Spezzo i giorni nell'incompletezza delle mie notti.I sensi si venderebbero ad un nuovo profumo: il naso è schiacciato sul mio braccio, permettendo solo lenti respiri, rassicurati dal mio odore.La bocca ha il sapore acre del fumo.Gli occhi sono insipidi viandanti su un tappeto nero di stelle morte, senza la pietà di candele azzittite da un soffio.La radio sospira nel suo basso volume imposto, musiche e voci che si intercalano a grilli ininterrotti, al sibilo ossessivo del buio, ai rallentati battiti.Le nuvole spremute hanno versato poca pioggia ed i fulmini hanno artigliato il cielo come neon isterici, versando effimere luci sulla parete di foglie appassite.Subisco l'insonnia ed allontano i sogni, piegando cuscini, cercando sollievo, nascondendo il capo al delirio dei lampi.L'anima della terra sfugge dalle zolle ed inonda il davanzale e poi la stanza.Il mio orizzonte si apre docilmente agli sguardi che cercano terre d'approdo.Oscillo su una sensazione morbida, progressiva e vagamente liquida, di silente malessere, di abulia triste.Gambe incrociate e viso appeso sul letto.Pensieri vivi e pensieri scaduti si confondono nei calendari azzerati.Uno sforzo mi raccoglie nel mio bozzolo tiepido, separato da un vento filtrato che lascio scorrere sulla mia schiena.Le cadenze dell'acqua si sono arrestate, il desiderio non si è arricchito del disagio, del bisogno, si è affievolito dentro il modesto tepore.Le mani afferrano lembi di lenzuolo, come se provassi piacere nella presa.Esiliato dalle sensazioni compresse in un sogno, trovo appena poche parole in quei pensieri ingoiati, in quelle date di futuro vicino e confusionario.Zone di me, stancamente si spengono.La notte allunga il brivido, mi rimpicciolisco senza sofferenza.Come una sconfitta indolore chiudo gli occhi.