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SETTORI FOTOGRAFICI


Il testo è un breve estratto dal "Manuale di Introduzione alla Fotografia Professionale" di TAU Visual. Le indicazioni piu' complete sono contenute nel manuale stesso o nella zona riservata del sito www.assistenti.comIn questo estratto riassuntivo NON VENGONO CONSIDERATI molti aspetti, compresi invece nella trattazione completa (sono esclusi voci come: Investimento necessario; Validità della concorrenza; Aspettative economiche; Possibilità di evoluzione; Interesse professionale, ed altro.)I CAMPI SPECIFICIConsideriamo, per amore di sintesi:1) Commerciale2) Pubblicitaria3) Moda4) Agenzia e free lance5) Matrimonio e cerimonie6) Ritratto7) Reportage sociale8) Natura9) Viaggio10) Architettura ed arte 1) FOTOGRAFIA COMMERCIALEPer fotografia commerciale si intende la realizzazione di servizi fotografici destinati a cataloghi, depliant, stampati descrittivi o di promozione locale. Il genere fotografico prevalente è lo still life, cioè la realizzazione di immagini di studio, a cui si aggiungono una minoranza di riprese in  esterni e di riprese animate (cioè con persone).Tempo di introduzioneSi tratta di un genere che consente un'introduzione medio-lenta, dato che la concorrenza è relativamente agguerrita.Essendo necessaria una discreta competenza tecnica e l'investimento di una certa somma (vedi punto c), il settore si presta piuttosto poco all'introduzione graduale.Rende relativamente più lento il meccanismo di introduzione il fatto che molte delle attività nascenti, di fotografi professionalmente giovani ma poco formati sul piano imprenditoriale, tendono a svendere i loro servizi praticamente sottocosto, rovinando il mercato dei lavori più semplici ed abbordabili. Il problema con le relative conseguenze e soluzioni è affrontato nel terzo capito del Manuale.Mediamente, è comunque valutabile un tempo di introduzione da due a quattro anni.Zone di attuabilitàDopo la fotografia per privati (matrimonio e ritratto), la fotografia commerciale è il settore di maggior universalità nell'introduzione. Fatta eccezione per alcune zone depresse al sud e per quelle spiccatamente agricole o montane, quasi tutte le province d'Italia sono adatte all'avviamento di un'attività fotografica commerciale.Zone preferibili sono i bacini di utenza posti nelle vicinanze dei grandi centri (zone limitrofe a Milano, Torino, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, eccetera) e tutte le zone con buona concentrazione di piccole e medie imprese.A dispetto di quanto non si creda comunemente, le grandi città, Milano in testa, non rappresentano una soluzione felice per l'insediamento di un'attività fotografica commerciale; se da un lato è infatti vero che in questi centri si trovano numerosissimi potenziali clienti, d'altro canto il numero di fotografi che propone i propri servizi a queste ditte è più che proporzionale al numero dei clienti, col risultato che la "fetta di torta" spettante a ciascun operatore è mediamente meno appetibile di quella caratteristica di zone meno centrali, purché mediamente attive.Una delle zone più fiorenti per la fotografia commerciale è il triveneto nel suo complesso.Saturazione del mercatoQuasi tutte le zone ad alta densità industriale sono anche piuttosto inflazionate sul piano della presenza di fotografi professionisti. Come già accennato, è un errore il credere che le maggiori città, Milano in testa, rappresentino in assoluto la miglior postazione per un'attività di fotografia commerciale: ad una notevole concentrazione di ditte fà contrappunto una più che proporzionale concentrazione di fotografi, in clima di fortissima competizione fra di loro. Nei piccoli centri, peraltro, è piuttosto radicato un clima di continuo ribasso delle tariffe, ovviamente deleterio alla corretta conduzione dell'attività.Mediamente parlando, il settore specifico della fotografia commerciale può dirsi piuttosto pesantemente inflazionato. Il sempre rinnovato spazio per l'introduzione di altri professionisti deriva dalla possibilità che il nuovo arrivato "scalzi" un professionista già attivo, ma di scarsa capacità.Possibilità di riuscitaLa fotografia commerciale è un settore a rischio medio.La percentuale di fallimento (inteso come mancato raggiungimento dell'obiettivo prefisso) è mediamente del 15-18%.Si raggiungono punte del 30% per le attività lanciate su Milano, mentre si scende ad un 10% nei centri medio-piccoli.2) FOTOGRAFIA PUBBLICITARIACol termine "fotografia pubblicitaria" intendiamo