Con questo tono trionfale il corriere dello sport titolava all’indomani di Milan-Palermo. Così il Milan domenica sera non ha solo agganciato la Fiorentina, ma automaticamente, con la vittoria allo scadere sul Palermo, ne ha preso il posto nella partecipazione alla prossima Champions League, considerato il fatto che il campionato è appena finito. Il giornale sportivo di Roma, dopo aver dimostrato due settimane prima quanto tenesse a congratularsi con l’Inter per la vittoria ottenuta al Massimino sul Catania (“uno scudetto da ridere” il titolo in prima pagina), con lo stesso entusiasmo e medesima partecipazione rende onore e gloria alla seconda milanese che ha ragione d’un'altra squadra del malaugurato meridione. A spiegare un accanimento così violento nei confronti dell’Inter, mi spiace, ma non basta ingenuamente asserire che questa è la zavorra dell’antipatica immagine dei più forti. Del resto anche l’equilibrato Galliani, in un’intervista rilasciata qualche settimana fa, ha gagliardamente affermato che, quest’accanimento, contro il Milan non s’è mai verificato. È assolutamente vero.Il Milan, anche quando vince, non è mai antipatico. Il Milan è simpatico e vincente anche quando perde o inorridisce i propri tifosi con prestazioni piuttosto mediocri. Il Milan è diventato simpatico persino agli juventini, e questo mistero io proprio non me lo spiego. Perché ancora non so, o faccio finta di rimuovere (perché la realtà è troppo dura) che presidente del Milan e presidente di Mediaset magicamente coincidono nella stessa medesima persona. E rimuovo anche dalla memoria da quanti anni è che alla rai non si cambia più consiglio d’amministrazione, e dimentico anche quando e da chi fu nominato. Lascio perdere il capitolo La 7 perché è un po’ più delicato.Ora, al di là delle subdole e meschine manovre commerciali e politiche che sottendono al mondo del pallone, mi piacerebbe con lucidità scrivere attorno a due grossissime responsabilità, professionale ed etica, che i giornalisti nel loro mestiere “gratificante”, abitualmente calpestano.1) Dovere d’informazione, imparziale e ispirato da un sempre verde spirito d’amore per la verità.2) Dovere educativo, che trae forza dalla coscienza dei propri mezzi comunicativi.Chiudo insistendo con qualche riga sul secondo punto. Quando morì il maresciallo Raciti, a causa dell’imboscata tesa dai catanesi ai tifosi del Palermo, non vi fu un solo giornalista che non dimostrò il proprio sdegno, il proprio sincero dolore, e la propria purezza d’animo chiedendo a gran voce di fermare un campionato alla mercé d’un tifo troppo violento. Quando morì accidentalmente Gabriele Sandri, dopo il tristemente famoso tentativo di guerra civile d’una folle notte romana, e con le dovute intossicanti strumentalizzazioni politiche, i giornalisti ancora a gran voce (con voce sicuramente rotta dall’emozione) invocarono uno stop ormai inevitabile.Effettivamente, guardando le ormai indiscutibili trasmissioni sportive di mediaste e rai, e leggendo di sfuggita (perché mi sono francamente stancato d’esser insultato come uomo prima, come tifoso poi) i giornali che di calcio si occupano in modo così scrupoloso, ho la sensazione che titoli come “Adesso Basta!”, “Scandalo Inter”, e parole pronunciate sommessamente che recitano “certo, è difficile non insinuare sospetti alla luce di questi fatti…”, non tengano responsabilmente conto della fragilissima condizione d’un tifo organizzato, che quando può mette mano alle armi. I giornali, sempre più in modo evidente quelli sportivi (quelli non sportivi lo sono sempre stati), stanno rivelando con prepotenza il proprio diabolico volto. Sono seminatori d’odio e terrore. Guardatevene bene, o, se proprio dovete, leggeteli con estrema cautela.Dav.
