teatrando... forse

DISQUISIZIONI SULL'ABISSO


Uniformandomi doverosamente alle modalità di espressione della blogger amica L.incantatrice, con la quale si è intavolata una riflessione sull'abisso, pubblico sul mio post, per farne partecipi i miei blogger amici, i miei sviluppi sulla riflessione da lei gentilmente rilanciatami. Mi scuso con gli eventuali lettori interessati per l'impaginazione così serrata e per la lunga esposizione, ma non ho modo di fare altrimenti.Gentile signorinache dirle!?.... certamente guardiamo, quello che lei definisce abisso, da due punti di vista diversi....in realtà mi sembra di aver già risposto, nella mia prima al sua indirizzo, a quanto mi rilancia come riflessione.... per quanto riguarda  la sua affermazione: che avrei spostato la riflessione su binari sociologici mi viene da dirle che, naturalmente è mia opinione personale, non sono mai stato interessato ai punti di vista sociologici essendomi formato, seppur mediocremente,  ad una scuola di stampo gentiliano, quindi classica nel senso platonico-aristotelico, che si è sposata, per affinità, alla mia natura, seppur con tanti limiti. L’aver citato fatti storici, sia generali che individuali, per me, è la normale prassi dell’argomentazione aristotelica dove, per illustrare la propria tesi, si ricorre a fatti comunemente noti; come d’altronde ha fatto lei con l’esempio della ragazza al concorso. Venendo alla questione della nostra riflessione sul termine abisso non posso, come le dicevo sopra, che richiamare un brano di quanto da me scritto nella prima al suo indirizzo: - ....Mi viene anche da coniugare tutto ciò con il famoso aforisma di Nietschtze in “al di là del bene e del male”: <...se guarderai a lungo nell’abisso anche l’abisso guarderà dentro di te...>. A questo riguardo c’è da dire che, nella ricerca dell’ Ecce homo (tra l’altro enunciato evangelico),Nietschtze era venuto a conoscenza di qualche elemento della dottrina buddhista, sicuramente tramite studiosi europei della storia delle religioni che “studiavano” queste dottrine da un punto di vista positivistico, e che ci tenevano a qualificare, il loro metodo, come scientifico e oggettivo, perché scevro dall’illusione religiosa. Ora... non le sembra un tantino arrogante e di parte pretendere di giudicare la visione metafisica della vita da un punto di vista materialistico? E, parimenti, non le sembra assurdo e grottesco il punto di vista di Nietschtze che, partendo dal punto di vista scientifico, e dichiarando “ufficialmente” la morte di Dio, si “coinvolge” in modalità di ricerca indicate dalla dottrina religiosa? Se si nega la religione perché prenderne alcuni insegnamenti, tra l’altro fondamentali?...-  Ora... nello svolgimento della mia argomentazione con la presente, ho un esempio noto, da lei fornito, citando la frase di Narcysse: <serenamente, la dove ci si perde, li ci si ritrova> .... da bacchettone e peccatore incallito (difficilmente i due aspetti vanno separati), quale sono, assumendo la maschera del bacchettone, mi viene da dirle che, questa frase o, meglio, insegnamento, è, ripeto, uno dei cardini di ogni religione e, in quella cristiana, viene così espressa: - chi vorrà salvare la propria vita la perderà; chi perderà la sua vita in nome mio avrà la vita eterna (tralascio il richiamo specifico a ciò che s’intende per vita eterna)....- Ancora, nel Padre nostro: - .... che sei nei cieli, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra...- Ogni tradizione, di cui l’attributo sacra è solo un per di più perché la Tradizione è, per definizione originale, solo ciò che trasmette nel mondo umano i principi metafisici, insegna che, bisogna estinguere, cioè riassorbire, la propria individualità nell’Essere Supremo da cui, in Realtà, non si è mai disgiunta.... e qui è l’enigma, la Grande Guerra Santa, come è definita nell’Islam. Per cui non penso, ma posso anche sbagliarmi, che la frase di Narcysse possa intendersi in questo senso.......... di conseguenza, riguardo alla bellezza, credo di concepirla in tutt’altro modo: la bellezza, sinonimo di armonia, non è altro che il frutto della giustizia e, tale operazione di giustizia, si compie quando l’intelletto "realizza" ogni cosa al suo posto secondo la sua funzione. Certamente, per me, questi insegnamenti, sono una guida di condotta nella guerra che combatto contro me stesso, con scarsi risultati.... eppur combatto, o, forse, me ne illudo......Indossando la maschera del peccatore incallito mi viene da dire: tutti parlano delle delizie dell’amore carnale e nessuno parla della... tristitia post coitum....Concludendo.... dal mio punto di vista mi sembra di coglier una contraddizione nella sua riflessione, contraddizione che, già, le anticipavo nella mia prima al suo indirizzo: lei dice -  Non c'è niente che sia giusto... non c'è niente che sia sbagliato...ma a fare la differenza è solo e solamente il proprio modo di vivere il medesimo evento".Ma..... mi chiedo..... se l’individuo si deve perdere nell’abisso per ritrovarsi, come fa a perdersi se il proprio modo di vivere un evento è il metro di giudizio?....