Era da tanto

Post n°5 pubblicato il 12 Gennaio 2017 da Sweetyo

Era da tanto che non scrivevo qui su. Sono cambiate tante cose da allora... sono diventata mamma e sono diventata molto più consapevole di me stessa. Oggi ho parlato coi miei datori di lavoro per il mio rientro dalla maternità. Nulla da dire sulle mie intenzioni della maternità facoltativa ma appena toccato l'argomento parte time 6 ore, ecco che subito mi han fatto capire che molto difficilmente me lo conceederanno in quanto, testuali parole, se lo concedono a me, lo dovranno fare anche con l'altra collega la quale ha pensato bene di rimanere incinta di nuovo appena tornata dalla precedente maternità. Non mi dilungherò troppo sulle ragioni irragionevoli che hanno spinto questa persona ad avere il terzo figlio (che esulano dal dato oggettivo e indiscutibile che ognuno fa ciò che vuole della propria vita). Io non credo che siano costretti a ragionare così. Ognuno ha bisogni diversi e i capi se vogliono possono venire incontro alle nostre esigenze, altrimenti ognuno per la sua strada senza risentimenti ma mettercela giù in questo modo è come nascondersi dietro alle vere ragioni che li spingono a non dare certe concessioni. Per carità, lungi da me la pretesa, ma in tal caso dovrò interrompere il mio rapporto lavorativo che, se non penso al guadagno in soldi, in fondo non mi pare una grande perdita.. l'ambiente non è dei migliori... stracarichi tutti come animali,  appena chiedi un permesso te lo fanno pesare (anche quando stai male), a volte ti trattano come delle schiave, in preda a malumori crescenti e spesso pesanti... e poi non è che lo stipendio sia così equilibrato... per non parlare del fatto che ti fanno pesare anche con uno sguardo quando si esce all'orario stabilito per contratto...come se uno che fa il suo orario deve per forza lavorare poco.. per mia esperienza,  semmai accade esattamente il contrario.. chi rimane oltre è perché solitamente durante la giornata se la prende spesso molto comoda e non da' il 100% come dovrebbe. Ma si sa, quando si tratta di elogi fanno distinzioni, come darti nuove mansioni valorizzando le tue capacità, ma poi quando si tratta di venire incontro alle persone e comprenderle, ti fanno sentire in difetto, facendoti la classica pressione psicologica che ti fa venire l'ansia anche solo per chiedere un normale permesso lavorativo o un giorno di ferie... per non parlare poi del fatto che pretendono persino di mettere il becco nelle scelte della tua vita e di chiederti i motivi del perché chiedi quel permesso. 

Da quello che ho imparato, i capi sono TUTTI uguali... uno non chiede chissà che cosa... e se non potranno davvero concedermi ciò al mio ritorno, prenderò altre strade. I cambiamenti per me sono opportunità e sinceramente non mi dispiacerebbe troppo cambiare ambiente... anzi... dopo 8 anni ci si rompe delle solite tiritere.. dei soliti ritmi, delle solite persone problematiche e dispotiche... uno ha anche voglia di cambiare aria e se dovrà essere adesso, che lo sia, io non scenderò a patti... non rinuncerò facilmente al mio desiderio né alla mia libertà individuale... dato che posso permettermi di farlo,  decido io della mia vita, per quanto a loro possa dispiacere! E poi non sono una che resta con le mani in mano, non mi piango addosso e soprattutto non mi guardo indietro con malinconia... ogni cambiamento è un'opportunità ed io sono pronta ad accoglierla. Se dev'essere, sarà... io sono una persona libera e sto finalmente bene così. 

