fino al 24.VI.2007Silvestro LegaForlì, Musei di San DomenicoUn’ampia retrospettiva mette a confronto il maestro della macchia con la tradizione rinascimentale toscana. La purezza di Piero della Francesca e l’austerità del Beato Angelico si calano così nella realtà del Risorgimento…di Elena PercivaldiLanciare sguardi troppo insistenti al lontano passato e alla tradizione, specie se ingombrante come quella del Rinascimento, può avere come effetto collaterale, oltre al rischio di cadere in anacronistici manierismi oleografici, anche la riduzione della creatività, inaridendosi la vena in imitazioni scarsamente ispirate. Ne sanno qualcosa i bistrattati Nazareni, il cui ossessivo richiamo alle spoglie forme e all’essenzialità della linea del Beato Angelico, di Filippo Lippi, del Perugino, sebbene influente su molta pittura tedesca dell’Ottocento e sui puristi in Italia, si tradusse in un misticheggiante ibrido di spirito patriottico e slancio religioso, creato allo scopo di riportare l’arte –seguendo la lezione degli antichi maestri- sulla via della Verità. Non sempre, però, com’è ovvio, l’ammirazione per l’antico finisce per perdersi nel cul de sac nostalgico e reazionario. Né nostalgici, né tantomeno reazionari furono i Macchiaioli, che pur mossi anch’essi come i Nazareni dall’attrazione per la purezza del Quattrocento toscano –dell’Angelico, ma anche di Piero della Francesca, di Masaccio, di Paolo Uccello– e da un forte spirito patriottico, non peccarono di elitarismo né si isolarono nell’autocompiacimento estetico, ma anzi si calarono nel loro tempo guardando alla modernità e interpretandone con spirito progressist a tensioni e aspettative...
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