vita, sia che siano ritualizzati o meno;
  • oltre che per mandare un chiaro e democratico segnale alla Chiesa, che è come un partito, la sua arroganza si conta sui voti che riceve.

 

Fare chiaramente conoscere la propria identità al mondo sociale che chi ci circonda:

  • evita di dover sottostare ad incoerenti richieste, di un eventuale futuro partner, o della sua/vostra parentela, inerenti canonici riti in chiesa, matrimoni, battesimi, comunioni;
  • oltre che per non rischiare di vedersi rifilare un'estrema unzione, magari mentre si è nuovamente incontinenti e incoscienti, esattamente come quando battezzati.

 

Fare chiaramente conoscere la propria identità alla Chiesa:

  • troppo spesso la Chiesa è convinta di rivolgersi a "tutta" la popolazione della propria parrocchia, identificata nel 96% della popolazione italiana che risulta battezzata;
  • la gerarchia ecclesiastica ritiene che tutti i battezzati per definizione "votino" a suo favore, così che rimane tronfia in assenza di una metrica inequivocabile che gli dimostri la progressiva perdita di voti.

 

Per tutti i dettagli modello della lettera, relative istruzioni, approfondimenti storici, rimando al sito della UAAR https://www.uaar.it

 

 
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2018 – Ormai assuefatto dal mio Ateismo

Post n°8604 pubblicato il 18 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

Eppure solo in quel momento, nel 1968, avrebbe per me avuto senso lo sbattezzarmi, perché è stato quello il momento in cui ho sentito chiudersi una prima fetta del mio passato, sancita:

  • come inizio dal battesimo, inopinatamente coinciso con la nascita, per questo impercettibile, non senziente, incontinente;
  • come fine, seppure pubblicamente inespressa ma per me lucidamente chiara, da quella delirante catechesi, peraltro sopraggiunta dopo 5 anni di elementari dai preti che sicuramente qualche altro contributo alla transizione di fase l'hanno dato.

 

Oggi che allo stato di Ateo sono assuefatto da 50 anni, anche se solo negli ultimi 10 mi sono scoperto Apostata, e poi perfino "automaticamente" Scomunicato, lo Sbattezzo scoperto vent'anni fa è cosa che non significa ormai nulla per me!

 

Per questo non mi sbattezzerò.

 

Perché allora esplicitare il mio dilemma?

 

 
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2018 – Occasione perduta?

Post n°8603 pubblicato il 18 Marzo 2018 da sagredo58
 

 

M'interessa davvero questa tardiva formalizzazione, l'ufficializzazione del cambiamento di stato, indotto dalla transizione di fase, la catechesi, avvenuta nel 1968, ormai 50 anni fa?

 

Transizione di fase che ha segnato il passaggio:

  • dalla fase iniziale di battezzato non senziente, quindi inconscio credente;
  • a quella finale di ateo cosciente, che Dio non esiste e d'essere stato battezzato senza possibilità di sottrarmi.

 

Se al prete ho detto "Eppure sono stato battezzato!", non riuscii, in quella stessa occasione, ad esplicitare il mio ateismo montante, a lui, così come ai genitori, così da evitare anche l'imminente mera formalità della prima comunione.

 

Un occasione perduta?

Non credo, anche avessi esplicitato il mio ateismo, nel 1968 mi sarei sentito isolato, non sarei stato proattivo nel sancire formalmente il nuovo stato raggiunto, perché:

  • circondato, da parte di madre, da una vasta famiglia a base matriarcale, capitanata da una nonna fervidamente credente;
  • influenzato da genitori, come poi avrei capito religiosamente indifferenti, ma ancora formalmente canonici dal punto di vista dell'apparenza religiosa (forse per la nonna fervente?);
  • non supportato dall'UUAR, associazione non ancora concepita, in un'epoca in cui l'ateo faceva paura perché diverso (temo che oggi sia ancora così);
  • sprovvisto di una teorizzazione dello sbattezzamento e, soprattutto, dell'inesistenza o meglio umana fallacità del concetto di Dio.

 

 
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