Le palme sono ferme come dita che dormono in un autunno nascosto.Calpesto il viale del sonno compresso da un cielo che avvolge la mia terra, il mio silenzio timido e devoto.Quasi sonno.Il vento non mi accompagna lungo la via della notte.Il nero totale sembra un pastello che colora le sagome ed uccide vitalità tramortita.Io ed i miei pensieri frementi e calmi, zoppicanti ed audaci, i soliti orizzonti svuotati da personaggi a danzarne sul filo.Le narici sono assorte sui resti di un vizio riemerso.La nuca attende di sospendersi nella morbidezza insonne del cuscino.Ho immagini per me, sensazioni private, una natura improvvisa da incidere, un ricordo inutile, me, oscurità, variazioni non turbate dai richiami morfici, da quotidianità accantonate.Mi struggo di quell'orizzonte su cui appendo ulteriori tappeti di mare.Mi strugge quel cielo da afferrare con morsi di sguardo, e quelle stelle serene che paiono occhi sgranati di milioni di volti bui e miti.Non ha voce l'oceano notte, non c'è brezza ad interpretarne il ruolo.Ho fame dell'indomani, di divorare questa calma infinita e breve, per far scomparire queste improvvise pareti che torneranno cielo.Dormirò per un inevitabile risveglio.