La notte è appendice della sua chioma.Il vapore bruno si contorce profumato, modellato come seta docile dai tentativi delle mani e dai sospiri tolti alle labbra.I suoi capelli si posano su quel tempo lasciato all’amore ed agli sguardi, alla fatica confusa con il sonno come se lo imbrigliassero fatalmente.I suoi occhi sono appendice del mio sorriso, si cercano e si seguono, nomadi felici nelle brevi praterie in penombra.La sua gioia è cattura e vertigine liquida e densa, prigionia affamata e rincorsa estatica.Il volto poi si nasconde nella tregua pudica, le spalle si inarcano, le palpebre si chiudono, petali che si chiudono sulla corolla.Il fiore si reclina sul gambo.Perdo il contatto della pelle con mani aperte e vuote, il suo sguardo riposa in una nicchia di nero: i due corpi sono soli nel deserto, soli in due deserti distanti, senza tepore di primavera.Le mie mani diventano ombra, il mio corpo si raffredda come un giardino d’inverno.Perdo il suo sguardo nei prati d’erba sterminati, tutti gli astri sono spenti.La notte ritorna appendice della mia immaginazione.