Angolo Cattivo

Trovandomi scrivendoti


Il silenzio delle palme attutisce quel mare murato che cerca, muggendo, occhiate notturne. Quei rami fermi, senza vento, trafilano la luna come pettini taglienti, sovrastando conifere boreali, inturgidite da un inverno che secerne la bianca distanza di un nord virtuale. Lontani e pesanti sono quei cubi di sole, i recinti di maggese dai perimetri infiniti, le braci di sabbia da spegnere in un tuffo cobalto sino agli ultimi deliri del tramonto. I miei soliti passi, con il solito rompersi secco di foglie disprezzate dal vento, si fermano nell’immediatezza di un pensiero e poi scivolano lunghi e fitti, calpestando gli umori insicuri ed argentei delle lumache ed i crepitii di bacche sul selciato. Ho un solito pensiero irrigato dal buio, da importanti ricordi. Lo ricoprirò di lettere, lo rivestirai con i tuoi poeti andalusi ed impertinenti consonanti in fila dalle zampe ossute, nel bordone labiale che soffoca pregno e povero un lirismo trattenuto, orfano di vocali. Non ci sono altre voci a raccontare notti dopo i soliti passi. Mi trovo, mi ritrovo, nei cicli del giorno, della notte, del trovarti, del ritrovarti, dopo una ricerca pigra ed assieme disperata. Per scriverti, sino a scriverti.