Coniglio mannaro

Post N° 120


OMAGGIO AI NAVIGLI, MA CON UN OCCHIO AL FUTUROUn libro fotografico e "poetico" dedicato al simbolo di Milano insieme alla Scala e al Duomodi ELENA PERCIVALDI
Un viaggio tra filosofia, letteratura ed estetica  sui Navigli di Milano,  un itinerario che  si snoda attraverso  50 splendide fotografie che datano dalla  fine dell’Ottocento  fino ai giorni nostri, ma anche  un’antologia di “tappe” letterarie da percorrere leggendo le parole di scrittori e poeti.  Questa l’idea che sta alla base del bel libro, curato da Massimiliano  Finazzer Flory e pubblicato da Skira (pp.  112, 50 illustrazioni in bicromia, e 15), che già dal titolo,  “Omaggio ai Navigli.  L’acqua e la città”, sottolinea il profondo legame tra il capoluogo lombardo e i suoi corsi d’acqua, un tempo vera nervatura pulsante dell’economia meneghina, oggi ormai quasi del tutto degradati - dove sopravvivono - a pura speculazione commerciale, tra cocktails e lattine di birra, affitti alle stelle e locali notturni all’ultima  moda. DA LUOGHI DELLA MEMORIA...Non c’ dubbio. Chi oggi si reca sulla Darsena o in Ripa di Porta Ticinese  ritrova ben poco di quell’anima autenticamente meneghina, così popolare ma così vera, che un tempo si coglieva nel vociare dai balconi delle case di ringhiera, si udiva dai barconi stracolmi d’ogni ben di dio, si sentiva nello strepitare delle lavandaie e dei bambini che giocavano delle aie e nei cortili. Un mondo soppiantato, oggi, dalle cantine stile tex mex, dalle pizzerie e dai club di tendenza dal conto piuttosto salato. Da sempre quartiere di artisti e squinternati un po’ bohemien, oggi il Naviglio è soprattutto roba da ricchi o da parvenu.  Ma c’è una speranza. Come sottolinea Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del Comune, nella prefazione al volume, nato in occasione di una mostra  tenutasi  lo scorso anno,  «negli ultimi anni, nel mondo dell’arte contemporanea e del cinema, gli artisti sono tornati a guardare con interesse ai Navigli, luogo di produttive contraddizioni». Di Milano - nota infatti  Sgarbi  -  i Navigli sono i simboli, unitamente al Duomo, alla Scala e alla Galleria.  “Canali” di comunicazione culturale, non sono però  soltanto opera di ingegneria idraulica. Anzi. «Luogo di bellezza perduta e irrisarcibile - continua il critico d’arte -, essi  possono, tuttavia, sopportare progetti di trasformazione urbana compatibili con il mantenimento della loro identità».  La sfida oggi è dunque questa: coniugare il nuovo con l’antico,  guardare al futuro mantenendo però i valori della tradizione,   ritrovando gli stimoli di un’estetica che «una città formicolante e piena di sogni» (sono ancora parole di Sgarbi) come Milano non può e non deve temere. ... A LUOGHI DEL FUTURO?Sperando che ciò avvenga nel prossimo futuro, rileggiamo intanto le memorabili pagine dedicate a questo paradiso della milanesità da autori come  Bonvesin de la Riva, il primo cronista milanese, e poi  Leonardo da Vinci, Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo, Carlo Emilio Gadda, Salvatore Quasimodo, Maurizio Cucchi, Franco Loi fino a Giorgio Scerbanenco. E contempliamo le immagini che, raccolte con pazienza, restituiscono il volto del Naviglio passato  come luogo ora pacifico e tranquillo dove potersi rinfrescare con una innocua nuotata (ah, chiare, fresche e dolci acque... dove sono le nevi di un tempo?), ora brulicante “area di servizio” utilizzata per pescare, lavare i panni, attraversare la città a bordo di un barcone, vedendo scorrere davanti i nobili palazzi di via Senato e via Francesco Sforza ma anche i panni stesi sui balconi delle case di ringhiera. E che dire poi della magia, dello stupore anzi, che suscita il mattone antico della Chiesa Rossa o di San Cristoforo? In questo percorso a ritroso ma che strizza l’occhio ai giorni nostri -  che tristezza però, ci sia consentito dirlo,  quelle fotografie con le macchine parcheggiate in fila lungo l’argine davanti a certi orribili palazzoni anni Sessanta! -  l’accento batte spesso  sulla memoria evocando, come fanno spesso i ricordi,  un sapore agrodolce.   «Ai Navigli - scrive Finazzer Flory -  bisogna crederci». Ma, aggiungiamo noi, bisogna prima di tutto rispettarli.