stradeperdute2

Seven (2)


 Martedì Che giorno sia non sai mentre vai, dove adesso non ti vedo...ovunque tu sarai, sarai dentro ai miei sogni ormai...Tiromancino (Le Fate Ignoranti, coro, incipit) ( è la colonna sonora di questo pezzo e di quel giorno)  ...Quel martedì presi un giorno di riposo.   Nella sua sinestesia di bambino il martedì si confondeva nel ricordo di quel piccolo rastrello giallo di plastica, poggiato sulla sabbia sporca di una povera spiaggia di periferia battuta dal vento e dalla furia dei marosi e la voce lontana di sua madre che lo chiamava... allora un bambino dall'aria stranamente riflessiva impegnato a giocare accucciato con la sabbia ed il rastrello, a quel tempo già alto come la madre, si alzava e lentamente si incamminava... 40 anni dopo quella stessa immagine ancor vivida nei ricordi di quel bambino divenuto uomo sfuma sul chiaroscuro del parabrezza di un'auto potente, lanciata nella fuga fittizia d'un sol giorno, attraverso il verde cromatismo della pianura ed il giallo ocra dei colli dell'oltrepò pavese.  Alla guida dell'auto un uomo scaduto come uno yogurt, con la carogna delle responsabilità sulle spalle che non lo abbandona mai e la vaghezza d'un sorriso appena abbozzato, come un taglio diretto sui denti candidi, da lupo. Osserva sornione, d'uno sguardo somigliante alla contemplazione, gli occupanti delle auto che incrocia. Guarda attraverso i finestrini nel flash breve di quei fuggevoli incroci, sguardi e volti pre-senescenti accompagnati dai profili femminili delle loro compagne chiuse nella loro pseudo bellezza indotta di ex - senescenti rifatte.  Tette con la rigidità del miglior soldato sugli attenti far pendant col turgore di labbra elette a eburnee sculture del portale del Tempio dell'Eros e della Peccaminosa Lascivia. Proprio mentre fuori da un bar all'aperto un ragazzo dal futuro incerto ci sta provando con una mora da sballo di nullavestita che fuma e lo guarda di sottecchi, sorniona come una gatta in agguato...   Mercoledì All day at work...  Giovedì  Nell'agorà di Piazza centrale del Duomo una specie di orso dalla testa brizzolata che tutti conosce e da tutti è conosciuto sta bighellonando a metà fra il serio ed il faceto con uomini generalmente molto più anziani di lui che pure non è più un ragazzino, che hanno la testa bianca e fina, tutti vestiti in maniera infinitamente più elegante e ricercata della sua che sembra un puzzle colossale dai colori tutti sbagliati. Discettano di libri e scrittura, soprattutto di scrittura e di come alcuni fra essi stiano già avanti con le bozze dei loro libri da dare alle stampe e di come le parole sgorghino come fontane ovvero oracoli sotto le note semplici d'una canzone e alle volte, altre volte, siano restie a venir alla luce come un parto abortito od una scalata impossibile senza ossigeno. Quell'uomo ha tutta la testa in più in altezza rispetto agli altri pur imponenti e si muove dinoccolato ed inquieto da un gruppo all'altro di teste bianche come in preda ad una qualche urgenza assoluta, invisibile ai più. Lavora di gomiti alle costole altrui per richiamar l'attenzione quando le femmine - schianto arrampicate sui loro tacchi a trampolo passano. Allora la dotta conversazione bruscamente si interrompe a seguire il passaggio in rassegna di quel miracolo sempre uguale e sempre diverso del flusso ondulatorio di quelle Grazie. Chè "sarà sempre più interessante una donna sotto al sole che un uomo sulla luna..."   stradeperdute2