Angolo Cattivo

Acqua di giugno


Una notte lunga accorcerebbe la recita diurna. Limiterebbe aridi scenari, odiose cifre, colloqui fitti, comparse e prime donne. E’ come se indossassi il sipario di seta nera di una notte attesa in illogico anticipo, tentando difficili mimetismi. E’ come se non posassi sul mio viso il peso di una maschera, per non intersecare la sagoma di porcellana con le rughe e linee sudate di un viso, per non ingannare ed ingannarmi.Preferisco il teatro del mare per smarrire stati d’animo confusi e melanconie barocche. Ha il suono strumentale improvvisato dai soffi di un timido vento delicato su quella pelle mutevole azzurra e verde che cerca fuga ai quattro lati, da una cartolina disegnata da occhi. La gente è nei ritagli di immagine, e le forbici saettano voraci ed affilate nell’esclusione drastica da un paesaggio da svuotare: la memoria la lascia sciogliere nel sole passato, regalandomi follia solitaria e labile audacia. Movimenti evanescenti d’ambiente seguono la manovra di un vento rallentato. Orizzonte calmo con rari ciuffi di mare sollevati nel panorama glabro. Odore di pelle, sabbia sulla pelle, lucertole di sudore. Sguardo fisso sull’orizzonte calmo. Sguardo che cerca tra le onde sfrangiate misteri raccontati dall’acqua che si imbianca nel diventare schiuma.Viaggio nella mia andatura, nei piedi che soffrono cercando la battigia.Poi.Poi, i sensi afferrano il mio stesso respiro, le dita scrollano la sabbia e poi scrollano acqua fingendo sia materia densa. Poi il corpo si immerge pesante. Poi il corpo si muove, lento. Il corpo solca le acque, richiudendole. Affonda ed affondo, risale e risalgo. Il mio sguardo cerca la sabbia, schivando un azzurro contrasto, levigando dune estrose in un cambio di orizzonte non forzato ma perversamente voluto. Mi asciugo ad ogni passo cercando la terra. E’ ancora presto per la notte.