Creato da ioxamicizia il 02/03/2008

RIFLETTENDO...

commenti immagini musica

 

 

Liberalizzazioni - di Romaniello

Post n°4838 pubblicato il 07 Gennaio 2014 da ioxamicizia
 

 
 
 

BUONA EPIFANIA ^_^

Post n°4837 pubblicato il 06 Gennaio 2014 da ioxamicizia

 
 
 

BUON ANNO A TUTTI ^_^

Post n°4836 pubblicato il 31 Dicembre 2013 da ioxamicizia

 
 
 

BUON NATALE

Post n°4835 pubblicato il 21 Dicembre 2013 da ioxamicizia

 
 
 

Mauro Biani

Post n°4834 pubblicato il 16 Dicembre 2013 da ioxamicizia
 

 
 
 

Finanziamento ai partiti abolito, ma non per le loro scuole: la detrazione è al 75% di Thomas Mackinson

Post n°4833 pubblicato il 13 Dicembre 2013 da ioxamicizia
 

Il Fatto Quotidiano

Un articolo del testo varato dal governo consente un rimborso per chi frequenta corsi di formazione di partito molto più generoso rispetto a quelli concessi sull'Irpef per spese di istruzione comune (dal nido ai master universitari). Certo, l'offerta finora non vola altissimo: dal "corso per la differenziata" (Pd) al "Come diventare buoni amministratori" (Pdl). Docente? Un sindaco da 3 mesi.

Detrazioni al 75% per la scuola, ma solo per quella dei partiti. Tra le pieghe del decreto che abolisce il finanziamento pubblicoapprovato di corsa dal consiglio dei ministri così com’era passato alla Camera – c’è un contributo per “corsi di formazione politica”. Promossi e organizzati, manco a dirlo, dai partiti stessi. E’ il comma 3 dell’articolo 11 che disciplina le “detrazioni per erogazioni liberali”. In quattro righe il testo crea un veicolo di finanziamento che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe resuscitare gloriose tradizioni come la scuola delle Frattocchie, nella peggiore potrebbe inaugurare la stagione di “un Cepu in ogni circolo”, con una classe di partito anche nel più remoto paesino d’Italia. E diventare, così, l’ennesimo espediente per una partita di giro sul finanziamento pubblico della politica.

Cosa dice il decreto? Che a decorrere dal 2014 dall’imposizione sul reddito degli italiani è detraibile un importo pari al 75% delle spese sostenute per la partecipazione a scuole o corsi di formazione politica promossi e organizzati dai partiti. Come funziona? In pratica il partito organizza un corso di 1000 euro. Lo studente si iscrive e paga, tanto lo Stato gli restituirà tre quarti della cifra, grazie alla detrazione. Di gran lunga più generosa di quella concessa sull’Irpef per spese di istruzione comune – dal nido alla scuola superiore, dalle rette universitarie e fino ai master – che è fissata al 19% e non al 75%. Del resto anche quella per i soldi cash dati ai partiti è superiore: per le erogazioni in denaro, senza neppure la formazione, l’aliquota è fissata al 26%.

Ma attenzione, la detrazione per i corsi non potrà superare il limite di 750 euro per ciascuna annualità a persona. Un paletto inserito nella legge per sbarrare la strada a quanti volessero alzare l’asticella del rimborso e gonfiare il costo dei corsi. E tuttavia quella soglia potrebbe spingere i partiti in cattedra a puntare sulla quantità. E allora ecco la contromisura nell’articolo successivo che è scritto proprio per evitare il diffondersi di corsi tipo Cetto Laqualunque. L’articolo 4 chiarisce che la detrazione è subordinata al fatto che le scuole o i corsi di formazione politica siano appositamente previsti in un “piano per la formazione politica” che deve essere presentato da ciascun partito entro il 31 gennaio di ogni anno all’apposita “Commissione di garanzia” per il controllo della trasparenza e dei rendiconti.

Mica roba complicata, per carità: il partito dovrà limitarsi a indicare “i temi principali, i destinatari e le modalità di svolgimento, anche con riferimento all’articolazione delle attività sul territorio nazionale, nonché i costi preventivati”. La Commissione, che ovviamente siede in Parlamento e la cui composizione sarà indicata dai partiti, entro 15 giorni esamina il programma e se non ci sono attività manifestamente estranee alle finalità di formazione politica, comunica il proprio nulla osta al partito interessato entro i quindici giorni successivi. Il partito, ottenuto l’ok, può procedere con l’organizzazione e le iscrizioni.

