**TEST**
Creato da soul_woman il 20/02/2006

chocolate factory

La capacità di stupirsi di fronte alle cose, senza fare mille congetture...

 

 

ed era solo il mio compleanno

Post n°58 pubblicato il 07 Giugno 2017 da soul_woman

Sono le ore 22 e tutto è pronto per la serata. Il cane è stato legato in fondo al giardino, nel salone troneggia il nuovo e bellissimo tappeto acquistato su Amazon, sopra il quale troneggia il nuovo e bellissimo tavolino acquistato da Ikea, sopra il quale in bella vista ho già posto piccoli stuzzichini (patatine, quadratini di pane, pesti di vari gusti). Il vino è in frigo da giorni, nella credenza ci sono i miei nuovissimi calici per il vino, grandi come quelli da enoteca, che fanno concorrenza a quelli più antichi e tradizionali del mio corredo, e la torta decorata con roselline realizzate con petali di mele è già pronta e spero anche che sia buona.

Sono le ore 22, tutto è pronto per la serata ed ancora non si vede arrivare nessuno. E se non arrivasse davvero nessuno? Non è una possibilità così remota, è già successo che un cospicuo numero di persone disertasse il mio compleanno. Come quella volta in cui compivo 31 anni e volevo cogliere l’occasione per festeggiare anche la mia convivenza con il mio storico fidanzato. Di 20 invitati alla fine ne vennero solo 5 ed ho faticato parecchio per smaltire nei giorni a seguire sia i 2 kg di torta gelato che avevo ordinato per l’occasione, sia l’amarezza per la consapevolezza di non contare molto per nessuno.

Mi ero ripromessa di non festeggiare mai più, anche se fino ad allora non è che i festeggiamenti si fossero sprecati. In famiglia il compleanno non è mai stata una di quelle ricorrenze così importanti da meritare addirittura un festeggiamento ed a parte i primi due anni di vita, di cui non ho alcuna memoria tranne che per le innumerevoli foto che mi ritraggono bambina, con le guance paffute e gli occhi grandi insieme a parenti giovanissimi ed ancora in vita, non ci sono stati episodi degni di nota. Niente più torta, niente più festeggiamenti, figuriamoci i regali! Baggianate da gente che ama apparire e nulla più.

Certo c’è stata l’unica piccola parentesi del mio diciottesimo compleanno, 2 giorni dopo la strage di Capaci, in un’atmosfera surreale, che più che un compleanno sembrava un’ostentazione di una ricchezza (che non avevamo) da sbattere in faccia ai parenti che ci credevano dei pezzenti morti di fame. Che bei momenti. E poi, anche volendo, in quegli anni di totale isolamento chi mai avrei potuto invitare ad un’ipotetica festa? La mia cerchia di amici più che una cerchia era un piccolo puntino formato esclusivamente dalla mia persona. Meglio lasciare correre.

Negli anni a seguire ho sempre preferito festeggiare in maniera intima, quando ho avuto qualcuno con cui condividere questa intimità, ed una giornata trascorsa fuori, a passeggiare all’aria aperta ed a mangiare prelibatezze del luogo mi è sempre stata molto più che sufficiente. Sono in pochissimi a conoscere la data del mio compleanno, ho persino disabilitato la visualizzazione della data di nascita su Facebook ed in ufficio, dove da anni vige la tradizione che il festeggiato offre la colazione, sono all’oscuro di tutto.

Ed allora perché quest’anno mi è tornato questo desiderio di festeggiare? Sarà forse per quella promessa fatta mesi fa, attorno al tavolo di una pizzeria, quando abbiamo preso l’impegno di festeggiare assieme tutti i nostri compleanni? Potrebbe essere, perché no, dopotutto io prendo sempre molto sul serio le promesse, anche se gli altri non l’hanno mantenuta ed ho potuto sbattere in faccia a tutti la mia serietà. Oppure non so, ultimamente faccio sempre più cose strane ed inusuali per me, e credo che questa sia l’ipotesi più attendibile.

Fatto sta che sono le 22 ed ancora non si vede arrivare nessuno. Poi suona il campanello: è Massimiliano. Giusto il tempo di entrare l’auto, di salutarci, di chiudere il cancello, che devo riaprirlo: è Laura che mi saluta con uno dei suoi calorosissimi abbracci. Entriamo in casa, giusto il tempo di stappare la prima bottiglia di vino ed ecco che il campanello suona di nuovo: sono Valerio e Maria, e adesso siamo al completo. Pochi intimi, come desideravo, le persone che frequento di più. Sono stata a lungo tentata di invitare altra gente ma non l’ho fatto, sarebbe stato difficile gestire la paura del rifiuto per tutte queste persone invitate.

