parte 7In questi ultimi tempi si parla spesso dell’Ordine dei Templari. Continuamente
appaiono in libreria volumi sulla storia di questi monaci-guerrieri. Alcuni sono libri rigorosi della storia dell’Ordine, altri sono scritti solo per gratificare il desiderio di esoterismo dei lettori, inventandosi di sana pianta i fatti. Spesso anche la televisione ha trasmesso programmi che esaltano l’esoterismo dei Templari, senza chiedersi chi fossero veramente questi monaci, dimenticando volutamente la storia ed il periodo in cui crebbe tale Ordine. Esaminando i centocinquanta anni circa di tale Ordine, vediamo che i componenti erano costituiti per la quasi totalità dai figli cadetti di nobili provenienti soprattutto dalla Francia. Questi nobili, addestrati all’uso delle armi, non potevano aspirare alla successione dei feudi paterni in quanto era vigente in tutto l’occidente la legge salica che prevedeva la trasmissione del feudo solo ai primogeniti maschi, per cui, terminato il periodo dei Cavalieri Erranti in cerca di feudi retti da una erede femmina da sposare, i nobili cadetti entrarono nell’Ordine del Tempio di Gerusalemme quali difensori della Cristianità. La quasi totalità dei Templari era formata da ruvidi
guerrieri, bravissimi nel maneggiare le armi, ma, come era normale in quel periodo, analfabeti; la Regola dettata da San Benedetto veniva portata a conoscenza dei Novizi per via orale. Si presentarono nel 1119 al Re di Gerusalemme Baldovino II dichiarando di essere disposti a proteggere i pellegrini e a controllare le strade di Gerusalemme e ottennero come sede dapprima un'ala del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, posto accanto a quello che era stato il Tempio di Salomone, poi, con l’aumentare dei cavalieri, tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio, tra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa. Successivamente estesero la difesa dei fedeli verso i grandi percorsi di pellegrinaggio: Satiago di Compostela e Roma. Su questi percorsi sorsero le mansioni templari a distanze regolari. Nelle altre mansioni sparse nella Cristianità si provvedeva solo alla raccolta dei fondi da inviare in Terra Santa per garantire ai Monaci-soldati il necessario approvvigionamento di cavalli, armi, viveri. Ad ogni Cavaliere del Tempio era permesso di tenere un cavallo pesante da battaglia, uno leggero, muli e ronzini per il trasporto di merci e vettovaglie. Oltre ai cavalieri templari, nelle fortezze-convento vivevano i soldati che affiancavano i Templari (i cavalieri turcopoli provenienti dalla Siria), armieri, stallieri, maniscalchi, inservienti, medici, cuochi, servi, muratori e scalpellini per la costruzione delle fortezze e delle chiese. Tali lavoratori potevano essere anche di religione musulmana. L’accumulo, quindi, di ricchezze era giustificato da queste ingenti spese che dovevano sopportare in Terra Santa. Le fortezze in Terra Santa all’esterno sembravano castelli imprendibili, ma all’interno erano come monasteri. La vita dei Templari, quando non erano impegnati sul campo di battaglia, era scandita dalla Regola e seguivano lo stesso orario dei monaci Benedettini o Cistercensi. Si alzavano alle quattro per i mattutini, dopo di che andavano a prendersi cura dei cavalli prima di ritornare a letto. Gli altri uffici di Prima, Terza e Sesta precedevano la colazione che, come tutti gli altri pasti, era consumata in silenzio mentre si ascoltava le letture della Bibbia. Alle 2,30 del pomeriggio c’era la Nona e il pasto serale seguito dai Vespri delle 6,00. Andavano a dormire dopo la Compieta e rimanevano in silenzio fino al giorno successivo. Ai Cavalieri era vietata la proprietà. "Tutte le cose della casa sono comuni, e che si sappia che né il Maestro né nessun altro ha l’autorità di dare il permesso ad un fratello di possedere qualcosa….." Se alla morte di un confratello fosse stato trovato del denaro in suo possesso, non sarebbe stato sepolto in terra consacrata. Quando
cadde la fortezza di Acri, l’ultimo baluardo Templare in Palestina, i pochi monaci sopravvissuti si rifugiarono prima a Cipro e successivamente ritornarono in Francia portando con loro il tesoro del Tempio. Non uno tra le poche decine di cavalieri e sergenti templari che riuscirono ad imbarcarsi la notte del 18 maggio 1291 sulle navi che lasciavano Acri o che si asserragliarono nella torre del Tempio per tentare l'ultima difesa, non uno di essi, probabilmente immaginava che di lì a pochi anni, all’Ordine per il quale avevano combattuto sino all’estremo sacrificio, sarebbero state rivolte, tra le altre, anche le accuse di viltà di fronte al nemico e di collusione con gli arabi. Molte altre volte, nel corso della storia dell’Ordine del Tempio, si era cercato di screditare i cavalieri dal bianco mantello addossando loro le colpe dei fallimenti che le armi crociate riportavano in Terrasanta. Le infamie rivolte all’Ordine del Tempio da Filippo il Bello e Clemente V sono state, nel corso dei secoli seguiti al tragico rogo di Parigi, ampiamente dibattute ed in più di un autorevole scritto si sono dimostrate inequivocabilmente la falsità e l’infondatezza di ciò che fu imputato ai Templari, nel corso dell’impianto accusatorio, in materia religiosa, etica e morale Ciò che non è stato sufficientemente trattato in maniera organica, a nostro giudizio, riguarda l’aspetto più squisitamente militare della milizia templare Tratteremo di storie di soldati, quindi, descritti dal loro Padre Spirituale San Bernardo «trascurati nelle capigliature ed abbronzati dall’armatura e dal forte calore» Obiettivo che ci siamo prefissi con questo lavoro, è stato quello di analizzare gli eventi bellici ai quali i cavalieri templari parteciparono, le loro tecniche, le loro armi, i loro usi ed il loro impegno. Abbiamo inoltre cercato di "restaurare" tali episodi tentando di togliere da essi la patina del tempo, per riportarli alla loro cruda verginità storica, perché solo i fatti nella loro essenza, al di là dei giudizi che vengono su di loro espressi nel corso degli anni, rappresentano, per chi sa leggerli ed interpretarli, l’unica verità concreta... La spada, cinta al fianco quotidianamente, e la fede furono le vere, uniche e sicure amiche che il Templare ebbe nel corso della vita dei Regni Latini di Outremer.