Ancora da capire se i partiti, nei decreti attuativi, potranno poi incaricare le fondazioni politiche di riferimento (Italianieuropei, Magna Carta, Astrid, Democratica, Vedrò, Liberal…) che si fregiano di formare la nuova classe dirigente (ma raramente pubblicano i loro bilanci). E allora lì, coi soldi che girano, potrebbe essere davvero la grossa partita di giro. Cosa insegnerà il partito? L’offerta proposta finora, basta una rapida ricognizione in rete, non vola sempre altissimo. Proprio oggi, ma è un esempio tra tanti, il circolo del Pd di Imperia organizza un “corso per la raccolta differenziata”. Chissà se a gennaio potrà rientrare, magari con altra dicitura, nel piano di formazione del partito. “Formare per fare” è il titolo, forse un po’ generico, di un corso del Pdl di Marigliano, in provincia di Napoli. Sottotitolo: come diventare buoni amministratori. Tra i docenti il primo cittadino di Brusciano Giosy Romano. Sindaco sì, ma da soli tre mesi.

 
 
 

.....

Post n°4832 pubblicato il 13 Dicembre 2013 da ioxamicizia
 

 
 
 

Porcellum e made in Italy: caos immobile Il Fatto Quotidiano Blog di Antonio Padellaro

Post n°4831 pubblicato il 07 Dicembre 2013 da ioxamicizia
 

 

Tutti contro tutti. L’Italia è una barca alla deriva come forse mai nella storia repubblicana. Di drammi, di momenti difficili il nostro paese ne ha vissuti tanti, eppure perfino nei giorni bui del terrorismo si avvertiva l’esistenza di una bussola collettiva politica e morale che orientava le persone e le faceva sentire partecipi di una comunità e non un popolo allo sbando. Oggi su giornali e nei tg compaiono solo scene di battaglia.

Al Brennero, dove sulle barricate del made in Italy si agita il ministro De Girolamo di lotta e di governo, magari animata dalle migliori intenzioni, ma che finisce per essere il simbolo di una grottesca confusione dei ruoli. Fino alla Sicilia, dove le truppe furiose dei Forconi annunciano: “Bloccheremo l’Italia” e si preparano a passare lo Stretto con carovane di tir per unirsi alla protesta veneta. Mentre nella Capitale non c’è categoria in rivolta che non cinga d’assedio Montecitorio, il palazzo più odiato d’Italia. La colonna sonora della nazione, del resto, sono le urla delle piazze o gli strilli che escono dai televisori, dove gli ascolti si misurano con i decibel della rabbia.

In un momento così difficile, con la sentenza sulla porcata elettorale, la Corte costituzionale ha cercato di richiamare ai propri doveri i partiti e il governo. Oltre ai rilievi in punta di diritto, la Consulta ha trasmesso alle istituzioni di ogni ordine e grado un messaggio chiarissimo: sono anni che non riuscite a mettervi d’accordo su una legge elettorale degna di questo nome, adesso non avete più scuse. Il giorno dopo questo ceffone, una classe politica e di governo degna di questo nome si sarebbe messa al lavoro. E invece la rissa divampa più di prima. Non esiste uno straccio di accordo, ma Camera e Senato trovano il modo di litigare su chi abbia la precedenza nella discussione sulla riforma che non c’è.

Dal Quirinale, il presidente Napolitano rassicura sulla totale legittimità dell’attuale Parlamento e di quello precedente, che infatti lo hanno eletto per la prima e per la seconda volta. Tesi discussa e discutibile poiché si obietta che una legge costituzionalmente malata è difficile che dia risultati sani. Senza contare la guerriglia in corso tra chi vorrebbe andare a nuove elezioni subito (Berlusconi, Grillo e forse anche Renzi) e chi invece vuole conservare lo status quo (Napolitano, Letta, Alfano). E tutto resta fermo. Siamo il Paese del caos immobile.

Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2013

 
 
 

Vauro

Post n°4830 pubblicato il 02 Dicembre 2013 da ioxamicizia
 

 
 
 

Italia, il circo a tre piste fondato sulle non-notizie - Blog di Furio Colombo

Post n°4829 pubblicato il 01 Dicembre 2013 da ioxamicizia
 

Per chi fosse di passaggio in Italia, un modo di sapere subito come stanno le cose è ascoltare una delle tante rassegne stampa radio e tv del mattino. Ma qual è la notizia che conta? Quando dico “notizia” non intendo un evento da valutare e da commentare. In questo strano intervallo della storia italiana non succede quasi niente. E se accade, come la scomparsa di Berlusconi dai ruoli del Senato, il fatto è talmente in ritardo rispetto al momento in cui avrebbe dovuto accadere, che è già stato valutato, commentato, discusso, provocato e completamente assorbito. In un istante evapora. Persino il New York Times ha mostrato un certo imbarazzo nel commento su Berlusconi: parlare di Italia, di politica, di partiti, di rapporti nazionali – internazionali, o di una strana vita capo-clan cosparsa di stranezze, colpi di testa, dichiarazioni insensate (“Ho sconfitto il comunismo”) e reati.

La maggior parte dei giornali del mondo hanno optato per la fedina penale del personaggio. La maggior parte delle fonti italiane si sono dedicate alle “spaccature”, al vuoto lasciato, soprattutto nelle casse di qualche partito e nella vita di qualche “alleato”, dal grande escluso e dalla simmetrica difficoltà della sinistra, intesa come Pd, che, quando si tratta di lotta interna, riesce sempre a competere con i dirimpettai berlusconiani ed ex berlusconiani.