La serata è trascorsa in modo piacevole, tra vino, stuzzichini, tante risate, spaziando tra argomenti seri ed altri meno seri. Ma soprattutto tanto vino che ha abbattuto i nostri freni inibitori e ci ha permesso di divertirci senza tutte quelle seghe mentali che ci facciamo per apparire davanti agli altri e per interpretare il ruolo di persone serie e per bene. Ogni tanto lasciarsi andare fa proprio bene. A volte mi chiedo come ho fatto a rinunciare al vino per tutti questi anni? Michelangelo e la mia terapeuta ogni tanto mi fanno la battuta: “Non è che mi stai diventando alcolista?”. Ma va là, per un bicchiere di vino o una birra ogni tanto, che vuoi che sia?

 

È stato tutto così perfetto, nessuno ha sentito l’esigenza di scappare via subito dopo la torta, anzi ci siamo messi di impegno per svuotare, dopo le due bottiglie di vino, anche lo spumante. Non ci siamo riusciti, ma poco importa. Importa solo che è stato tutto bellissimo e che sarebbe bello rifarlo. ed era solo il mio compleanno.

 
 
 

Dopo soli 10 anni

Post n°57 pubblicato il 06 Giugno 2017 da soul_woman

Non ci credo, sono trascorsi 10 anni dall’ultima volta in cui ho scritto in questo blog. 10 lunghi anni durante i quali è successo di tutto, si sono alternati momenti belli e gioiosi, momenti meno belli e spesso anche dolorosi, esperienze positive, esperienze negative, esperienze che sarebbe stato meglio non vivere, esperienze che nonostante tutto è valsa la pena di vivere e tanto tanto altro ancora. Se la mia vita è cambiata durante questi anni? Ma ovviamente sì, sarebbe piuttosto deprimente dovere ammettere che ogni cosa è rimasta ferma lì al suo posto.

Adesso porto un anello al dito; ho una casa con giardino che non amo molto ma almeno è mia; ogni mese mi viene accreditato uno stipendio sul mio conto; ho una macchina (ebbene sì, ho sconfitto la mia paura di guidare e adesso lo faccio più o meno con disinvoltura, anche se ho ancora qualche problema con i parcheggi. Ma chi non ne ha?); ho degli amici e soprattutto delle amiche e, udite udite, ho persino una migliore amica con la quale c’è un bello scambio di confidenze; ho fatto (e spero di continuare a farlo) tanti viaggi interessanti che mi hanno arricchita molto; ho imparato a mangiare e ad apprezzare il sushi; ho tanti bellissimi nipotini che sono un amore; ho aperto un numero smisurato di blog tematici che hanno un loro seguito e che mi danno delle soddisfazioni (anche se a dirla tutta questo è il blog che più mi rappresenta, quello in cui sono stata me stessa).

In compenso non seguo più il calcio che con tutte le sue innumerevoli polemiche ha praticamente smesso di suscitare il mio interesse; non indosso più abiti che hanno 2 taglie in più rispetto alla mia; non mangio più nutella perché mi porta alla memoria solo brutti ricordi.

Se sono cambiata io come persona durante questi anni? Mah, se escludiamo il fatto che sono rimasta la stessa persona timida, impacciata, introversa, imbranata, con evidenti difficoltà a socializzare, titubante, ansiosa, insicura, che scappa di fronte ai problemi, che continua a rimandare le decisioni anche più banali, che ama chiudersi in se stessa in modo a volte ostinato, bhé se escludiamo tutto questo sì, sono cambiata. In cosa? Sto ancora cercando di capirlo.

 
 
 

Mi sono trasferita

Post n°56 pubblicato il 16 Giugno 2010 da soul_woman

Non scrivo più su questo blog da tantissimo tempo.

Adesso potete seguirmi su http://liberorespiro.blogspot.com e su http://www.soulwomanphoto.com

 
 
 

Come gechi e vampiri

Post n°55 pubblicato il 28 Giugno 2007 da soul_woman

E pensare che tutto è iniziato per gioco.

In fin dei conti da bambina io non avevo questa fobia. La mia unica preoccupazione era quella di essere poco femminile. Le signore mi scambiavano sempre per un maschietto, forse perché portavo i capelli corti, i pantaloncini e giocavo sempre a calcio. Però a me dava fastidio questa ambiguità sessuale, ragion per cui ad un certo punto iniziai a fare di tutto per assomigliare al sesso che mi apparteneva. Il mio abbigliamento cambiò e cominciai a preferire il rosa, ovvero il colore femminile per eccellenza. E poi iniziai anche ad avere comportamenti ”femminili”, imitando le mie coetanee. In particolare, quando i maschietti tornavano dalla campagna con il loro bottino di lucertole al cappio che sventolavano davanti ai volti inorriditi di tutte le femminucce, finsi anche io di provare ribrezzo e voglia di scappare via. Fingere mi costava assai poco. Però è anche vero che a forza di fingere ho finito anche io per avere paura delle lucertole e di tutti gli animali che vi somigliano, al punto che oggi mi faccio condizionare la vita da essi.

