Angolo Cattivo

La Passione secondo me


Le lacrime della terra morta si asciugano con schiaffi di sole su crepe disseccate e scarti opalescenti di petrolio.Le bocche restano mute mentre il feretro passeggia con le sue mille gambe e le sue mille voci interiori.Il corridoio ansima, sino a far percepire un canto, spezzato tra le note, tra sapori quotidiani, e fumi urbani.Il massacro della carne si compie senza sangue, senza un corpo: solo angoscia di sintesi che si solleva dai petti battuti.Immagino pigramente il fluido scarlatto sporcato di azzurro, sdegnatamente la mistura vinosa del sangue e dello spirito colliquato dalla noia e dalle corte speranze di un uomo qualunque.La saliva ed il denaro si impastano nei sentieri di fango tappezzati di nero e di porpora, la macabra recita si inabissa nella strada, nel sudore trasparente, nella voce incrinata che interrompe l’ascesa della preghiera.Carni bruciate, carne di legno, prati di chiodi sulla pelle secca, il sangue non brilla: cerco l’ombra e temperature più miti.La preghiera si spegne nella gola, il bicchiere è vuoto, la bottiglia si rompe in mille pezzi, il vetro scintilla toccando il suolo.Lo sguardo si impolvera di terriccio, la bocca mastica la pietra, il cuore zoppica, la collina si alza ripida senza il fiato del petto, come divenisse montagna, come se toccasse il cielo, come illudendomi che ci sia qualcosa in alto.Le cicatrici si aprono sull’orizzonte carcerato dai palazzi tra sibili di cuoio che straziano l’aria.Il canto rimane in basso, con le sue parole biascicate appesantite dai filtri elettrici e dal bisbigliare formicolante di tuniche e panni, lucidi e neri.La cera non lacrima dalle candele spente, il sole le rende vane, sconfigge il fuoco e le sue pretese smodate, mortifica la fede.Quel corpo consunto e riarso è sgambettato dalla folla che non lo vede.Il miraggio allarga la passione, il cielo è il sudario, la terra bruna è piagata con i suoi solchi allargati.L’orizzonte si verticalizza come un palo di legno, pesante ed odioso, spina atroce, aguzzo come tutti i chiodi, di tutti i giorni, di tutta la vita.Preferisco non guardarlo.Il balsamo dolciastro dalle cucine mi inganna lo stomaco, le curve suadenti spezzano il protocollo serioso ed incrementano il battito, le anime pesanti passeggiano sul viale di teste devote mentre l’orchestra sospira con veemenza dentro gli ottoni lucenti.Il ciclo della vita si accorcia nel mistero triste di un uomo diverso, il suo tempo si ripete, nella rievocazione solenne della condanna del peccato, scandita ed urlata per orecchie sorde: crocifiggilo, a morte, crocifiggilo.Non patisco la sete di quel corpo percosso, non lo sento morire ad ogni passo, ad ogni gradino superato a stento.La polvere  ricopre i suoi piedi nudi, gronda il sangue, ingrossa i grumi ancora caldi.Non mi riempio di quel respiro mortificato e pesante, scappo via dal bilico, dal baratro, da una visuale di fine.Mi distraggo mentre muore.Morirà ancora, ed ancora una volta.