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« Piccole Perle; sono feliceDISTRAZIONE parteII »

Distrazione

Post n°37 pubblicato il 04 Novembre 2010 da luvif
 

Di ritorno dalla solita passeggiata mattutina, uno strano presentimento mi spinse ad accelerare il passo, quasi a correre. Lungo il sentiero, grossi alberi facevano da  sentinella, querce gigantesche e stormi improvvisi di taccole e gazze ladre al mio passaggio si alzavano in volo dalle fronde ossute, nel freddo di fine inverno, gracchiando e urlando:

- craw,craw,craw. – In lugubre segno di sinistro presagio.

La casa, un antico casolare romano, dall’ampio giardino comparve sullo sfondo, dopo l’ultima curva disegnata nel terreno dalle siepi di bosso. Giunsi col fiato corto al limite del cortile interno, giusto in tempo per veder partire sgommando sulle brecce bianche una rossa autovettura sportiva; forse un’alfa. Reggendomi con le mani poggiate sulle ginocchia ossute, coperte di velluto marrone a coste fine, urlai col fiato rotto dalla fatica:

- Elsa, fermati! –

 comunque vidi che non era lei alla guida, da quel che potei scorgere di un bel profilo maschio, dai capelli neri e la barba malrasata, nell’ultimo tornante…

caddi all’indietro, stramazzando sul gelido capitello di travertino di fine impero, al centro del cortile, ma non era per cio che mi sentivo rabbrividire. Osservai per qualche attimo la facciata della casa, in giallo e la terrazza dalla balaustra in marmo bianco, formata da tante piccole colonne  così amate dalla mia Elsa.

Ero  ancora nel fiore della vita. Quarant’anni appena. Non  riuscivo a capire cosa aveva spinto Elsa ad andarsene così. mi ripresi  e lentamente salii i gradini e varcando l’antico portone in massello di rovere entrai in casa.

L’anziano domestico mi venne  incontro nella sala, vicino al fuoco, acceso nel grosso camino in pietra  e mi porse come in segno di scusa qualcosa.

-  la signora ha lasciato  questa busta -.

La presi con un sospiro, e gli chiesi con voce rotta :

- ha detto se torna?- .

- Non ha detto nulla, solo quando è andata via, rideva -.

- Va bene Giorgio,  lasciami solo ora… per cortesia -.

Aprii speranzoso la busta; erano  solo dei stupidi versi:

 

“ il destino

correndo veloce,

 lontano va.

L’amor mio che vale,

lontano da qui?

Se l’ardor mio calando sta;

giammai la via

Perderò

se,

ferma non starò.”

 Elsa, agiva così. Non una parola, un lamento; neanche una parolaccia o qualche accusa giustificatoria di quel gesto insano e immotivato.

Niente di tutto questo, solo una semplice  splendida, stramaledetta poesia dal significato indecifrabile. E chi era quell’uomo dai capelli corvini e la barba di due giorni? La fisionomia era familiare ma proprio non  ricordavo dove lo avevo visto.

- forse è per questo che rideva Elsa,  per la mia distrazione cronica-. Mormorai quasi a giustificare quel lato del mio carattere.

 non riuscivo a credere alla storia dell’amante superdotato. Non era tipico di Elsa  un comportamento così basso, carnale. Eravamo assieme da tanti anni… solo negli ultimi tempi s’iniziava a farsi sentire il peso della routine e più d’una volta avevamo disertato i soliti appuntamenti pomeridiani per la passeggiata nel parco dei salici, fra laghetti e cigni reali. Elsa si appassionava molto; saldamente ancorata al mio braccio, lungo i viottoli freschi mentre si discuteva su grandi temi, come l’eutanasia o la sperimentazione sugli embrioni. Non eravamo mai d’accordo, e a volte i toni si facevano alti soprattutto quando  mettevo in mostra i  modi da bacchettone, dando più risalto all’etica o alla morale invece che ai disagi di talune persone o situazioni, ostentando a volte un credo alquanto bigotto e superficiale, più di comodo che realmente sentito.

- forse –  

Pensai,

- sto idealizzando anche lei, stramaledettissima putt…-

Finii per  mordermi il labbro, no non meritava quell’epitaffio. Cercai di far tornare a galla qualche particolare che mi era sfuggito,

- aspetta,  due settimane fa, quando si erse in difesa delle foche trucidate,  io cortesemente le feci notare che avere l’armadio pieno di  pellicce non era  certo  un comportamento coerente con i suoi discorsi da  ecologista credibile-. Eh si quella volta l’avevo fatta proprio infuriare, infatti avevo dimenticato che le pellicce erano della povera mamma mia. Però dopo avevamo fatto pace e non se ne era più parlato.