E non è stato facile visto che casa mia si affaccia in campagna.

Di gechi, lucertole e affini ne ho visti davvero tanti nella mia vita e con alcuni di essi ho avuto rapporti purtroppo assai ravvicinati. Come quella volta che mozzai la coda ad un geco che se ne stava appollaiato nella ringhiera della scala; o come quella volta che uccisi una lucertola che era rimasta incastrata dietro la porta. Tutti incontri accidentali che hanno turbato violentemente la  mia già precaria psiche, al punto da alimentare ancora di più questa assurda fobia.

Già perché di fobia si tratta. Ancora oggi qualcuno cerca di tranquillizzarmi spiegandomi che sono animali innocui e che non fanno niente di male, anzi mangiano le zanzare e quindi aiutano a vivere meglio. Come se non lo sapessi quanto sono innocui. Non è la paura di un pericolo fisico quello che mi turba. È difficile da spiegare: il semplice fatto che esistono mi fa stare male; mi da fastidio la loro bruttezza, il loro viscidume, il loro colore; mi fanno ribrezzo e vederne uno mi paralizza, mi gela il sangue nelle vene, mi crea uno stato di shock permanente. Destino vuole che più abbiamo paura di qualcosa e più questo qualcosa ci si presenta davanti con insistenza, come se volesse sfidarci e mettere a repentaglio la nostra sanità mentale.

Molti anni fa avevamo una cantina in soffitto. Poi la cantina l’abbiamo spostata in garage e quella stanza l’abbiamo trasformato in una specie di stanza per lo studio. All’inizio le pareti avevano parecchi buchi che in realtà erano covi di lucertole di tutte le razze e maniere: ne ho viste davvero di tutti i colori! Dalle classiche verdi a quelle marroni, arancioni, gialle e persino a pallini. Alcune di esse emettevano persino strani rumori e quando avvistavano una farfalla sul muro si proiettavano di gran carriera contro di essa per divorarla in men che non si dica. Entrare in quella stanza era per me motivo di sofferenza perché la visione di queste orribili creature mi gettava in uno stato di sconforto. Poi un giorno i miei decisero di chiudere tutti quei buchi e sistemare la stanza e la situazione, paradossalmente, peggiorò. Tutte le lucertole variopinte sparirono, murate vive per sempre. Tuttavia dalle finestre ogni tanto qualcuna entrava lo stesso, e si nascondeva dietro i mobili, per spuntare all’improvviso, quando meno te lo aspettavi, e terrorizzarti come i migliori film di Dario Argento.

Sono sempre stata circondata da lucertole e gechi, me li ritrovavo ovunque: nelle scale, in bagno, dietro le finestre, sulla porta d’ingresso, dietro i mobili e persino nella mia stanza. Era una persecuzione e più ne vedevo più mi terrorizzavo. E persino in vacanza la loro presenza non ha mai cessato di farsi presente.

Qualche anno fa affittai un appartamento a Lipari per qualche giorno. La casa era molto bella e fresca ma aveva un inconveniente: la cucina era fuori, in mezzo alla campagna. Questo poteva essere suggestivo, se non altro perché il panorama era davvero mozzafiato, però fin dall’inizio notai la presenza di grosse salamandre che gironzolavano attorno. Ma in fin dei conti pensai  che anche loro avevano paura di me, quindi se entrambi ci tenevamo a dovuta distanza nessuno di noi avrebbe subito danni. E così vivevo in pace con me stessa e con la natura circostante. Poi un giorno ne vidi una enorme che passeggiava lungo le pareti della cucina. Mi feci coraggio lo stesso e pensai che in fin dei conti non c’era niente di male e che anzi se la vedevo sulla parete almeno sapevo dove era e non avevo di che temere. Ce la stavo mettendo tutta ed ero stupita del mio coraggio e della mia forza d’animo. Tra l’altro avevo al mio fianco una persona con la mia stessa fobia e quindi ci davamo coraggio a vicenda. Ma una mattina terribile accadde la catastrofe.