descrivere in queste pagine la branca professionale che si occupa della realizzazione di immagini destinate a pagine pubblicitarie ed affissioni, e che rappresentino la concretizzazione di investimenti promozionali con budget alto o medio-alto.La divisione di questa branca da quella precedentemente trattata (fotografia commerciale) è solo apparentemente fittizia: in realtà è abbastanza sostanziale.Per certi versi, è vero che la fotografia pubblicitaria sembra essere la normale integrazione della fotografia commerciale o, forse, semplicemente come un'applicazione specifica di quest'ultima.Tuttavia, in moltissimi casi i due mondi tendono a separarsi, finendo col generare una vera e propria specializzazione a se stante (basata anche sulla diversità delle competenze e delle tariffe), tale che raramente il fotografo pubblicitario dedica molto tempo alle immagini più apertamente commerciali, e forse ancor più raramente il fotografo commerciale riesce a garantirsi lavori pubblicitari veri e propri.Anche le regole di mercato mutano a questi due differenti livelli, consigliando di trattarli separatamente, come è stato fatto.Tempo di introduzioneSi tratta di un fattore pesantemente aleatorio.Mediamente, il tempo necessario ad una discreta affermazione è piuttosto lungo (dai 5 ai 10 anni), ma le eccezioni sono numerosissime e significative. I fattori in grado di arrestare od accelerare l'introduzione sono in buona misura imponderabili ed indipendenti dalla statura professionale del fotografo, tanto e vero che moltissimi professionisti di buone capacità stentano a decollare in questo settore o non vengono neppure notati, mentre un numero non indifferente di professionisti già introdotti non ha - oggettivamente parlando - delle qualità molto superiori a quelle di altri colleghi.Di base, è indispensabile una reale padronanza del mezzo, oltre che una discreta dose di creatività dalle concrete applicazioni commerciali (cioè un gusto non eccessivamente riconoscibile e monotono). Una buona personalità e, spesso ma non sempre, una competenza per un settore bene specifico sono fattori d'aiuto. Pressoché indispensabile è il lavorare su Milano od in un'altra piazza molto significativa.Zone di attuabilitàUno dei più frequenti motivi di delusione dei professionisti di livello medio-alto operanti in zone mediamente periferiche (come città, ad esempio, delle dimensioni di Bologna, Prato, Pescara, ecc) è la constatazione che, pur essendo in grado di offrire servizi effettivamente di livello elevato, quando si tratta di considerare le campagne pubblicitarie più interessanti - sia professionalmente che economicamente - i clienti tendono a gravitare sempre su Milano.Nonostante venga offerta praticamente "in casa" una fotografia di pari qualità, è difficile far accettare al cliente l'idea di servirsi di un professionista locale.Il fenomeno è fastidioso, ma innegabile ed ormai radicato.I motivi di questo stato di cose vanno ricercati in due differenti componenti, uno di carattere oggettivo ed uno di carattere soggettivo.a) Sul piano oggettivo, molto spesso l'agenzia pubblicitaria investita della responsabilità di curare gli interessi del cliente che si affida ad essa preferisce "giocare sul sicuro", servendosi di professionisti di chiara fama, noti a livello nazionale, per poter dimostrare al cliente di avere utilizzato per la sua pubblicità il meglio di quanto il mercato era in grado di offrire. Così, anche se l'immagine fotografica necessaria alla campagna avrebbe potuto effettivamente essere realizzata anche da un fotografo disponibile nelle vicinanze, l'agenzia preferisce rivolgersi ad un "nome" famoso sulla piazza di Milano (o altre piazze europee), in modo che non possa essere assolutamente contestabile la sua scelta.In questi casi, avrebbe ben poca importanza risparmiare qualcosa sulle prestazioni del fotografo, se questo risparmio potesse significare per l'agenzia il rischio di sentirsi rimproverare di non avere scelto l'optimum.b) Sul piano soggettivo, invece, interviene semplicemente un fattore di "snobismo", in virtù del quale il cliente appare essere gratificato all'idea di servirsi delle prestazioni di un professionista esterno; il fenomeno si ripete con identica configurazione anche a danno dei professionisti affermati operanti su Milano, i quali - per numerosissime campagne importanti - si vedono spodestati e superati da altri fotografi di Parigi, Londra, New York. Se Milano è il centro della pubblicità italiana, resta pur sempre la "periferia" su