I nuovi povericon lo stipendio TORINO - Quando bussa esitante la signora Emma, vedova senza pensione, calze sdrucite e cappottino allo stremo, con la sua bolletta da 26 euro stretta in mano, a Mario De Vito sfugge un'incongrua espressione di sollievo. "Non ce la fa neanche questo mese, vero Emma? Dia qua, paghiamo noi". I poveri tradizionali stringono il cuore agli angeli custodi della Caritas; però rassicurano, anche. Perché sono stabili, prevedibili, gestibili. Aveva ragione Gesù: "Li avrete sempre con voi", sono vecchie conoscenze, si sa sempre come aiutarli, come alleviarne le pene. Quegli altri, invece, i nuovi poveri, i poveri "grigi", spuntati all'improvviso dal crepuscolo tra normalità e miseria, quelli non li abbiamo sempre avuti con noi, sono creature nuove nell'universo del bisogno, alieni cacciati dal pianeta del benessere, il loro apparire suscita sorpresa e senso di impotenza persino in chi ai poveri ha scelto di dedicare la vita. Dalle diocesi piovono alla Caritas italiana rapporti allarmati sul terribile 2003 delle famiglie italiane: 25 per cento in più di richieste d' aiuto a Bologna, duemila nuovi contatti nelle Marche, a Vicenza gli aiuti in denaro per famiglie italiane sorpassano di gran lunga quelli per gli immigrati (38% contro 28%). Poveri col cellulare, la tivù e l'auto, poveri che non sembrano poveri: lo stesso concetto di carità cristiana è scosso, la "regina delle virtù" va in crisi quando cerca di indovinare il volto di Cristo non negli occhi del malato, del sofferente, dell'emarginato, ma in quelli del vicino di casa. "Non sono più i poveri a cui eravamo abituati", ammette con sereno sconcerto Mario, diacono dall'aria di nonno, decenni di esperienza nei centri d' ascolto della Caritas di Torino, "io ho scelto di mettermi al servizio degli ultimi, ma questi hanno lavoro, casa, dovremmo semmai chiamarli "i penultimi". Eppure vivono situazioni altrettanto drammatiche. Prenda la signora C., quella che è entrata per prima". <>
Post N° 130
I nuovi povericon lo stipendio TORINO - Quando bussa esitante la signora Emma, vedova senza pensione, calze sdrucite e cappottino allo stremo, con la sua bolletta da 26 euro stretta in mano, a Mario De Vito sfugge un'incongrua espressione di sollievo. "Non ce la fa neanche questo mese, vero Emma? Dia qua, paghiamo noi". I poveri tradizionali stringono il cuore agli angeli custodi della Caritas; però rassicurano, anche. Perché sono stabili, prevedibili, gestibili. Aveva ragione Gesù: "Li avrete sempre con voi", sono vecchie conoscenze, si sa sempre come aiutarli, come alleviarne le pene. Quegli altri, invece, i nuovi poveri, i poveri "grigi", spuntati all'improvviso dal crepuscolo tra normalità e miseria, quelli non li abbiamo sempre avuti con noi, sono creature nuove nell'universo del bisogno, alieni cacciati dal pianeta del benessere, il loro apparire suscita sorpresa e senso di impotenza persino in chi ai poveri ha scelto di dedicare la vita. Dalle diocesi piovono alla Caritas italiana rapporti allarmati sul terribile 2003 delle famiglie italiane: 25 per cento in più di richieste d' aiuto a Bologna, duemila nuovi contatti nelle Marche, a Vicenza gli aiuti in denaro per famiglie italiane sorpassano di gran lunga quelli per gli immigrati (38% contro 28%). Poveri col cellulare, la tivù e l'auto, poveri che non sembrano poveri: lo stesso concetto di carità cristiana è scosso, la "regina delle virtù" va in crisi quando cerca di indovinare il volto di Cristo non negli occhi del malato, del sofferente, dell'emarginato, ma in quelli del vicino di casa. "Non sono più i poveri a cui eravamo abituati", ammette con sereno sconcerto Mario, diacono dall'aria di nonno, decenni di esperienza nei centri d' ascolto della Caritas di Torino, "io ho scelto di mettermi al servizio degli ultimi, ma questi hanno lavoro, casa, dovremmo semmai chiamarli "i penultimi". Eppure vivono situazioni altrettanto drammatiche. Prenda la signora C., quella che è entrata per prima". <>