ARTé

SI MUORE (Melpomene, musa della Tragedia)


Si muore.Nei films, al cinema o in televisione.Si muore.Nelle commedie, in teatro o nelle piazze.Là non ci sono gli odori nauseabondi che sorella Morte porta con sé, c’è una sorta di pulizia, di candore, che riveste la scena. Si muore tre lenzuola candide, in stanze asettiche, persino il sangue che scorre e la melma delle guerre sembrano linde… si spreme qualche lacrima… compare qualche fiotto di sangue… qualche livido ben costruito… e si muore, magari dopo aver parlato ancora a lungo… e tutto sembra, quasi, poesia. Dov’è il fetore della Morte?Nella vita reale così non è.Nella vita reale si muore SEMPRE atrocemente. Si è quasi abbandonati a se stessi, nel compiere l’ultimo tragitto e così… si muore tra lenzuola sporche di escrementi e sangue, spesso intontiti dai farmaci o dallo stesso dolore che ti sta dilaniando da chissà quanto tempo; si muore cadendo nel fango delle battaglie e delle guerriglie che non hanno senso; si muore tra pareti che non conoscono il sole, si muore tra effluvi di vomiti e putridume, negli angoli bui delle strade o nella propria casa o negli ospedali… si muore nella penombra dei sensi… si muore tra urla e gemiti o mute grida sparate da occhi sbarrati, a volte socchiusi.Si muore sporchi e nudi.Si lascia il corpo informe, frastagliato da lame o aghi che hanno ricamato nella carne figure in croste e buchi selvaggi intagliando un prezioso e unico merletto sotto il lenzuolo della vergogna e si vola via verso un’altra vita. Eppure… ogni morte merita dignità… qualcuno lo sa?
 Mentre il peccato e gli insulti alla vita macinano le coscienze si odono, sempre di pari passo, corse inutili, prive di senso, passi solitari che strisciano l’asfalto o la terra brulla, strilli di bimbi che s’affacciano alla vita nella macchina trita-tutto di questo Mondo che, stanco e infinito, costantemente nella futilità e negli orrori si ripete.