No non riuscivo a spiegarmi  quel comportamento. Rassegnato vagai per le stanze, al piano di sopra aprendo e richiudendo i suoi guardaroba. Non mancava nulla, i vestiti tutti ben allineati alle grucce appese al loro posto; li sul cesto di vimini il suo maglione preferito.  Sul comò in palissandro c’era anche la parur  coi rubini sparpagliata sul ripiano d’onice maculato. Una scarpa elegante, dall’alto tacco,indossata la sera prima, faceva capolino da sotto il letto.   

Mi prese il panico e di getto chiamai la mia amica Piera. Mi ero sempre trattenuto davanti alle sue avance, poiché credevo nella fedeltà di coppia. Ma quel viso malrasato non lo avevo per nulla digerito, così mi tuffai a capofitto nell’ occasione che mi si offriva, di compiangermi un pò con la mia amica, prima di affogare il dispiacere nell’alcol e le sue calde labbra.

Finii per comporre il  numero quasi eccitato

- Sei tu Piera? –

si sono io,Oreste, cos’hai ti sento agitato –

- Elsa se n’è andata, mi ha lasciato -. Farfugliai incerto e un po’ esitante. La sentii sospirare

- povero caro, hai fatto bene a chiamarmi. Immagino cosa, provi-

ribattei,

- avrei dovuto accorgermene prima, se sei d’accordo, vorrei vederti questa sera, magari a cena qui da me.  

- come sei gentile, in un momento così terribile, pensi a me. Verrò volentieri caro-.

- benissimo,  mando il mio autista a prenderti alle venti -.

Scesi di corsa le scale per impartire gli ordini alla servitù, quando sull’uscio dell’ampio androne circolare, rivestito in radica di noce sul quale si affacciano le porte delle varie stanze anch’esse in noce mi bloccai paralizzato. E ricordai finalmente di chi era il volto malrasato dai capelli corvini, l’autista! Ecco con chi era andata via Elsa. Contemporaneamente fece il suo ingresso Giorgio, col suo incedere lento e composto nella livrea scura,proveniente dalla cucina

- Signore, ha appena chiamato vostra moglie, ha detto che farà tardi per la cena, per via degli orfanelli sapete, deve attendere l’arrivo del Cardinale per  poter ufficializzare le donazioni a favore dell’istituto.

Per poco non caddi svenuto, ma dissimulai dietro un sorriso, arrossendo come un peperone e dandomi una manata sulla natica che aveva iniziato a prudermi.

Mi allontanai senza fiatare, grattandomi energicamente il sedere, pieno di imbarazzo e con un unico corruccio nella mente;

 - devo avvertire Piera! –

La cena era saltata.

 

 
 
 
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DISTRAZIONE, IL RACCONTO A QUATTRO MANI

NASCE "DISTRAZIONE" IL RACCONTO A QUATTRO MANI, DALLA GENIALE INVENTIVA DI LOSCRIGNO10 E LUVIF.

SEGUITE GLI SVILUPPI E CERCATE DI CAPIRE QUALE DEI DUE ARTISTI DI VOLTA IN VOLTA INTERVIENE A DARE VITA AGLI INTRECCI DELLA TRAMA.

QUANDO VEDRETE RISTAGNARE L'OPERA, PUO' ESSERE CHE GLI AUTORI ACCETTINO SUGGERIMENTI, MA NON E' DETTO...

 

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PRIMA RECENZIONE A PICCOLE PERLE

 
ScarpetteRosse.60 il 14/03/09 alle 17:24 via WEB
Bel libro, molto scorrevole. Quando lo inizi hai voglia di leggere tutte le storie, in ognuna ti pare di trovarti dentro e di viverla. Davvero bravo al mio amicone Nicoletta

 

IL BLOG SI RINNOVA

I° chiedo scusa per la moderazione; tranne le frasi offensive, pubblicherò tutte le risposte.

II° Via via sto eliminando quei post che mi sembrano superflui o non in tema con tutto il resto.

III° Non nascondo a nessuno che lo scopo di questo blog è di far conoscere a più gente possibile il mio libro "PICCOLE PERLE". Quale padre non è orgoglioso di mostrare al mondo intero il proprio figliolo?

IV° I post pubblicati su questo blog sono  l'aperitivo offerto dalla casa.

buona permanenza a tutti.