 
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il predominio

Post n°4 pubblicato il 06 Aprile 2012 da Sweetyo
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Il credo quando sfocia in delirio, diventa pericoloso.
In ogni attimo della nostra vita non possiamo sentirci superiori agli altri o incazzarci dall'alto della nostra (effimera) superiorità sgridando o ammonendo chi non fa il nostro stesso cammino. Dio non è stato il primo ad insegnare il rispetto? L'uguaglianza? L'amore? E noi uomini lo storpiamo con gli obblighi, i doveri, i sacrifici.
Credo anche però che se Dio ci ha dato la possibilità di vivere questa vita che, senza alcune persone o situazioni, è davvero meravigliosa, un motivo ci sarà. Il motivo è anche di vivere la vita a pieno, cercando la vera felicità e la serenità. Ogni cosa buona lo è quando nasce da dentro, non perchè qualcuno te lo vieta o ti plagia. Non c'è nessuno che deve dirti " tu dovresti fare così, perchè come lo stai facendo tu non va affatto bene ", oppure, "stai vivendo nel peccatoooo!!!"... Oh cavoli, mi si sta accapponando la pelle! Sembra che a sentir parlare alcuni "il tremendo peccato" sia OVUNQUE e in CHIUNQUE. E che per "salvarci" (dalla punizione divina? ma se Dio ci ama come fa a punirci? semmai chi fa veramente del male ne risponderà com'è giusto che sia) sia necessario seguire delle regole ferree e rigide.
Beh, dopo l'imposizione non ho mai visto persone felici o equilibrate. E non ho visto nemmeno felicità nelle persone che non si pongono limiti di coscienza!! Il troppo e il troppo poco non vanno d'accordo. Ci vuole sempre una via di mezzo nelle cose. L'equilibrio è o non è una via di mezzo?
Non sopporto chi dipinge Dio come se fosse il "punitore" e cioè colui che con le fette di salame sugli occhi, se fai qualcosa di diverso da un tuo simile, ti spara senza pietà! 
Dio però sa come siamo e ci ama per ciò che siamo. Ama forse troppo colui che fa del male agli altri o a se stesso, perchè vuole salvarlo, ma non ti odia. Ti ama e basta.
E' l'uomo che sugli obblighi e sulla rigidità è riuscito a governare (al meglio?) il territorio. Negli anni ha utilizzato più volte l'obbligo con cattiveria e meschinità. E l'ha fatto spacciandola come la via giusta e necessaria. Anche ai tempi venivano usate parole convincenti che univano un sacco di persone!!! Da folli, proprio.
Con il tempo le cose si sono leggermente trasformate, ma certi pilastri sono rimasti insormontabili. E nel giudicare gli altri, reputando "certe azioni" come "contro Dio" ,  non fanno altro che utilizzare una sottile forma di "predominio".

S.

