OMAGGIO A MIMMO ROTELLA, "STRAPPAMANIFESTI" IRONICO E GENIALEdi ELENA PERCIVALDI Mimmo Rotella è noto in tutto il mondo soprattutto per i suoi provocatori “manifesti lacerati”, realizzati raccogliendo per strada brandelli di manifesti pubblicitari e rincollandoli, in stile cubista e dadaista, dando vita a opere nuove e originali. Una tecnica di décollage - dapprima singolo, poi doppio con il manifesto staccato e poi strappato - nata nel 1953 quando l’artista, in piena crisi espressiva, ricevette quella che lui ha spesso definito una «illuminazione Zen», cioè la scoperta del manifesto pubblicitario come espressione artistica che si sostituisce alla pittura tradizionale, ormai inutile e superata. Ed ecco allora la celebre serie Cinecittà, in cui raccoglie volti e icone del cinema contemporaneo, dando ad essi un significato provocatorio.
Etichettato dalla critica come «strappamanifesti», Rotella non si è però limitato ad una carriera di “pittore della carta incollata”. La sua esperienza creativa ha infatti attraversato per oltre 60 anni il Novecento - nato nel 1918, si è spento lo scorso anno - lasciando un’impronta indelebile sull’arte contemporanea italiana e internazionale. A Rotella artista a tutto tondo è dedicata una monumentale monografia curata dal critico e storico genovese Germano Celant e pubblicata da Skira (pp. 592, 910 illustrazioni a colori e 340 in b/n, e 120), che ripercorre i momenti della produzione artistica di Rotella attraverso le opere più significative, dagli esordi agli ultimi esiti creativi. Emerge quanto decisivo, per lui, fu il sodalizio con critico francese Pierre Restany, col quale nel 1960 aderì - pur senza firmarne il manifesto - al Nouveau Réalisme, unendosi ad artisti quali Klein, Spoerri, César, Arman e Christo. Come Arman, Rotella iniziò ad eseguire anche assemblaggi di oggetti acquistati da rigattieri come tappi di bottiglia o corde, ricevendo nuovo impulso dalla Pop Art e dall'Espressionismo astratto, come dall'Informale e dalle ricerche spaziali e materiche di Burri e di Fontana.
L’esigenza di Rotella, come dimostra questo libro, era quella di andare sempre oltre, di esplorare nuove frontiere. Tra la fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70 eccolo realizzare gli Art-typo, con cui, ribaltando di 360 gradi la tecnica finora adottata, mette anzichè toglie, sovrapponendo l’una sull’altra le immagini pubblicitarie, riproducendole su tela. E va oltre, prendendo l’immagine e scolorandola con solventi, cancellandola, scarnificandola. Sono anni di estrema creatività. Un disco di poesie fonetiche, la partecipazione al “Recital Internazionale di Poesia Sonora - Poesia Azione” (1976), il manifesto accartocciato e rinchiuso in un cubo di plexiglas. Nella “Milano da bere” Anni 80 caratterizzata dal trionfo dell’immagine sulla sostanza e dalla risata stile Drive-in, Rotella elabora le cosiddette “blanks”, cioè coperture in bianco dei manifesti pubblicitari, quasi fossero abusivi. E poi ancora, le sovra-pitture ispirate al graffitismo d’Oltreoceano e alla scrittura sui muri, la partecipazione a tante mostre in tutto il mondo come “Italian Metamorphosis” al Guggenheim di New York (1994) o “Face à l'Histoire” al Pompidou (1996), o ancora al Museum of contemporary art di Los Angeles in “Halls of Mirrors” (sempre ’96). Omaggio alla grandezza di un artista che ha pochi paragoni nel secolo appena trascorso, questo ponderoso volume permette finalmente di penetrare a fondo la poetica di Rotella mostrando come egli, da vero artista, seppe interpretare la realtà in maniera a volte anche visionaria, ma sempre con un sorrisetto ironico.