Synaptic Mind

Post N° 51


Il ritorno della “pillola dell’oblio” parte II….A distanza di tre anni dalla notizia in merito allo studio di un farmaco in grado di rimuovere ricordi sgraditi, l’equipe del Center for Neural Science di New York propone nuovi sviluppi sperimentali  Presso il Center for Neural Science di NY, con a capo Joseph LeDoux, è stata messa a punto una pillola in grado di cancellare dalla memoria permanente singoli eventi spiacevoli. Alla base di tale scoperta si basa l’ipotesi secondo cui sia possibile agire direttamente sul sistema mnestico che gestisce il passaggio dell’informazione dalla memoria a breve termine (MBT) a quella a lungo termine (MLT), attraverso la somministrazione di un farmaco noto tradizionalmente per indurre episodi di amnesia. La notizia, apparsa già nel 2004, e che si basava sugli studi paralleli di Istituti accreditati canadesi, californiani, francesi e newyorkesi presentati al convegno della Società di Neuroscienze nello stesso anno, fonda la propria ipotesi sul presupposto di poter alterare il meccanismo di rafforzamento mnestico nel magazzino a lungo termine.Attraverso la preliminare associazione di suoni seguiti da lievi scariche elettriche è stata indotta ad alcuni topolini l’emozione primaria della paura, anche quando i suoni successivamente non venivano più accompagnati da effettive scosse. In seguito a metà dei topi è stato somministrato la “pillola dell’oblio” al fine di rimuovere il ricordo spiacevole. Il giorno dopo, ad entrambi i gruppi di ratti è stato riproposto uno dei due input sonori riscontrando che il gruppo manipolato sperimentalmente non aveva in effetti più paura dello stimolo di partenza. La notizia, che desta dubbi ed interrogativi di ordine etico, divide la comunità scientifica sulla sua possibile applicazione nell’uomo. Alcuni infatti ritengono che la modificazione chimica della memoria a lungo termine equivalga ad influenzare e ad agire direttamente sulla nostra personalità; altri invece sostengono che tale intervento possa giovare a particolari categorie di pazienti quali per esempio le vittime di guerra o di incidenti che hanno sperimentato eventi tali da incidere drammaticamente sulla loro stessa vita (si pensi a quelle persone che soffrono di disturbo post traumatico da stress). Tuttavia, una serie di quesiti sorgono spontanei: è giusto o meno eliminare i nostri ricordi, qualsiasi valenza edonica abbiano, ognuno dei quali contribuisce a proprio modo sul processo evolutivo umano? Ed è plausibile sostenere che un’emozione fondamentale come la paura, centrale nel processo di gestione della conservazione della specie, possa essere modificata sperimentalmente ed artificialmente ad opera di opportune reazioni chimiche? E qualora diventasse una pratica comune ed indifferenziata a molteplici casistiche di ordine clinico più o meno rilevanti, quali ricadute avrebbe tale applicazione in termini evoluzionistici?   Domande che dovranno essere affrontate, e che richiederanno un confronto interdisciplinare tra le molteplici professionalità coinvolte nel dare risposte agli interrogativi di ordine etico, sperimentale, culturale ed evolutivo che si presenteranno su questa tematica.Clicca qui per visualizzare la notizia apparsa su "la Repubblica.it"Clicca qui per visualizzare la notizia apparsa su "ScienceDaily.com"Clicca qui, per ottenere ulteriori approfondimenti ed articoli correlati, tratti da "LeDoux Laboratory"Post di Edoardo Santucci-----------------Per leggere tutti i post pubblicati da questo autore, cerca nei TAGS il suo nome!