Disturbi il sonno con quelle labbra che non si muovono.Ho dimenticato come si leggono.Era una notte di fine estate, un altro tempo della vita.Non ti ho cancellata.Posso riavvolgere quella sera ai bordi dell’acqua, all’infinito, correggere la paura, la timidezza per conservare un mistero, poi quelle spalle girate, quelle mani nelle mani di maschere, strade e volti, incroci a luci spente.So come trovare le parole in me e non ha molta importanza: cerco io chi mi legga dentro, cerco chi mi parli.Gli sguardi ti cercheranno e rimarranno muti, come se per non essere rapiti si nascondessero.Mi blocca il desiderio più grande, il viso più amato, la parola più importante da dire.So solo scrivere, pensare, scrivere e riempirmi gli occhi di ciò che sa di te.Già sono prigionieri.Ogni notte me lo racconta.Ogni giorno me lo fa vivere.Non importano gli anni che ci oltrepassano come un equatore tiepido.Ha il tuo nome l’insonnia, l’irruenza delle frasi che pretendono spazi bianchi e l’attenzione dei tuoi occhi.Ora che ti ho scritto, mi ricorderò del sonno.Non mi basta, non mi può bastare, è solo un'altra lettera per te.