scala mondiale, e non è raro che, per lo stesso meccanismo visto al precedente punto, il lavoro venga passato ad un fotografo straniero affrontando anche i costi di trasferta, anche se sulla piazza si sarebbe certamente potuto trovare un professionista di pari capacità.Indipendentemente dalle cause, tuttavia, la difficoltà dell'avviamento in periferia di un'attività fotografica pubblicitaria ad alto livello è un dato di fatto; la quasi totalità delle iniziative in questo senso è destinata a colpire l'obiettivo più in basso delle aspettative del fotografo.Concretamente, pur essendo possibile lavorare per il settore pubblicitario anche al di fuori di Milano, occorre aspettarsi una continua "fuga" di molti dei lavori interessanti verso questa città, anche se lo studio fotografico periferico fosse in grado di offrire servizi di qualità uguale o superiore a quelli ottenibili a Milano.L'attività di fotografo pubblicitario è dunque avviabile nelle zone di maggior vivacità pubblicitaria (oltre a Milano, molto distaccate seguono le province di Torino, Roma, Bologna, Firenze, Verona, Treviso, Padova, e altre). In ogni caso, bisogna attendersi da queste ultime zone una risposta d mercato che collocherà lo studio con ogni probabilità a cavallo fra la fotografia commerciale e quella pubblicitaria, rendendo necessaria per lo meno l'attività di un agente sulla piazza di Milano volendo incrementare e potenziare quest'ultima componente.Saturazione del mercatoIl mercato della fotografia pubblicitaria non si può definire "saturo", dato che si autolimita.Di fatto - e per la definizione che ci siamo dati di questo settore - il novero dei fotografi effettivamente definibili come "pubblicitari" corrisponde per certi versi alla frangia più affermata dei professionisti, ed il numero di questi si dilata o si restringe automaticamente in funzione delle tendenze di mercato.Le fortune di questo settore fotografico sono intimamente e profondamente connesse alla contingenza economica. In fase di recessione industriale si assiste ad una significativa contrazione del mercato dei fotografi pubblicitari, ed una riduzione del fatturato di ciascuno di essi. Viceversa, in fase di boom economico (anche settoriale), si assiste ad un'espansione della branca specifica.Curiosamente, ma in modo molto sintomatico di questo legame, l'andamento della fotografia pubblicitaria segue grossomodo la curva a media mobile a 180/360 giorni dell'andamento dell'indice MIB (indice di borsa).Possibilità di riuscitaPer ovvio corollario di quanto descritto, la percentuale di riuscita è bassa, assestata sempre sotto il 10% delle attività.3) FOTOGRAFIA DI MODALa fotografia di moda è il settore che più spesso affascina operatori e non, attraendo come un miraggio di successo professionale.Alla formazione di questa sensazione ha certamente contribuito quella "finestra" di boom della moda italiana verificatasi a cavallo degli anni ottanta, periodo durante il quale l'espansione e la fortuna contingente del fenomeno italiano del pret-a-porter ha generato imperi economici attorno agli stilisti e figure da mito attorno a fotografi addetti ai lavori in quel settore.Ridimensionatosi il fenomeno di mercato, l'alone di fascino legato al settore di specializzazione si è ridotto, pur lasciando un'indelebile traccia di interesse a moltissimi livelli.Riuscire a considerare con oggettività le possibilità e la portata di un eventuale passo in questa direzione può essere utile tanto al professionista in cerca di evoluzione quanto al neofita in cerca di una prima specializzazione.Tempo di introduzioneIl settore della fotografia di moda è il regno dell'imponderabile.Il mercato è in realtà abbastanza ristretto (pochi operatori economici di rilievo), e notevolissima è la percentuale di aspiranti fotografi nel settore.Il tempo di introduzione, di conseguenza, è mediamente uno dei più lunghi; la media, tuttavia, risulta allungata dal fatto che sono frequentissimi i casi di insuccesso quasi totale, nei quali vengono spesi anni ed anni nel bussare a porte che di fatto non si apriranno mai. Per contro, abbastanza frequente è il caso di carriere fulminanti, partite (e spesso anche bruciate) nel giro di due o tre anni.Pane al pane e vino al vino. In questo settore, ove la sproporzione fra offerta e domanda è enorme, la conoscenza personale di qualche addetto ai lavori ha un'importanza veramente decisiva nel rendere accettabile il tempo di introduzione o, addirittura, nel rendere possibile tale introduzione. Se da un lato è vero