Astral Night Reverie

Decision


Riprese fiato piegata su se stessa con le mani sulle gambe che le bruciavano; aveva deciso solo mezz'ora prima: era saltata giù dal divano, si era fiondata in bagno per fare una doccia velocissima; aveva scelto un paio di jeans e una camicetta e, afferrato il cappotto dall'appendiabiti, aveva aperto la porta e cominciato a correre per non perdere il treno.Arrivata sulla banchina era riuscita ad infilarsi al volo in uno scompartimento, poco prima che il controllore fischiasse.Seduta sulla plastica fredda con accanto un vecchietto addormentato, guardava scorrere le luci degli edifici e delle strade che si accendevano nelle prime ore della sera; perdendosi nei suoi pensieri si chiese se davvero aveva fatto la scelta giusta.Quando l'altoparlante annunciò il nome della sua destinazione, un brivido le percorse la schiena.All'ingresso dell'hotel fu salutata cortesemente da due uomini statuari in divisa rossa e blu, poi le porte automatiche si spalancarono per rivelare una hall tappezzata da una moquette blu reale e lampadari di cristallo.Mya entrò in un ascensore, digitò il piano e si guardò allo specchio giusto per qualche attimo prima che porte si spalancassero su un lungo corridoio che si snodava come un labirinto in tutte le direzioni. Si affidò ai numeri che troneggiavano sulle porte fino a quando trovò un fiocco blu legato a una maniglia, era arrivata, poggiò una mano sul pomolo, fece un respiro profondo e strisciò una tessera blu con l'altra mano nell'apposito spazio, l'aggeggio elettronico emise un flebile suono.Quando aprì la porta si ritrovò in un'anticamera asettica e bianca, con faretti che spandevano una luce soffusa azzurra sul soffitto, venne subito accolta da un uomo in completo elegante blu notte che le regalò un sorriso radioso e la guidò nella camera adiacente: un labirinto di quadri e sculture dedicate all'oceano. Fece un bel respiro, conscia che lui fosse lì da qualche parte.Mya iniziò ad aggirarsi in quel mare di vetro, di tele e di ceramiche dove al centro di tutto troneggiava un grande acquario in cui nuotavano elegantemente pesci tropicali multicolori tra alghe e rocce dalle bizzare forme arzigogolate. Si fermò ad ammirare, stregata, quel pezzo di mare imprigionato in pochi metri cubici d'acqua e vetro, il suo sguardò vagò in quello splendore di paradiso ovattato, tanto artificiale quanto magnifico. Dall'altra parte del vetro, tra bolle e piccoli nuotatori, intravide un viso che la osservava, era lui, ebbe un piccolo sussulto ma subito distolse lo sguardo.L'uomo fece il giro dell'acquario e le si affiancò, Mya non si mosse e continuò a guardare l'acquario. Michael si sporse verso di lei e, per non spezzare il silenzio del salone, le sussurrò un cordiale ringraziamento per la partecipazione.Ma Mya mantenne rigido il velo ghiacciato che li separava "Sono venuta per le tue opere, non per te"Il sorriso apparso sulle labbra di Michael scomparve come il piccolo pesce angelo tra le alghe lì accanto "Grazie ugualmente... Nella camera accanto c'è il rinfresco se vuoi mangiare e bere qualcosa... in onore delle mie opere, ovviamente" disse stizzito allontanandosi.Per pochi attimi, Michale, aveva creduto che Mya fosse venuta per stargli accanto in un momento così importante ma, una volta scoperta la verità, quella gioia improvvisa era andata via come una piccola onda sulla battigia che ben presto si era ritirata tra la schiuma, inghiottita da onde più grandi.Più tardi, quando tutti gli ospiti ebbero lasciato il salone della mostra, lui iniziò ad andare ad ogni piedistallo per spegnere le luci che illuminavano ogni singola opera. Arrivato al quadro che raffigurava un piccolo acquario su una scrivania, un fiume di ricordi lo travolse.