 
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Confronti

Post n°3 pubblicato il 28 Febbraio 2012 da Sweetyo
Foto di Sweetyo

Devo ammettere che se mi soffermassi a commentare solo quello che sento in televisione senza approfondire l'argomento con qualche lettura in merito, il mio pensiero non sarebbe legittimo.
Sto leggendo il libro di intervista a Papa Ratzinger e ne sto rimanendo piacevolmente sorpresa, seppur mantenendo sempre le mie idee. Informarmi su ideologie diverse dalle mie non è voglia di farmi annullare da esse, ma è semplicemente curiosità e metterci un pizzico di comprensione e voglia di confronto.
Il significato di famiglia ormai non è più uno solo. La definizione che da il dizionario è la seguente:
"Nucleo fondamentale della società umana costituito da genitori e figli".
Oggi invece la famiglia non è solo formata da genitori e figli, ma anche solo da singoli genitori.
Non è che se in un nucleo non sono presenti dei figli, quel gruppo non si può definire famiglia. La famiglia è quell'insieme di affetti e legami che si stringono sotto lo stesso tetto.
Il fatto stesso di "abitare insieme ad un altro individuo", indica l'appartenenza ad una famiglia. Il termine famiglia nasce lì dove una coppia si ama e sente di voler vivere insieme la propria unione e felicità, staccandosi dalla famiglia di origine. Il concetto è semplice.
Il matrimonio cattolico, sia per chi voglia vederci il significato religioso sia per chi non lo considera, è un atto di amore importante che si stringe con una persona. E' un patto romantico dove ci si giura amore eterno e si deve combattere per tenerlo in piedi, come ogni rapporto, ma con un vincolo in più.
L'amore in sè, essendo una visione del tutto personale, non è uguale per tutti. Per cui non si può generalizzare i rapporti.
Una mia cara amica mi ha raccontato che al corso prematrimoniale c'è stata una coppia che si è dimostrata contraria alla "convivenza" (per me rimane sempre una parola troppo "limitata") perchè si sentono sicuri del loro profondo sentimento. Come se convivere volesse dire sempre mettere alla prova i sentimenti!! E poi, anche se fosse?
L'ignoranza purtroppo non spiega alle persone che generalizzare è un grosso errore. Ci sono persone che giudicano la convivenza come una semplice prova e pensano che "alla minima cosa che non va bene, lo mando al diavolo!" (valore mediocre) e c'è chi nell'andare a vivere insieme ci vede la realizzazione di un forte desiderio di condividere la vita con la propria metà come se fossero una vera coppia autentica, fondata non sul "provare", ma sul "volere". Io sinceramente appartengo alla seconda definizione.
Per me, vivere con il mio uomo non è tanto mettere alla prova il nostro amore provando a vedere se funziona, ma è il raggiungimento del mio profondo desiderio, l'esaudirsi del mio sogno.
Non tutti ragionano giustamente in questo modo, e non si deve condannare nessuno, ma secondo me sarebbe giusto distinguere anche tra persone che vivono i sentimenti come se fossero calzini da cambiare appena c'è qualcosa che non va, come una caramella che se non piace più dopo un pò che la si mastica, si può sputare senza problemi,andando così alla ricerca di un amore svilito e annientato dalla mancanza di voglia di impegnarsi, di responsabilità e di vero incoronamento dei sentimenti e persone che rispettano i propri sentimenti e quelli degli altri con sincerità.
E mi sono anche spesso domandata perchè dopo che uno si sposa in chiesa non possa poi risposarsi sempre in Chiesa o vivere un'altra storia se non richiedendo l'annullamento dello stesso (non sempre concesso). Perchè se la Chiesa concepisse l'annullamento come il divorzio comunale, la gente non si preoccuperebbe neanche più di fare delle promesse, ma prenderebbe il matrimonio con leggerezza dicendo: "finchè mi va bene, va bene, se mi stanco lo mollo". E dov'è il senso dell'amore?
Chiaramente poi ci sono casi per cui l'annullamento è fattibile e altri no. In altri casi personalmente lo faciliterei. Gli errori poi possiamo commetterli tutti, ovviamente. Eppure se molte persone avessero chiaro fin da subito che il matrimonio è una cosa SERIA, forse ci impiegherebbero un pò più di due minuti a lasciarsi, dato che l'andazzo mi pare che sia questo, anche se per fortuna non per tutti.
Aldilà di tutto ritengo che, se all'interno di una coppia non sposata c'è amore con tutte le sue difficoltà com'è normale che sia, se ci sono dei figli, e la coppia vive l'amore con l'obiettivo serio di stare davvero insieme, questo tipo di famiglia non sia da meno rispetto ad una famiglia vincolata dal matrimonio. Rimane comunque indubbio che il matrimonio sia e sarà sempre davvero un gesto di "amore completo", promessa vera di amore eterno.

S.

 
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Ripetitiva?

Post n°2 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da Sweetyo
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Ultimamente le parole del Papa sono molto forti.
Quella poi del concetto di famiglia solo ed esclusivamente inteso nel matrimonio, mi fa venire la pelle d'oca. Cioè, uno può esprimere un pensiero e sottolineare l'importanza della famiglia senza per forza dover catalogare le famiglie e dividerle da SERIE A a SERIE B.
Credo che il "concetto" di famiglia sia ben più complesso di un semplice "sposati e sarai degno di fare una famiglia". Ci sono tante coppie non sposate che si amano e amano i loro figli completamente e coppie che, seppur sposate, non sanno manco cosa voglia dire amare e insegnare i valori. Per questo dico che generalizzare su un argomento così delicato, sia errato e ingiusto. I veri valori li possediamo dentro e non voglio sentirmi dire che non credo in Dio solo perchè non rispetto le "regole" imposte dalla Chiesa.

Quello che non sopporto sono gli "impachettamenti" come se fossimo tante scatoline tutte uguali e con un'unica strada da seguire, invece ce ne sono tante e tutte meravigliose!
"Segui il cuore e non sbagli", potrebbero dire invece che barricarsi dietro regole o dogmi assoluti. Se modificassero un pò il modo di esprimere concetti, mescolandoci umiltà e una visione più umana e non per questo meno rispettosa, la religione davvero potrebbe aprirsi a tutti... Secondo me invoglierebbe di più le persone. Indicando certo i veri valori, ma senza obblighi assurdi. Se già per chi crede, interpretare le parole della Chiesa è complesso, figuriamoci per chi non sa neanche cosa vuoldire credere in qualcosa!
La religione non può nascere e rivolgersi a persone già "dentro" e "consapevoli", ma deve saper parlare a tutti in modi semplici, non generici e nemmeno perentori, cioè se fai quello che ti diciamo sei con Dio, altrimenti no. O dentro o fuori o bianco o nero. No, in una società come la nostra non può esistere.
Dio conosce ognuno di noi e sa prima di noi quello che ci portiamo dentro, quello che viviamo, i nostri sentimenti, le nostre paure e desideri. E Lui non generalizza.