che la "spintarella" non è sufficiente per mantenere sulla breccia un fotografo che, dopo si dimostrasse incapace ed indegno della fiducia accordata, dall'altro bisogna ammettere che il meccanismo della conoscenza diretta è in assoluto quello mediante il quale più frequentemente si accede a qualche lavoro interessante, in grado di innescare la spirale dell'evoluzione professionale. Per conoscenza personale non si intende necessariamente il grado di parentela con la redattrice di moda, ma anche tutte le conoscenze occasionali maturate in ambiente collaterali al lavoro. E' da questa considerazione che nasce una particolare vivacità degli ambienti "mondani" orbitanti attorno alla moda ed alla creatività collegata: sono contatti utili alla professione, oltre che stimolanti sul piano creativo e cognitivo delle tendenze.Prendendo a prestito una definizione filosofica, la conoscenza personale è condizione necessaria ma non sufficiente. Meglio: non sufficiente, ma necessaria.Zone di attuabilitàAspirando ad una reale specializzazione nella fotografia di moda, in Italia la scelta deve obbligatoriamente cadere sulle zone di Milano, Firenze, Roma.Interessanti specializzazioni intermedie (a cavallo fra la fotografia di moda vera e propria e quella di moda-commerciale) si ottengono anche operando in molte zone del Veneto, della pianura Padana, della Toscana, di alcuni punti del centro Italia, e marginalmente nel biellese, nel comasco ed in bacini di utenza simili: zone, cioè, nelle quali una discreta concentrazione di industrie manifatturiere specializzate in alcune fasi della lavorazione riesce a fornire la possibilità di un leggero orientamento della fotografia commerciale verso il versante merceologico legato alla moda.Saturazione del mercatoE' uno dei settori più saturi in assoluto, battuto in negativo solo da alcune frange della fotografia editoriale e di viaggio.Il rapporto domanda-offerta è patologicamente sproporzionato, il che favorisce marcati fenomeni di inflazione dei componenti.Possibilità di riuscitaMinime.A differenza di altri settori, non sono rilevabili percentuali affidabili, dato che è assai arduo censire i tentativi in questo settore.Per estrapolazione e proiezione, si può comunque indicare la percentuale di effettiva riuscita inferiore al 5%.Migliori possibilità (intorno al 40%) per un'introduzione nel settore marginale della fotografia di moda/commerciale (vedi punto b).4) FOTOGRAFIA FREE LANCE E TRAMITE AGENZIACon il termine "fotografia free lance e tramite agenzia" NON intendiamo definire, in questo testo, la fotografia di reportage sociale e di cronaca, espressamente descritta più avanti.In questa presentazione si fa cenno alla "fotografia free lance" intendendo quella frangia di produzione di immagini che avviene senza committenza diretta, cioè senza avere un cliente che in specifico commissioni il lavoro per sé; dunque, tutte quelle produzioni eseguite dal fotografo di sua spontanea volontà, per poi proporle ai potenziali clienti, editoriali o commerciali.Specialmente per gli utilizzi commerciali, il contatto diretto fra fotografo e cliente sarebbe pressoché impossibile - per questo genere di fotografia - se non esistesse la mediazione di agenzie d'archivio che, trattenendo in deposito le immagini di molti fotografi, le propongono ai potenziali clienti, incassando il compenso per la pubblicazione per stornare poi una cospicua percentuale al fotografo autore dell'immagine (solitamente, al fotografo va dal 40 al 70% della cifra pagata dal cliente all'agenzia. La media e' del 50%).Le immagini prodotte possono (e devono) essere dei generi più disparati: spiagge assolate, belle ragazze, uomini impegnati nei loro lavori, bambini, coppie, paesaggi spettacolari, immagini d'effetto, reportage non legati alla stretta esigenza di cronaca, immagini di costume, e così via.Ci si riferisce dunque a questo genere di fotografia quando in questo testo si parla di fotografia free lance.Tempo di introduzionePiù che di tempo di introduzione vero e proprio si dovrebbe parlare di un "tempo di avviamento". Caratteristica di questo modo di lavorare - molto diffuso e conosciuto all'estero, ma abbastanza inconsueto in Italia - è infatti quello di accumulare un cospicuo numero di immagini da archivio, contando non solo e non tanto sull'immediata vendibilità del servizio che si sta realizzando di volta in volta, quanto sull'utilizzabilità anche delle singole immagini, da parte di più clienti in tempi successivi.Per questo motivo, e per il fatto che nella