La matassa di non notizie affluisce ai punti che dovrebbero essere di distribuzione, razionalizzazione e interpretazione dei fatti, e lì rimane, nel senso che più o meno ogni cosa viene enunciata, e un’altra cosa si sovrappone e non importa che sia simile o opposta. Comunque non seguirà né la meraviglia, un prodotto esaurito da tempo, né la spiegazione. Esempio: qualcuno ha capito quando e perché è stato deciso che la caduta di Berlusconi avrebbe provocato sui due piedi una crisi parlamentare, con voto di fiducia (a distanza di cinque giorni da un altro voto di fiducia sempre sullo stesso governo e per le stesse ragioni) annunciata come ovvia ma negata in quanto “il governo è più forte” e “la maggioranza è coesa”? Propongono un criterio di lettura della oscura realtà politica italiana o almeno di quel poco di fatti e parole che trapelano, nel senso che non sono tutti (i fatti e le parole, che si chiamano “dichiarazioni”) dello stesso tipo, benché sembrino impastate in un solo materiale opaco e sembrino sempre annunciare qualcosa che non accade. Propongono che di fronte a noi, cittadini di un Paese dotato di una politica allo stesso tempo noiosa, ripetitiva e spettacolare, sia in piena attività in un circo a tre piste. Gli spettacoli hanno, più o meno, la stessa durata, la stessa scaletta (i tafferugli nelle camere, la crisi dei partiti, il susseguirsi delle dichiarazioni di guerra o di annuncio).

Contano i “social network”, da facebook ai twitter, che, se non altro, consentono di dire un numero molto alto di cose insensate e poi di smentirle subito. Ma per che cosa, su che cosa, e mentre sta accadendo che cosa? Lo abbiamo già detto varie volte e siamo costretti a ripeterlo: in Italia non sta succedendo nulla. Si tratta di un singolare aspetto della crisi che tormenta il mondo, ma in nessun’altra democrazia hanno deciso di fermare tutto, in modo da impedire elezioni, opposizioni, e decisioni. E allora si animano le tre piste del circo che chiedono la nostra attenzione. Prima pista, il governo. C’è ancora qualcuno che si immagina che sia il luogo del potere. Non lo è. Avrete notato che non decide nulla, salvo togliere ogni volta qualcosa a qualcuno scegliendo accuratamente dalla classe media in giù, e facendo in modo che i poveri provvedano ai più poveri e i più poveri ai disperati, escludendo del tutto i disabili, che sono stati posti, da criteri mai discussi, alla fine di una curiosa scala di spinte in basso che garantisce l’impossibilità certa di qualunque ripresa. Il governo continua a sfilare con un suo orgoglio che però è incomunicabile. La separazione fra governo e Paese è perfetta. Sulla seconda pista la performance spetta ai partiti. Con una vecchia battuta si potrebbe dire dire che bisogna agitarli prima dell’uso. I berlusconiani hanno bisogno dei loro traditori, i “traditori” precisano che restano berlusconiani (benché nessuno li voglia) e frammenti vari (che sfilano anch’essi in testa o in coda, si dichiarano amici degli uni e degli altri e strappano il loro minuto di Tg. I

Partecipanti al Pd, non si sa mai per tempo se iscritti o non iscritti, hanno il loro momento spettacolare con le primarie del Segretario che forse è il candidato primo ministro e forse no. Dibattono intensamente insieme e appaiono molto civili. Ma sono anche coscienti che lo spettacolo in corso sulle altre due piste, governo ben visibile e immobile, e maggioranza che si esibisce come minoranza che fa valere le pretese di un’altra (eventuale) maggioranza, hanno un punto di raccordo quando, insieme (più o meno intonati) annunciano e anzi reclamano le riforme, “a cominciare dalla riforma elettorale” (questa è sempre la frase di apertura e chiusura dei finti dibattiti). Infatti, improvvisamente, il capo gruppo Pd alla Camera, Speranza (unica cosa incoraggiante il nome), si rende conto che si deve pur creare un raccordo fra governo e partito di larghe intese, minori intese e nessuna intesa. Prende tutti di sorpresa (ma non Violante che ci aveva pensato un minuto prima) invocando e anzi annunciando una bella riforma della giustizia che abbassi le arie ai giudici, dopo tutto il disordine che hanno creato con la loro mania di indagare. Prima di decidere se sia o no un grande spettacolo, occorre rendersi conto che non c’è pubblico. Niente di tutto quello che accade, e che abbiamo cercato di descrivere con ordine, ha a che fare con l’Italia, una Repubblica fondata sui senza lavoro.

il Fatto Quotidiano, 1 Dicembre 2013

 
 
 

STAINO

Post n°4828 pubblicato il 28 Novembre 2013 da ioxamicizia
 

 
 
