Angolo Cattivo

Donna di carta


La disegnavo inginocchiata nel silenzio di un prato deserto.Deturpavo la stagione, deprimendo il sole e colorando gli scenari delle mie tinte umorali con predominanza di bianco e nero.Gli spazi larghi delle idee non violava con la sua posa calma, quel contorno dolce che si traduceva in fotografia incorniciata da panorami ariosi.Viveva nei modelli dinamici in serie, estrapolata dai rari fotogrammi, da sguardi incidenti volatili, dalle sensazioni in crescendo sfumate alle nostre spalle.La delicatezza mi feriva, nei giorni distratti ed impolverati, per i passi non incisivi, per le frasi sterili, per una meravigliosa e timida incompiutezza che lasciava solo scarne voragini.La foschia quotidiana apriva il varco agli sguardi, ai desideri nostalgici, alla poesia sedata da troppe sconfitte.Ero un ladro senza occasione, rimanevo uomo, sognante e pigro.Un ritratto incompleto, un ritaglio irregolare, una scultura non finita, racchiudevano le forme amabili, impresse nelle pagine numerate di libri scritti per non essere letti, nelle date che riportano a labili entusiasmi di gioventù.Il profumo buono di pelle si confondeva con l’odore della terra su cui mi gettavo, su cui mi rotolavo, su cui giacevo, sempre più stanco, sempre solo, sempre scontento.I fiori scoloriti dal passato in fuga a ritroso l’adornano della solita grazia semplice.Le parole rilette sono dediche non morte, riaprono il sorriso in quella bocca mai vissuta, regalano finali non scritti ad una storia nata su sospiri di carta e lasciata in sospeso come un progetto fallito.Mi concedo il ricordo, lo trasformo, senza modificare il suo viso, provo pure a varcare il limite del sogno.Sentirla dentro, però, resta sempre e soltanto un pensiero di carta, senza peso.