Angolo Cattivo
"Luminoso e solo, come se fossi la prima stella della sera, minuscolo e buio, come se fossi l’ultimo uomo del mondo."
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Dinamismo e stasi
Post n°458 pubblicato il 14 Febbraio 2012 da stringalove
Circondo di sguardi le traiettorie gelate ed i sentieri di evasione. La notte allunga il viaggio dei miei occhi sino ad essere il filtro dei sogni. Correre è un delicato camminare sulle scie dell'immaginazione, sui futuri costruiti su fiato e condensa con irruenza e cautela. Le parole non dette risparmiano l'emozione di un momento non ancora vissuto, la musica tende a sopraffarle, l'ambiente ad assorbirle. La frenesia diventa un volo ardito, le ali non stridono sulla strada ed il cielo ha il mantello lacero. Mi concentro tanto su variazioni statiche di silenzio ingannando i miei sensi tra fede ostinata ed erotismo soffice. Il bianco si scioglie tra le nuvole annerite dalla sera precoce senza lasciare disordini liquidi per naufragi imprevisti e fermate inopportune. Il freddo è l'istante prima, l'emozione insicura, instabile, volatile, il brivido nascosto e mortificato, la paura grande che diventa sbadiglio, l'eventualità tramortita. Gli sguardi cercati non diventano voce a cui dedicarsi, il passato non ha cupi riverberi che disorientano la coscienza, il miraggio diventa tragitto infinito e libidinoso, quasi galleria untuosa. Il deserto bruciato dal sole di un passato demolito, sarà ombreggiato dai tocchi languidi della luna, luccicante di umidità e freddo, e lo sentirò dentro di me, nei contrasti dilanianti con le passioni e l'estro, i desideri ed i disegni incisi su ogni metro del percorso. Solco le stagioni miscelando il tepore al ghiaccio con foga che non interessa ogni segmento corporeo. Non parlo e non forzo il rumore, quasi lo isolo: il silenzio è avvolgente, ricopre gli attriti e le voci del vento sfiancato dalla mia corsa, i battiti indecisi delle gocce di pioggia sulla pelle insensibile del vetro. Le montagne si inceppano nei piedistalli innevati, paralizzate dall'inverno che le congela dietro la mia nuca che cerca sequenze successive in rapida evoluzione. Gli sguardi svaniscono, trasfigurati nel mio viso, violentati da desideri veloci, avviliti e poi mutilati da rifiuti perentori ed odiosi, uccisi dal crepacuore dell'assenza. Sono stracci che il vento disperde, come giorni di un tempo che non c'è più, non hanno più un volto, non hanno umanità. Dinamicamente ingoio il mio passato nell'inespressività statica del mio corpo, nella fissità del mio assetto, calpestando zone poco intense di tempo con indifferenza ergonomica ed il sentimento concentrato per la meta. Il viaggio è continuo, anche dopo l'arrivo. |
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