 

Spending review: tagli alla scuola. E quando ricuciamo? su Il Fatto Quotidiano.it

Post n°4827 pubblicato il 23 Novembre 2013 da ioxamicizia
 
Tag: scuola

di Marina Boscaino 22 novembre 2013

Appena rientrata l’emergenza relativa al disegno di legge (definito qualche giorno fa “superato” da Carrozza), che – con un colpo di mano – avrebbe delegato il governo a intervenire su stato giuridico dei docenti, reclutamento, salari e orari di lavoro, democrazia scolastica e prerogative degli organi collegiali, ecco la nuova insidia dal vecchio nome tristemente conosciuto: spending review. Naturalmente la spesa da rivedere non può trascurare la scuola statale, rea di aver continuato a funzionare dignitosamente (e con sforzi privi di alcun tipo di riconoscimento) nonostante la “riforma” Gelmini e gli analoghi e conseguenti provvedimenti del governo Monti.

Una serie di interventi costati il taglio di circa 145mila posti di lavoro, aumento del numero di alunni per classe, la diminuzione del tempo scuola, accorpamento di istituti scolastici in plessi elefantiaci, diminuzione di tempo pieno e tempo prolungato e taglio indifferenziato, ma che ovviamente va a ricadere sui più deboli, di diritti. La scuola non è più uno strumento di tutela dell’interesse generale, semplicemente perché l’interesse generale non è più considerato un principio da tutelare. Di qui, il sostanzialmente invariato – nonostante crisi e “razionalizzazione” della scuola pubblica – foraggiamento alle scuole private.

Carlo Cottarelli, ex Fondo Monetario Internazionale, è il tecnico cui è stata commissionata la messa a punto dei nuovi interventi: in sostanza vogliono evidentemente comprendere fino a che punto estremo la scuola sia in grado di reggere e resistere. Naturalmente lo vuole l’Europa, che però proprio ieri ha richiamato l’Italia sull’infrazione rispetto al trattamento dei precari della scuola. Lì, però, continuiamo a fare orecchie da mercante e le ammonizioni non sembrano poi fomentare lo zelo a intervenire, viceversa dimostrato in altri campi: tagliare, appunto. Sui precari ci teniamo le bacchettate, abbassando le orecchie e cercando di far finta di niente. Cottarelli invece il suo dovere l’ha fatto, redigendo il Programma di lavoro del Commissario Straordinario per la revisione della Spesa pubblica. Per quanti consideravano impossibile un ulteriore sequestro di risorse ai danni della scuola un’amara delusione: ce n’è ancora, almeno nelle intenzioni.

Per realizzare gli oltre 23 miliardi di “razionalizzazione della spesa” proposti per il triennio 2015-2017, la scuola è stata chiamata in causa relativamente a 4 ambiti: dimensionamento scolastico (pare sia prevista la riduzione di ulteriori 800 istituzioni scolastiche), insegnanti di sostegno (come mai, visto che il decreto istruzione prevede un piano straordinario di assunzioni?) inidonei ed edilizia scolastica (ricordate? Una delle priorità assolute del Pd e del governo delle larghe intese). Ciò che sembrava impensabile, ci potrebbe essere imposto da un momento all’altro.

 
 
 

Pompei e prostitute, Italia all’ultima spiaggia

Post n°4826 pubblicato il 17 Novembre 2013 da ioxamicizia
 

di Bruno Tinti

Qualche giorno fa, Rai 3: Pompei, come’è, che si fa, che si dovrebbe fare. Il responsabile del sito, una signora, non ne ricordo il nome: abbiamo fatto tantissimo. Ma come, ci sono stati crolli, rovine. Sì, ma servono soldi e personale e non li abbiamo; però lavoriamo tantissimo e bene. Della serie: facciamo il possibile ma Pompei va in rovina lo stesso. Ovviamente così può dirsi per chissà quanti siti archeologici, opere d’arte, monumenti. Tutti i giorni: l’economia va male, malissimo, malino, ci sarà una ripresa dello zero virgola, la pressione fiscale insostenibile, la crescita, il lavoro, le imprese… servono tagli… Di cosa, di quanto, non si sa. Così da una vita. Nessuno lo ha mai negato per quanto riguarda il patrimonio artistico e archeologico; e, per quanto riguarda la bancarotta dello Stato, la si ammette da quando è stato possibile imputarla alla crisi dei subprime. Della serie: non è colpa nostra, è colpa della crisi. Come se un debito pubblico di 2. 300 miliardi di euro costruito negli ultimi 20 anni non derivasse dall’incapacità e dal malaffare della nostra classe dirigente. Adesso una timida proposta: vendiamo gli stabilimenti balneari e con quei soldi copriamo il mancato gettito dell’Imu. Coro di no. Il sacro suolo, l’ambiente, la speculazione. Tutta gente che non è mai stata ad Alassio (per dire, di posti così ce ne sono migliaia). Il mare segregato da una striscia continua di palizzate e cabine, non si riesce nemmeno a vederlo: sono gli stabilimenti. Ogni tanto (il rapporto sarà di 1 a 10) c’è una striscia larga 10 metri di sabbia sporca e puzzolente: la spiaggia libera. Questo sarebbe l’ambiente da tutelare.