"Milan in Champions!"
Con questo tono trionfale il corriere dello sport titolava all’indomani di Milan-Palermo. Così il Milan domenica sera non ha solo agganciato la Fiorentina, ma automaticamente, con la vittoria allo scadere sul Palermo, ne ha preso il posto nella partecipazione alla prossima Champions League, considerato il fatto che il campionato è appena finito. Il giornale sportivo di Roma, dopo aver dimostrato due settimane prima quanto tenesse a congratularsi con l’Inter per la vittoria ottenuta al Massimino sul Catania (“uno scudetto da ridere” il titolo in prima pagina), con lo stesso entusiasmo e medesima partecipazione rende onore e gloria alla seconda milanese che ha ragione d’un'altra squadra del malaugurato meridione. A spiegare un accanimento così violento nei confronti dell’Inter, mi spiace, ma non basta ingenuamente asserire che questa è la zavorra dell’antipatica immagine dei più forti. Del resto anche l’equilibrato Galliani, in un’intervista rilasciata qualche settimana fa, ha gagliardamente affermato che, quest’accanimento, contro il Milan non s’è mai verificato. È assolutamente vero.Il Milan, anche quando vince, non è mai antipatico. Il Milan è simpatico e vincente anche quando perde o inorridisce i propri tifosi con prestazioni piuttosto mediocri. Il Milan è diventato simpatico persino agli juventini, e questo mistero io proprio non me lo spiego. Perché ancora non so, o faccio finta di rimuovere (perché la realtà è troppo dura) che presidente del Milan e presidente di Mediaset magicamente coincidono nella stessa medesima persona. E rimuovo anche dalla memoria da quanti anni è che alla rai non si cambia più consiglio d’amministrazione, e dimentico anche quando e da chi fu nominato. Lascio perdere il capitolo La 7 perché è un po’ più delicato.Ora, al di là delle subdole e meschine manovre commerciali e politiche che sottendono al mondo del pallone, mi piacerebbe con lucidità scrivere attorno a due grossissime responsabilità, professionale ed etica, che i giornalisti nel loro mestiere “gratificante”, abitualmente calpestano.1) Dovere d’informazione, imparziale e ispirato da un sempre verde spirito d’amore per la verità.2) Dovere educativo, che trae forza dalla coscienza dei propri mezzi comunicativi.Chiudo insistendo con qualche riga sul secondo punto. Quando morì il maresciallo Raciti, a causa dell’imboscata tesa dai catanesi ai tifosi del Palermo, non vi fu un solo giornalista che non dimostrò il proprio sdegno, il proprio sincero dolore, e la propria purezza d’animo chiedendo a gran voce di fermare un campionato alla mercé d’un tifo troppo violento. Quando morì accidentalmente Gabriele Sandri, dopo il tristemente famoso tentativo di guerra civile d’una folle notte romana, e con le dovute intossicanti strumentalizzazioni politiche, i giornalisti ancora a gran voce (con voce sicuramente rotta dall’emozione) invocarono uno stop ormai inevitabile.Effettivamente, guardando le ormai indiscutibili trasmissioni sportive di mediaste e rai, e leggendo di sfuggita (perché mi sono francamente stancato d’esser insultato come uomo prima, come tifoso poi) i giornali che di calcio si occupano in modo così scrupoloso, ho la sensazione che titoli come “Adesso Basta!”, “Scandalo Inter”, e parole pronunciate sommessamente che recitano “certo, è difficile non insinuare sospetti alla luce di questi fatti…”, non tengano responsabilmente conto della fragilissima condizione d’un tifo organizzato, che quando può mette mano alle armi. I giornali, sempre più in modo evidente quelli sportivi (quelli non sportivi lo sono sempre stati), stanno rivelando con prepotenza il proprio diabolico volto. Sono seminatori d’odio e terrore. Guardatevene bene, o, se proprio dovete, leggeteli con estrema cautela.Dav.