Angolo Cattivo

La sostanza del calore


Troppo calore nasconde l’inverno ad un corpo rannicchiato senza sfondo grigio, senza un reticolo di alberi bianchi con i loro rimandi suggestivi, con una città che crocifigge il cielo sui palazzi estesi dalla notte, seppellendovi dentro volubili desideri e figure meccaniche azionate da un concetto mutato di festa. Periodi troppo fitti azzoppano il respiro, mutileranno le rincorse verso un tempo già finito, perderanno motivazioni e gambe: i corridoi sono lunghi, troppo lunghi ed inginocchiati nei gomitoli sclerotici di scale. Troppo calore ho provato in quelle isole di tempo, poi venne l’oceano  a cancellarle nel silenzio della memoria. Ho compresso un sorriso tra gli angoli delle labbra, l’ho incatenato dentro la bocca, quasi a farlo scivolare dentro la gola, tentandolo con quel tepore di aria che riuscivo abilmente ad articolare come una marionetta di sensi senza maschera. La fine so ripeterla, in un ciclo sfiancante, nella fissità prepotente di un volto nelle sue incostanti apparizioni, costringendola a vivere nella metafora iconoclasta di racconti brevi, nei galleggiamenti su una tristezza troppo abituale per essere temuta, in un abbraccio solubile dentro scenari inumiditi da piacere svilito. C’erano bambole e sirene a popolare coperte e mare,  danzavo sui periodi di mezzo, ricavando frasi non annotate e pagine larghe per recuperare parti di me e secondi persi, scagliando bottiglie senza tappo verso linee perfette d’orizzonte. Ora ci sono fili di fumo divincolati dal morso dei denti, con viziosa acrobazia di labbra, giornali e cronache di me, continue, esasperate, per raccontare di paesaggi senza dettagli, di guerre incruente, di continenti disabitati, di un paese minimo di un piccolo uomo solo.