Mettiamoci d’accordo subito. È vero, ci sono cose che non si fanno. In realtà, che non si dovrebbero fare. Per esempio, non è giusto mercificare il corpo degli esseri umani con la prostituzione e distruggere corpo e mente con droghe. E, naturalmente, non è giusto sottrarre arte e natura al godimento di tutti i cittadini. Quindi lo Stato deve adoperarsi perché tutto questo non accada. Che si adoperi, può darsi, che ci riesca è sicuro di no. Proprio come per Pompei: lavoriamo tanto ma… Allora la domanda è: se non si riesce a impedire prostituzione, droga, rovina del patrimonio archeologico e naturale; se, nel tentativo di farlo, si spendono – inutilmente – un sacco di soldi, ha senso continuare a far finta di fare quello che è giusto, dilapidare le poche risorse pubbliche disponibili e lasciare andare in rovina persone e ambiente? Ovviamente no. L’alternativa? Dove non si può reprimere si regolamenta; dove non si può eliminare il danno, lo si riduce. La presenza di decine di migliaia di prostitute lungo le strade d’Italia rende evidente che la repressione non serve a niente; che la salute pubblica è in pericolo; che le condizioni di vita di queste persone equivalgono alla schiavitù.

Ha senso continuare con leggi che impediscono la regolamentazione di un fenomeno che non si può reprimere? Non è meglio consentire la costruzione di siti in cui la prostituzione possa essere esercitata in sicurezza e salubrità? Non è meglio tassarla recuperando somme variabili tra i 5 e i 10 miliardi di euro all’anno? Nel 2010 la Commissione Globale sulle politiche delle droghe istituita dall’Onu ha pubblicato un rapporto drammatico: “La lotta alla droga è fallita. Dal 1998 al 2008, i consumatori di oppiacei sono aumentati del 34, 5 per cento, quelli di cocaina del 27 per cento, quelli di cannabis sono passati dai 147 a 160 milioni”. Quanto sia fondata questa analisi lo si può constatare quotidianamente: per procurarsi una dose di qualsiasi cosa basta una telefonata o una sosta in piazzetta. La repressione è inutile. Ha senso continuare a riempire le carceri di minispacciatori che sono scarcerati dopo una settimana per fare posto ad altri come loro? Serve a qualcosa spendere miliardi di euro per incidere dello zero virgola sul quantitativo di droga disponibile sul mercato? Non è meglio venderla in farmacia a pochi euro, con obbligo di identificazione per i minori, eliminando così mercato clandestino e criminalità indotta? E, quanto al patrimonio artistico e naturale. Non è meglio vendere le spiagge, con l’obbligo di rispettare progetti edilizi che valorizzino l’ambiente (ogni violazione deve essere causa di risoluzione del contratto senza diritto alla restituzione di quanto pagato), piuttosto che assistere inerti al sacco del litorale in cambio di quattro soldi per le concessioni?

Non è meglio vendere i siti archeologici, addossandone i costi della manutenzione agli acquirenti, invece che contemplare il loro degrado consolandosi con “abbiamo fatto quello che abbiamo potuto?” Anche qui, ovviamente, consentendone lo sfruttamento commerciale nel rispetto vincolante di progetti predisposti dallo Stato: alberghi, ristoranti, siti commerciali; tutta roba che c’è già, spesso abusiva, quasi sempre orribile. Certo che è meglio. Ma non si fa. Per ipocrisia: lo Stato ha il compito di reprimere prostituzione e traffico di droga, di tutelare il patrimonio artistico, culturale e naturale; lo sta facendo e lo farà sempre meglio. Per demagogia: il patrimonio artistico, archeologico e naturale è di tutti; mai ne consentiremo la privatizzazione per il godimento di pochi. Per ideologia: prostituzione e droga sono peccato; non se ne può diventare complici regolamentandoli. Fantastico. Visiteremo Pompei incespicando in pezzi di mura crollate, pungendoci con siringhe abbandonate e calpestando preservativi infetti.

Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2013

 
 
 

Lampedusa: ma chi se ne frega dei naufraghi?! Il Fatto Quotidiano > Blog di Jacopo Fo

Post n°4825 pubblicato il 26 Ottobre 2013 da ioxamicizia
 

Lampedusa: svelato il mistero del rifiuto di dare ai rifugiati tende per ripararsi. Con due articoli ho denunciato il fatto che a Lampedusa, stipati all’inverosimile nel “centro di accoglienza” (accoglienza!) i poveracci che sono sopravvissuti ai naufragi vengano tenuti come bestie. In gran parte dormono all’aperto riparandosi con cartoni, materassi marci e pezzi di plastica. Avevamo offerto un centinaio di tende ma abbiamo scoperto che il comune di Lampedusa ha le tende, e le ha messe a disposizione, ma sono state rifiutate. Anche il Papa ha offerto tende ma anche la sua offerta è stata rifiutata.