Entrai in cucina per preparare la colazione. Della salamandra nessuna traccia, il che un po’ mi inquietava, ma del resto poteva benissimo trovarsi dietro il frigorifero oppure essere scappata via. Accesi il fornello per scaldare il latte e d’improvviso sentii uno strano rumore provenire da sotto i fornelli e con irruenza apparve lei, la salamandra impazzita perché disturbata dal calore: fece un salto di un metro fino a terra e con un tonfo terribile arrivo proprio in mezzo ai miei piedi; poi con scatto felino scappò via ad infilarsi sotto qualche mobile mentre io rimasi lì impietrita. Per sua fortuna non intaccò minimamente i miei piedi perché altrimenti avrei preso volentieri in considerazione l’idea di amputarli! Era troppo, era davvero troppo. Io ce l’avevo messa tutta per lottare contro la mia stessa paura, però questa era una prova troppo grande. Da quel momento uscii dalla cucina e non ci misi più piede, per nessuna ragione al mondo. La padrona di casa invano tentava di spiegarmi che sono animali innocui e che non fanno alcun male, ed io invano cercai di spiegarle che la mia paura aveva ben altra natura.

L’anno dopo andai a Favignana. In 4 affittammo un appartamento in paese. Quando la padrona di casa ci chiese come mai non avessimo preso una casa più in campagna, rispondemmo che ci piaceva avere i negozi più a portata di mano, ma mentivamo sapendo di mentire. In realtà tutti e 4 avevamo paura dei gechi e, memori della orribile esperienza dell’anno passato, eravamo convinti che in paese la situazione sarebbe stata diversa. Ma appena la padrona di casa ci lasciò, io andai in bagno ed indovinate che cosa trovai per terra? Esatto, un geco che a stento si mimetizzava con le piastrelle. Non potevo stare in quella casa: o io o lui e così il mio amico Marcello si fece coraggio e a colpi di scopa lo uccise e lo buttò dalla finestra. Ad ogni modo la vacanza era compromessa perché ogni volta che entravo in una stanza ero portata a scrutarla in ogni angolo temendo la presenza di animali inopportuni.

Anche nelle vacanze successive la situazione non migliorò e persino in Sardegna ne ebbi un rapporto ravvicinato. In poche parole mi sento perseguitata da questi orribili animali che, come se volessero farmi un dispetto, mi seguono ovunque.

Come si fa a guarire da questa stupida fobia? Come si fa ad ignorarli? Come si fa ad entrare in una stanza senza avere il terrore di vederseli spuntare da un momento all’altro? Questo non lo so. Qualcuno sostiene che le paure vanno affrontate ma se mi immagino in una stanza, da sola, piena di lucertole, l’unica cosa che mi viene in mente sono anni e anni da uno psicanalista per riprendermi dallo stato di shock.

 
 
 

Animali notturni

Post n°54 pubblicato il 29 Maggio 2007 da soul_woman

Dicono che i pesci siano gli animali più silenziosi, ed allora perché i miei sono così rumorosi? Salgono fino al bordo della vasca e cominciano a boccheggiare, producendo un fastidioso rumore di sottofondo che non mi lascia dormire. Forse sarebbe il caso di cambiare l’acqua. Ancora? Ma allora stanotte mi tocca sovvertire un altro luogo comune che dice che i pesci sono animali puliti. Se così fosse l’acqua in cui vivono non so ridurrebbe ad una melma marrone ogni due giorni!

C’è poco da fare: mi devo alzare e spostarli nuovamente in un’altra stanza. Accendo così la luce del comodino e la vedo lì, appollaiata sul muro, la zanzara che nelle ultime notti si è divertita a mie spese lasciando sulle mie braccia segni “pruritosi” della sua presenza. Io mi intossico i polmoni con l’insetticida per ucciderla ed invece lei è viva e vegeta. Ma ora è lì, ferma, inerte e soprattutto a portata di mano. Afferro la ciabatta sotto il letto e mi avvicino lentamente, senza produrre rumore, senza coprirla con la mia ombra. Non sono mai stata molto abile con i riflessi, ma stavolta sento che ce la posso fare, non posso sbagliare. A spingermi è la consapevolezza di dormire tranquilla stanotte, senza ronzii vari e soprattutto senza nuovi pruriti. A soli 10 cm dalla parete, con un abile scatto, pianto la ciabatta a velocità, ma la zanzara riesce a svolazzare via tranquilla e beata, come se niente fosse.

Mannaggia!

Mi alzo, prendo la vasca dei pesci, la sposto nella stanza accanto, mi richiudo nella mia, spengo la luce e mi metto a letto. Che strane queste mie notti solitarie. Non avrei mai pensato che mi ci sarei abituata. L’idea di dormire in casa da sola mi ha sempre terrorizzata, eppure sono mesi che lo faccio. Certo c’è sempre una piccola lampadina accesa per fare un po’ di luce e sentirmi più confortata, ma è già un grande passo e magari un giorno supererò anche questo ostacolo.

E proprio ora che mi sono ambientata avverto il bisogno di un nuovo cambiamento. Come siamo strani noi esseri umani!

 
 
 
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