A VOLTE..RIFLETTO

sfarfallando


Sino a non troppo tempo fa, nella vastità del agone politico ( magari fosse invece agonico ), esisteva la vasta e. per certi versi. a suo modo dignitosa categoria dei trombati . Una assai folta schiera formata. in maniera trasversale ai partiti. dai non eletti di tutta italia, portatori sani di pacchetti, più o meno esigui, di voti raccolti in un quantum anomalo che spaziava, coerentemente o meno, tra gli atout dei circoli del bridge, le votazioni per i parcheggi nelle assemblee di condominio e la fondazione di circoli o associazioni tra le più disparate. Partendo dalle fila dagli apicoltori della Val Squaranta per arrivare al Circolo dei Canottieri del Basso Tevere i trombati aggregavano consenso, portando acqua al mulino che era di volta in volta preferito, ma non riuscendo, ahi loro, ad aver mai i numeri grossi , quelli ben pasciuti che per intendersi riescono a portare a casa il risultato concreto.            In sostanza, i nostri beneamati erano composti da quasi consiglieri, quasi deputati, quasi amministratori, tutti però stimabili ( in senso di valore elettorale ) cittadini e tutti riconoscibili per l’aria di incredulità che si portavano sempre stampata sul volto dal momento in cui l’esito del voto ( di un pur qualsiasi voto ) li aveva costretti a sentirsi dire “ mi spiace, non ce l’hai fatta “.            La politica, come si sa, dovrebbe essere la scienza somma della gestione della vita pubblica, ed anche se nella realtà sappiamo come invece essa sia ben altro, pure, in quella particolare fattispecie che venne a crearsi quando comparve sulla faccia del nostro pianeta il primo dei “trombati”, essa riuscì a darsi un risultato utile ( certo solo secondo il suo stesso, particolarissimo metro di giudizio ) inventandosi il riciclaggio del trombato  , una sorta di rito privato con il quale si cercava di dare al malcapitato tapino ( ed al suo utile e necessario pacchetto di voti ) una collocazione che lo mantenesse ancora, interessato e disponibile,  nell’orbita centripeta dei pezzi grossi e che lo gratificasse, sia pur in maniera minore del risultato che egli si era posto in partenza.            Da quella data fatidica, facilmente collocabile appena dopo la cacciata dall’Eden ( al cui interno non vigeva certo il concetto di democrazia rappresentativa ) i trombati di tutto il mondo trovarono così una loro collocazione, chi diventando capo struttura di un canale pubblico, chi andando a dirigere un qualche quotidiano di estrema parte e chi inventandosi di sana pianta una intera ipotetica identità razziale “pura” in una pianura i cui abitanti discendevano, per effetti delle millenarie invasioni esterne, praticamente da qualsiasi nucleo etnico mai esistito sulla faccia della Terra ( con la sola eccezione degli esquimesi ).            Come effetto collaterale le nostre società, nessuna esclusa, si arricchirono di enti inutili, consigli di amministrazione ipertrofici, associazioni di tutela e di controllo del tutto immotivate e soprattutto di lucrosi incarichi pubblici in una moltiplicazione forsennata e costante che neppure il più fanatico dei predicatori irriducibili avrebbe mai avuto il coraggio di accostare al “crescete e moltiplicatevi” enunciato sulle pagine bibliche.            Una così bella tradizione finisce però per incontrare oggi , sia pure dopo secoli di pacifica e parassitaria convivenza colla civiltà, il suo più grande ostacolo con la comparsa di una, temibile, nuova specie, parallela e rivale a quella dei trombati , e denominata la razza delle trombate , intese come quella splendida tipologia femminile che ha dalla sua, oltre agli stessi improbabili ma esistenti pacchetti di voti, anche una marcia in più, una superlativa caratteristica della specie collocabile a piacimento sia in specifiche cavità del corpo che nell’assieme di tutte le stesse.            A costoro, genericamente ma non rigidamente, appartengono centinaia, se non migliaia di volti più o meno noti, accomunati dalla scelta professionale e di vita, di mettersi sempre ben in mostra sotto gli occhi del pubblico votante. Poco conta che ciò poi  avvenga nello scenario di una trasmissione culinaria ( sigh ! ) od alla testa di circoli ( virtuali ma non virtuosi ) di sostegno al Premier più bisognoso.             La sola differenza essenziale tra loro è in realtà data dai nomi dell’acconciatore che si scelgono o da quello degli stilisti che le vestono di modo da poter dar loro poi l’occasione di potersi poi con miglior grazia svestire.            Per il resto passano come in natura dalle fasi di pupa ( col secchione non necessario ) a quelle di farfalla, sbozzolandosi su questo o quel talamo prima di emergere, muliebri ed inevitabili, in foggia di Esperidi Conduttrici, Licenidi Maritate, Vanesse Ministrotis o perfino di Satiridi Escortiane con fuco procacciatore al fianco…