Una scelta incivile da parte dei poteri dello Stato che mi appariva un delirio burocratico senza motivo. Una cattiveria stupida. Ora, grazie a una dichiarazione confidenziale, rilasciata da un funzionario che desidera restare anonimo, sono riuscito a scoprire perché lo Stato sceglie di lasciare questi disperati in condizioni bestiali. Si tratta di una questione di ordine pubblico che discende da un ragionamento che ha dell’incredibile: siccome i rifugiati vivono in condizioni orribili si temono reazioni violente, e siccome le tende sono dotate di paletti tubolari di sostegno, si teme che gli extracomunitari organizzino un contingente di falange macedone grazie all’uso dei suddetti paletti come lance.

Ora soprassediamo sul fatto che le moderne tende non hanno più paletti di sostegno ma sottili asticciole flessibili, vorrei che si meditasse per un nano secondo sull’enormità dell’idiotismo contenuto in questo ragionamento. Sapendo che le condizioni di vita inumane possono scatenare violenze non mi preoccupo di rendere migliori le condizioni di vita dei migranti e scongiurare così il pericolo di reazioni violente (dando tende, quantomeno) ma mi preoccupo invece di diminuire la possibilità dei profughi di formare unità combattenti dotate di armi improprie medioevali…Come se nel centro non ci fossero comunque pietre, pali, gambe di tavoli e molto altro con cui volendo si potrebbe scatenare una battaglia tecnologicamente primitiva.

Detto questo vorrei osservare il fatto che i media sono veramente un’organizzazione per seppellire le notizie essenziali. Dopo le lacrime artificiali in occasione del massacro che si è consumato nel Mediterraneo, se ne sono fottuti di quel che è successo e sta succedendo agli scampati. Irrilevante è apparsa la follia di negare un’ospitalità decente, non interessante l’assurdo del rifiuto di accettare tende persino dal Papa…Dietro a questo comportamento non ci sono solo un cinismo e una mancanza di generosità vomitevoli. C’è anche la non comprensione del fatto che questa logica sado-burocratica è tra le prime ragioni della crisi economica italiana e è alla radice del potere della casta che possiede la bacchetta magica per salvare gli “amici” dalla piovra burocratica ed è il burosadismo l’elemento che più spaventa gli investitori stranieri, che ben sanno che la burocrazia rende la libertà di impresa nel nostro paese condizionata dalla corruzione.

Ma i media italiani sono in buona compagnia: nelle richieste dei sindacati la lotta alla burocrazia sta all’ultimo posto, così come nei programmi di Pd, Sel e M5 Stelle. Nell’incazzatura della gente invece la burocrazia sta ai primi posti. Ma poi nei cortei questa questione scivola in fondo alla hit parade. Comunque un segnale positivo c’è. Per due anni in cima alle rivendicazioni dei progressisti c’era la patrimoniale, mitico provvedimento capace di risolvere tutti i problemi. Obiettivo che condivido, che può rastrellare denaro per interventi urgenti, ma che non va a incidere sulla competitività italiana, gli investimenti stranieri e l’occupazione. Nelle ultime due settimane è esplosa la visibilità di un altro obiettivo: il taglio degli sprechi. E già è un passo avanti perché significa aver compreso che lo spreco e l’inefficienza sono intimamente legati alla corruzione. Una torta che vale 60 miliardi di euro all’anno. Cioè una quantità di denaro enormemente superiore da quella che si potrebbe ottenere con la più violenta delle patrimoniali e il doppio di quel che ci servirebbe per sanare i conti e dare ai disperati un salario d’emergenza.

Vedrete che prima o poi l’idea che la burocrazia sia una mostruosa tassa nascosta e che toglierla farebbe volare l’economia, si farà strada. Forse nel 2017. (In Francia e in Germania, e in molti altri paesi civili, i permessi di tutti i tipi, compresi quelli edilizi, vengono dati in 30 giorni. O ti dicono di sì o ti dicono di no…Poi se vai di un millimetro fuori da quel che hai diritto, ti spianano con la ruspa e ti mettono in galera! E non ci sono indulti, amnistie, cavilli, che tengano. Prova a immaginare una cosa così in Italia. Prova solo a immaginarla.)

Ps. Apprendo ora che un mio conoscente, che aveva costruito con dedizione un’azienda innovativa nel settore delle case ecologiche, è fallito miseramente nonostante l’alta qualità dei suoi manufatti, perché non gli sono stati pagati dallo Stato lavori per 3 milioni di euro realizzati a L’Aquila. Avrebbe potuto ottenere l’anticipo del credito dalle banche ma è caduto in un vortice di cavilli burocratici e controcavilli. Poi è stato investito da un cavallo burocratico che l’ha schiacciato definitivamente. Onore agli imprenditori caduti per mano della Mafia Burocratica.