S.

 
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Il mio senso della vita

Post n°1 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da Sweetyo
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Aprirei la mia prima pagina del blog con la seguente premessa:

"L'Amore non è una passione. L'Amore non è una emozione. L'amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l'altro ti completa. Qualcuno ti rende un cerchio perfetto; la presenza dell'altro rinforza la tua presenza. L'amore dà la libertà di essere se stessi, non è possessività.
Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore. Deve trattarsi di altro, perché amore e libertà vanno a braccetto, sono due ali dello stesso gabbiano.
Ogni volta che vedi il tuo amore in conflitto con la tua libertà, significa che stai facendo qualcos'altro in nome dell'amore."

Grazie ad Osho, e in particolare ad una mia amica che mi ha portato a conoscenza di questa profondità.Certo, qualcuno mi potrebbe dire che non serve la profondità di Osho per sapere certe cose, ma forse la società in cui ci troviamo e l'ignoranza di chi dice di agire in nome dell'amore, forse non ne rende così semplice la comprensione.
Ho sempre ritenuto importante il rispetto verso gli altri, verso chi è diverso e in nessun caso io voglio, e nessuno dovrebbe, opporsi all'altro armandosi della presunzione di conoscere e sapere di più cosa è giusto e cosa no. Trovo che questo sia il più grande errore che una persona, che fa conoscere al mondo la parola "amore", possa fare.
L'unico modo per insegnare l'amore è solo amando e non c'è altro modo. Ciò che viene imposto, spacciandolo per amore, non è amore. Ho notato che ciò che deriva dall'imposizione e dall'obbligo, a meno che non sia una scelta personale, non sia mai una cosa buona.
Tutti devono rispettare chi ha idee diverse dalle nostre, chi ha un diverso modo di esprimere i sentimenti e diverso modo di vivere la vita. Nessuno deve giudicare e imporre o dire chi o cosa è meglio di qualcos'altro.
L'amore è potente e delicato, non chiede, non pretende e non deve imporre. Mai. Appunto perchè l'amore è liberta. Dio è liberta, è umiltà, è rispetto. Tutto il resto invece appartiene agli uomini, troppo deboli per insegnare a milioni di persone l'amore, cercando quindi di farglielo comprendere con rinunce, imposizioni e obblighi. E così ci dimentichiamo che Dio è nel cuore dell'uomo.
Spesso nel passato si usava la religione per altri scopi, per dominare, per soggiogare le menti, per governare e per dominare le persone, sfruttando la fede. E l'abuso di potere che ne è derivato, ha fatto si che l'insegnamento dell'amore portasse solo odio e morte.
Purtroppo quindi al giorno d'oggi è difficile credere a chi dice di avere la verità in tasca.
Io ritengo quindi che per vivere la vita nella serenità e senza assurdi sensi di colpa che ti impongono gli uomini con le loro regole, è vivere rispettando se stessi e gli altri, basandosi sul proprio senso di coscienza, che ci ha donato Dio, (per chi ci crede) osservando il senso di rispetto verso gli altri, di amore incondizionato e di non porci mai giudicanti o al di sopra di altri.
Dio insegna che ognuno ha il proprio cammino. Ci esorta a non dimenticarci di lui, a considerarlo come obiettivo finale e ci è vicino nel corso della nostra vita, per sostenerci, per amarci, per aiutarci contro le angosce e le ingiustizie di questa vita.

La sua bontà disarmante anche nei casi più difficili, ci dovrebbe insegnare che noi stessi dobbiamo essere i primi ad usare la bontà, lealtà e rispetto verso gli altri. Non può esistere amore senza questo. Dio è amore e sia Lui che l'amore devono essere gli obiettivi principali della nostra vita. Perdersi nella ricerca assoluta del lusso, dei soldi, del sesso sempre più perverso e mercificato, ci distoglie dal vero senso della vita. Possiamo cercare il piacere terreno senza accanirci e senza accontentarci di questo, perchè la vera felicità si nasconde negli affetti, nell'amore vero, nell'accoglienza e nel rispetto. Non dobbiamo affannarci troppo per delle sciocchezze che all'apparenza ci sembrano vitali.
Se riusciamo a pensare che ci sono cose molto, ma molto più importanti di queste, sarà difficile scoraggiarsi.

S.

 
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