maggior parte dei casi queste immagini vanno affidate ad un'agenzia, non ci si deve più basare sul fatto di essere "conosciuti" dai clienti, quanto sul potere contare su di un proprio insieme di immagini tanto ampio da consentire delle valide vendite, abbastanza frequenti da rappresentare un vero lavoro.Non è possibile indicare dati assoluti, poiché la vendita delle immagini è legata anche a fattori soggettivi (qualità delle foto, pertinenza col mercato, introduzione dell'agenzia), oltre che oggettivi.Mediamente, tuttavia, occorrono circa 10.000 immagini (contando anche le varianti utilizzabili e differenziate dello stesso scatto, come sarà spiegato) per poter iniziare a vedere i frutti concreti del proprio lavoro. Con 3.000-4.000 immagini si possono avere le prime vendite, ma niente di davvero continuativo e sostanzioso.Tradotto in termini di tempo, occorrono dai due ai cinque anni perché l'attività vada "a regime", potendo eventualmente sostituirne un'altra.Ciò che, tuttavia, è particolarmente interessante e caratteristico solo di questo genere di fotografia è la possibilità di iniziare l'attività dedicandosi ad essa con un impegno part-time, ad esempio a metà tempo.Pur essendo necessario un impegno serio e costante (le immagini da realizzare devono essere di significativa qualità, e non poche), non esiste quasi il fattore tempo dettato dal cliente. Il fotografo, in una parola, dosa il suo tempo e la sua attività in funzione delle proprie esigenze, e non di quelle del cliente.Ad attività avviata, questo vantaggio di introduzione "progressiva" si traduce in un tipo di impegno cadenzato dai ritmi dettati dal professionista, e non dal mercato. Desiderando lavorare da mezzogiorno a mezzanotte, nessuno impedirà di decidere il periodo delle proprie ferie per il mese di maggio o di gennaio, invece che in agosto, come i più sono costretti.Zone di attuabilitàAltro indiretto vantaggio di questo genere di fotografia è l'attuabilità senza particolari limiti geografici.Evidentemente, risultano favorite quelle attività condotte in vicinanza dei grandi centri di distribuzione (ancora una volta, Milano in testa, seguita da Roma e Torino), ma si tratta di un'agevolazione minima, se rapportata agli scompensi di fattibilità propri di altri settori professionali.Di fatto, il free lance che lavori tramite agenzia deve periodicamente visitare la o le sua/e agenzia/e, sia per l'apporto di nuovo materiale, sia per scambiare qualche parola con i responsabili, ed eventualmente controllare di tanto in tanto gli estratti conto.Tuttavia, tutto ciò si traduce in uno spostamento ogni tre, quattro mesi, tranquillamente abbinabili ad altri "giri" programmati per le riprese.Saturazione del mercatoIn Italia i professionisti orientati verso questo genere di produzione fotografica sono relativamente pochi, in rapporto all'estensione del fenomeno sul mercato.Sull'intero mercato fotografico, quote oscillanti fra il 30% ed il 70% (fotografia editoriale) e stabilizzate attorno al 35% (fotografia commerciale) sono mediate dalle agenzie d'archivio; eppure, i fotografi italiani realmente specializzati nel settore sono ancora in proporzione molto meno. Tutta la quota di carenza viene assorbita dalle immagini prodotte all'estero, da professionisti stranieri, che - infatti - rappresentano la maggioranza assoluta dei nomi rappresentati nelle nostre agenzie d'archivio.Il mercato, nel suo insieme, risente poi della stessa relativa contrazione propria degli altri settori. Tuttavia, sono il canale distributivo e l'approccio alla professione ad essere ancora poco sfruttati dai fotografi italiani.Possibilità di riuscitaFerma restando la necessità di una qualità elevata e di un'interpretazione intelligente delle esigenze del mercato, le possibilità di riuscita nel settore sono molto buone (oltre il 65%).Giocano a favore del fotografo sia il tempo, dilatabile a seconda delle proprie esigenze e delle proprie capacità, sia il fatto che non occorre avere una particolare "grinta" commerciale, dato che il contatto diretto con il cliente viene gestito dall'agenzia, e non dal fotografo. Quest'ultimo fattore aiuta in maniera sensibile quei professionisti che, pur particolarmente validi sul piano tecnico e fotografico in generale, non sono molto portati per il contatto con la clientela e risultano spesso soffocati dall'intraprendenza commerciale dei concorrenti più decisi, negli altri settori fotografici professionali.fonte : http://www.fotografi.org/scegli_settore.htmA domani con la seconda parte