E adesso una buona notizia. Aria nuova a Messina. Renato Accorinti, nuovo sindaco espresso dalla società civile, racconta in una conferenza stampa i primi 100 giorni della nuova amministrazione. Grandioso quel che dice e il suo spirito. Finalmente si vede che un’altra politica è possibile. La ripresa è un po’ carente ma quel che dice vale la pena. Una pillola di ottimismo. Ricordo che la vittoria elettorale di Messina nasce da un associazionismo anomalo per la sua concretezza. Nel 2007 a Messina capirono le possibilità offerte dal conto energia, organizzarono un consorzio di associazioni e cooperative sociali di Messina e di Reggio Calabria, si fecero affidare tetti pubblici e costruirono un grande impianto fotovoltaico diffuso che oggi dà mensilmente denaro per le attività solidali. Perché la gran parte delle associazioni e cooperative sociali che avrebbero potuto imitare la loro azione non lo hanno fatto? C’è uno scatto di mentalità tra questi compagni e la maggioranza del movimento progressista italiano, ancora fermo a forme di azione politica e sociale poco efficaci. 

 
 
 

Mauro Biani

Post n°4823 pubblicato il 29 Settembre 2013 da ioxamicizia
 

 
 
 

Mauro Biani

Post n°4822 pubblicato il 17 Settembre 2013 da ioxamicizia
 

 
 
 
 
 

Giornata di digiuno e preghiera per la pace proclamata da Bergoglio

Post n°4819 pubblicato il 07 Settembre 2013 da ioxamicizia
 

 
 
 

Ferrovie dello Stato, il governo vuole privatizzare. Ma lo fa nel modo sbagliato

Post n°4818 pubblicato il 30 Agosto 2013 da ioxamicizia
 
Tag: FS

Con l'urgenza di fare cassa prende quota l'ipotesi di vendere quote della società a investitori. Se ne è parlato anche all'ultimo meeting di Comunione e liberazione. Ma gli acquirenti pretenderebbe sussidi pubblici, monopolio e rendimento garantito. Che saremmo noi a pagare
<img width="630" height="200" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/07/trenitalia_nuova_interna.jpg?adf349" class="attachment-full wp-post-image" alt="Ferrovie dello Stato, il governo vuole privatizzare. Ma lo fa nel modo sbagliato" title="Ferrovie dello Stato, il governo vuole privatizzare. Ma lo fa nel modo sbagliato" />

Un’impresa monopolistica rende sempre di più di una in concorrenza e quindi vendendola senza liberalizzarla si ricavano sempre più soldi. A Rimini, sede del meeting di Comunione e liberazione e Compagnia delle Opere, si è parlato di privatizzazioni, anche delle Ferrovie dello Stato, in termini di vendita parziale di quote della Spa pubblica a privati. Ovviamente al fine di incassare soldi. Ipotesi orripilante, come cercheremo di argomentare. Ne verrebbe fuori una società mista, a maggioranza pubblica, poco liberalizzata e molto sussidiata. I privati comprerebbero quote ovviamente solo se gli venissero garantiti sia i sussidi attuali che il grado attuale di monopolio, oppure sarebbero suicidi. Per la “privatizzazione ” di Tirrenia (traghetti), è andata esattamente così.

Fs riceve dallo Stato e dalle Regioni, cioè da noi, circa 3 miliardi all’anno per far andare i treni, e poi una quota analoga, anche se variabile, per investimenti, dei quali non deve rendere conto a nessuno, e che non deve nemmeno ammortizzare. Poi incassa circa 3 miliardi dalle merci e dai viaggiatori. Occorre ricordare che Fs è divisa tra Rfi, cioè la rete ferroviaria, rotaie, stazioni e Trenitalia che fa andare i treni. La rete (Rfi) riceve un miliardo dallo Stato più gli investimenti, è un monopolio naturale, ha bisogno quindi di un regolatore indipendente, che finora è mancato. Speriamo nell’Autorità di recente costituzione.

Trenitalia, a sua volta, è divisa in varie parti: i servizi Alta velocità (Av), che fanno un sacco di profitti e hanno un po’ di concorrenza in Ntv di Montezemolo, che però non sembra essere minacciosa. I servizi Av non sono sussidiati (ci mancherebbe altro, basta il fatto che non pagano gli investimenti per la rete, ma solo i costi d’uso). Gli altri servizi passeggeri di lunga distanza non sono liberalizzati, e Trenitalia riceve mezzo miliardo all’anno di sussidi per garantire il servizio. E qui c’è un problema anche per l’Av: se fossero liberalizzati, ci sarebbero treni sulle vecchie linee parallele all’Av, un po’ più lenti ma certo molto meno cari, per persone con meno fretta e meno soldi in tasca. I profitti dell’Av certo ne soffrirebbero, e magari poi nascerebbe una compagnia ferroviaria low cost come nel settore aereo. Poi ci sono i servizi regionali, che ricevono 1,5 miliardi all’anno. Non si sa se fanno profitti o no, perché gare serie non sono mai state fatte. In Germania si son avute riduzioni di sussidi del 20 per cento, con le gare, a parità di servizi e di tariffe. Anche qui ci vuole un regolatore serio e indipendente che controlli le gare, e le faccia fare rapidamente. Infine c’è il servizio merci di Trenitalia (Cargo), che è già notevolmente liberalizzato, e non brilla né per prestazioni né per redditività.

Che fare allora di sensato in questo quadro? Certamente in questa fase non è pensabile di “vendere” la rete, occorre renderla più efficiente, e per questo si deve aspettare, sperando che l’Autorità funzioni bene (anche se i criteri di nomina sono stati quanto di meno trasparente si possa immaginare). Si può (e si dovrebbe!) vendere da subito Cargo, ma il fatto che questa esca da una qualche protezione implicita generata dall’appartenere allo Stato certamente non consentirà di attirare molti compratori, data anche la storica debolezza della domanda di trasporto merci per ferrovia (la Francia ha perso nel decennio il 40 per cento dei suoi traffici…).

Prima liberalizzare
Per l’Av e i servizi sussidiati di lunga distanza occorre prima liberalizzare molto più di quanto sia stato fatto finora (ancora occorre il ruolo dell’Autorità), e solo dopo eventualmente vendere. E qui lo Stato potrebbe “sfruttare” davvero i privati: se si presentasse uno o meglio più compratori che ritenessero, grazie alle loro capacità manageriali, di guadagnare di più di quello che potrebbe fare una gestione pubblica, questa “scommessa” si tradurrebbe in offerte d’acquisto a prezzi più elevati (e questo è vero per qualsiasi acquisto di una azienda sul mercato).

Come attirare i privati
Per quanto riguarda i servizi ferroviari regionali di Trenitalia, oggi nessun privato li comprerebbe, dato l’atteggiamento iper-protettivo delle gestioni pubbliche dei servizi espresso finora sia dallo Stato sia dalle regioni. Ma se gare serie dimostrassero che questo protezionismo è davvero venuto meno, il quadro potrebbe cambiare a beneficio di tutti. Certo l’unica cosa da non fare è congelare la situazione presente, costruendo un bella società mista, nella quale la prima preoccupazione della parte privata sarebbe quella di garantire sussidi pubblici e condizioni di monopolio (comportamento perfettamente razionale, magari aiutato da qualche “utilità” erogata alla parte pubblica). Purtroppo, come si può ben capire, queste soluzioni miste piacciono moltissimo anche ai nostri politici e amministratori.

Marco Ponti
professore di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano

Da Il Fatto Quotidiano del 28 agosto 2013

 
 
 

Makkox

Post n°4817 pubblicato il 30 Agosto 2013 da ioxamicizia
 

dal-nero

 
 
 

 

 

GENOVA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ULTIMI COMMENTI

ciao dolores.. ogni tanto ti rifai viva :)
Inviato da: ninograg1
il 03/06/2016 alle 22:56
 
Bentornata!
Inviato da: PROF.PIER
il 26/03/2015 alle 19:08
 
TANTI AUGURI PER UN BUON 2015!
Inviato da: PROF.PIER
il 31/12/2014 alle 09:46
 
come da programma: se hai soldi hai l'accesso a tutto,...
Inviato da: ninograg1
il 23/10/2014 alle 22:24
 
santo subito...
Inviato da: ninograg1
il 28/09/2014 alle 21:56
 
 

FACEBOOK

 
 

PERICLE

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce

i molti invece dei pochi: e per

questo viene chiamato

 democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una

giustizia eguale per tutti nelle

loro dispute private, ma noi

non ignoriamo mai i meriti

dell’eccellenza.

 

io sono BlogAttivo

 

SEMPLICEMENTE ACQUA

 

 

Stop the whales massacre!

 

 

 

 

 

Moni Ovadia

per la Libertà d'espressione

 

 

 

 

VIENI A BALLARE IN PUGLIA

        

storie

di scorie           

 

 

 

 

 

 

ULTIME VISITE AL BLOG

zoppeangelocredoinmestessamanfykkioxamicizialellademaiokongiuLalla3672gianniguidachiaradifrancesco90jean29adriana.r73gabeletiziacannibal1ilagmattera.girolamo
 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: ioxamicizia
Se copi, violi le regole della Community Sesso: F
Età: 65
Prov: LC
 

AREA PERSONALE

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 36
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

ONORIFICENZE

       

 

    

ricevuto da vitaxme per

 l'amicizia sincera che le dimostro,

grazie!

grazie al PROF.PIER! :-)

grazie a bruno14to 

 

Dolores Tenore
SU FACEBOOK

 
Tutte le immagini
contenute in questo blog
sono di proprietà dei rispettivi autori
e qui riprodotte
senza nessun secondo fine.